Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Napoli, Italia. “Questa” Italia

Cronaca nera, Signore e Signori. Efferata, yes. Dozzinale, yes-yes. Del tutto momentanea, yes-yes-yes.

Significa che come al solito se ne parlerà intensamente per un paio di giorni, o giù di là, per poi voltare pagina e passare ad altro. Attenzione, prego: passare ad altro, non pensare ad altro. La differenza dovrebbe essere chiara, a meno che si sia già stati risucchiati, imbottigliati, catturati nei labirinti dell’idiozia collettiva. A meno che si “pensi”, appunto, che qualsiasi cosa ci si muova nella testa meriti di essere equiparata a un vero pensiero, con delle premesse e delle conclusioni. Delle conclusioni che non durino solo qualche momento, prima di farsi attrarre, e distrarre, dall’ennesimo episodio della fiction per eccellenza: l’Attualità.

L’episodio di oggi (oddio, di ieri: meglio sbrigarsi, prima di finire fuori tempo massimo) arriva da Napoli. Tre “ragazzi” di 24 anni che prendono di mira un adolescente obeso e che, tanto per “giocare” un po’, lo riducono in fin di vita. Sai com’è. Loro si trovano in un autolavaggio e non sanno che cazzo fare. Il ragazzino ciccione aspetta che gli puliscano il motorino e nell’attesa si sistema su un divanetto a sonnecchiare. Da qualche parte lì intorno, come in ogni stazione di servizio, c’è un compressore. Ideona, allora! Che ne dite, guagliò, gli facciamo uno scherzo, a ‘stu strunz?   

Glielo hanno fatto. Gli hanno piazzato il compressore dove è facile immaginare, anche senza una ricostruzione dettagliata in stile Porta a Porta o Quarto grado, e gli hanno dato una bella pompata. Col risultato di fargli a pezzi il colon, che infatti gli è stato poi asportato in ospedale, e di ridurlo in fin di vita.

Ma c’è quasi di peggio: dopo che la polizia è intervenuta, concentrandosi soprattutto su quello dei tre che pare essere stato l’esecutore materiale, i parenti di quest’ultimo sono insorti in sua difesa. Da un lato i genitori, dall’altro la suocera. Il succo, traducendo a fatica dal loro idioma, e dalla loro concitazione, è che il baldo congiunto avrà pure sbagliato, ma non è giusto accanirsi contro di lui. Primo, perché mica è stato solo lui. Secondo, perché è evidente che non si è reso conto delle possibili conseguenze.

La madre della vittima, naturalmente, la vede in maniera opposta. E forse esagerando un po’, ma la si può ben capire, si augura che i responsabili dell’aggressione finiscano «sulla sedia elettrica».

E noi? Noialtri che pensiamo, e che non siamo impazienti di passare oltre (anche se, certo, questa sera ci sarà il big match con la Russia ai Mondiali di pallavolo femminile, con diretta su Rai Sport 2 e forse anche, come da richiesta di Fiorello, su Rai Uno…) che cosa pensiamo?

Pensiamo che come sempre si raccoglie quello che si semina. E che il degrado di Napoli, o del suo hinterland, non abbia nulla di casuale. Nulla di deviante. Ciò che accade laggiù – e nei tanti altri luoghi dove dilagano il degrado e l’infezione, in questa immensa discarica collettiva in cui ci fanno vivere – è l’esito di un abbattimento sistematico dell’idea stessa di etica. E di gerarchia. E di valore.

L’immondizia mediatica, che esibisce continuamente il peggio ed esibendolo lo legittima, ha prodotto una contaminazione collettiva che è tendenzialmente irreversibile, in quanto è funzionale a quell’ottusità diffusa di cui ha bisogno chi detiene il potere.

Il mainstream spiana tutto e sparge il concime. I commenti accorati dei professionisti sono solo una spruzzata di pesticidi, o presunti tali. Le lacrimucce di giornata sono rugiada, per queste colture avvelenate.

I frutti, come vediamo, arrivano copiosi.

Federico Zamboni  

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