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La Fed (ri)cambia strategia. Gli Usa non sono in ripresa

Negli Stati Uniti come in Europa la parola d'ordine delle Banche Centrali è quella di aiutare le Banche. La visione comune è infatti quella della centralità della Finanza (Alta o bassa che sia) e della conseguente marginalità dell'economia reale. Imprese e famiglie non sono più viste come la colonna portante dell'economia ma esistono soltanto come fruitrici dei prestiti che le banche gentilmente gli possono concedere. 

È quasi inutile ricordare come si sia arrivati a questo punto. Oggi è un dato di fatto con il quale si devono fare i conti. È semmai inquietante che i governi, quello italiano in testa, non se ne siano accorti e continuino a ritenerlo un fatto quasi normale. La politica del denaro a bassi tassi di interesse che dovrebbe essere girato a tassi poco più alti alle imprese e alle famiglie sta mostrando tutti i suoi limiti. 

Le Banche preferiscono utilizzare i soldi ricevuti per ricostruire il proprio patrimonio intaccato da speculazioni andate a male piuttosto che prestarlo a chi dovrebbero prestarlo, non sapendo se esso tornerà indietro. Con la crisi, anzi con la recessione, è in atto un processo domino che vede il generale impoverimento dei cittadini e la chiusura di centinaia di imprese incapaci di affrontare una concorrenza basata sui prezzi bassi  Un segnale doppiamente inquietante perché testimonia del fatto che le Banche avvertono che una crisi devastante è in arrivo e che essa lascerà dietro di sé soltanto macerie. L'economia reale in Europa è ferma. Pure la Germania, ex locomotiva d'Europa, nonostante tutte le riforme “strutturali” realizzate, segna il passo e la sua crescita annua è attorno all'1%. Troppo poco per sé e per trainare gli altri. 

Oltre Atlantico va un po' meglio ma le basi da cui la crescita Usa nasce sono più deboli di quelle europee. E in particolare di quelle italiane. È inutile nasconderselo. L'economia americana, più che nel 1929, è basata sul debito. Tutti si indebitano. Le famiglie e le imprese con le Banche. Si fanno debiti per pagare il mutuo di una casa in legno (nelle quali un europeo non abiterebbe mai) o per i semplici consumi. È o non è il Paese delle carte di credito? Si indebitano gli Usa nel loro complesso perché il debito commerciale è da decenni in profondo rosso. Soprattutto è indebitato lo Stato Federale (per non parlare delle amministrazioni locali)  il cui debito è ben sopra il 105% del Prodotto interno lordo mentre democratici e repubblicani si trovano obbligati a trovare ogni anno un accordo al Congresso per alzarne il tetto legale. 

Tutto questo testimonia del fatto che gli Usa vivono ben al di sopra delle proprie possibilità e riescono a mantenere il proprio predominio, e soprattutto a conservare il dollaro come moneta preferenziale di riferimento nelle transazioni (in particolare per le materie prime) sui mercati internazionali in virtù della propria schiacciante forza militare. Se il dollaro non fosse una moneta di occupazione, il suo valore dovrebbe risentire dei cosiddetti “fondamentali” dell'economia Usa che saranno pure di enorme dimensione ma che sicuramente non sono “sani”. Una realtà che non preoccupa minimamente l'amministrazione Obama (come non preoccupava nemmeno Bush e i suoi accoliti) e che vede Janet Yellen, presidente della Federal Reserve, trovare delle corrispondenze di amorosi sensi con Mario Draghi, grande (si fa per dire) capo della Bce. 

Così, rendendosi conto che la crisi è molto peggiore di quello che sembra, i banchieri dispongono di antenne sconosciute a noi umani, la Yellen che già aveva avviato (in sintonia con il suo predecessore Bernanke) la riduzione degli acquisti di titoli (finalizzati ad immettere più liquidità nel sistema) ha fatto sapere di voler cambiare marcia. L'economia non va così bene come si sperava e come si pensava, quindi si interverrà su una riduzione dei tassi di interesse. Se non è zuppa, è pan bagnato. Quindi altri soldi alle Banche e avanti con il solito copione. Fino a quando l'economia reale del mondo imploderà su se stessa e presenterà il conto che sarà salatissimo per tutti noi, mettendo sulle strade decine di milioni di disoccupati che, sperabilmente, sapranno identificare finalmente, come in Grecia, i loro veri nemici. Quindi, i banchieri, centrali e no, e tutti quei politici che gli hanno concesso tutto l'esorbitante potere del quale dispongono.

Irene Sabeni

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