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Internet, la "legge bavaglio" non ha il bavaglio

Al solito si grida allo scandalo, senza aver compreso il tema né averci ragionato più di due minuti. E i titoli dei giornali concorrono ad alzare la palla per chi ha il tiro sempre pronto. Questa volta il tema è quello delle maxi multe per le testate on-line. E si grida al “bavaglio”.

All’interno della riforma relativa all’ambito delle diffamazioni su internet attualmente allo studio, tra i tanti è stato pubblicato un articolo allarmato su Repubblica (qui).

I punti più incriminanti sono i seguenti:

Il carcere non c’è più. E sia. Ma ci sono le multe. Normalmente fino a 10mila euro. Ma fino a 50mila “se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto falso, la cui diffusione sia avvenuta con la consapevolezza della sua falsità”.

Come dire: se si scrive una cosa falsa scatta la sanzione. 

E poi: 

Rispondono anche, “a titolo di colpa”, il direttore o il vice direttore responsabile. “La pena è in ogni caso ridotta di un terzo”. Ma i due rispondono pure “nei casi di scritti o di diffusioni non firmati”.

Come dire: il direttore responsabile della testata è sul serio responsabile di ciò che ci viene scritto sopra.

E ancora:

E veniamo alle rettifiche, il comma dolente. È scritto che “il direttore è tenuto a pubblicare gratuitamente e senza commento, senza risposta e senza titolo, con la seguente indicazione “rettifica dell’articolo (titolo) del (data) a firma (l’autore)” nel quotidiano o nel periodico o nell’agenzia di stampa, o nella testata giornalistica online (solo registrate, quindi niente blog, ndr.) le dichiarazioni o le rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini o ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro dignità o contrari a verità”. Salvo che queste rettifiche non abbiano un risvolto penale, vanno pubblicate.

Come dire: se una rettifica è sacrosanta, proprio per la correttezza della testata stessa, allora il direttore deve pubblicarla.

E infine, con toni più allarmati:

Ma non è finita qui. Siamo alla distruzione definitiva. Oltre alla rettifica e alla richiesta di aggiornare le informazioni, l’interessato “può chiedere l’eliminazione, dai siti internet e dai motori di ricerca, dei contenuti diffamatori o dei dati personali”. Non basta nemmeno. “L’interessato può chiedere al giudice di ordinare la rimozione delle immagini e dei dati ovvero di inibirne l’ulteriore diffusione”.

Come dire: se un giornale pubblica una cosa falsa, la deve rimuovere.

Un disastro insomma? Un bavaglio? Niente affatto: semplicemente buon senso, logica e correttezza applicata via regolamentazione. Se ne facciano una ragione tutti quelli che pensano che il web sia una zona franca dove la facilità e la libertà di pubblicazione possono essere scambiate per il permesso di pubblicare qualsiasi cosa. Anche il falso.

E visto che di “falso” (e di diffamatorio) su internet ce ne è parecchio, e visto che di auto-regolamentazione non se ne parla perché evidentemente è una richiesta troppo alta da aspettarsi da ogni singola persona che pubblica su internet, è il caso di regolamentare il tutto. Evidentemente.

Beninteso, la legge potrà contenere diverse cose del tutto fuori luogo e potrà essere applicata al peggio, e si può tentare di migliorarla ancora, ma parliamoci chiaro, il “bavaglio”, per cortesia me lo si spieghi, dove è?

(vlm)

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