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M5S: ma basta, con le «scimmie dal culo pelato»

Stile Madonna, si potrebbe dire. Nel senso della showgirl americana, naturalmente. E, più in particolare, del “mitico” saluto che rivolse al pubblico italiano in apertura dello show del 1987 a Torino, quando esordì con la doppia domanda «Siete pronti? Siete caldi?» per poi prendere atto dell’entusiastico «Sììììììì» dei fan e aggiungere, bontà sua, un trionfale (ma mal accentato) «Ànch’io!».

Grillo l’ha affrontato così, il suo ruolo di Lider Maximo in occasione della Festa del MoVimento 5 Stelle che si è svolta nello scorso fine settimana al Circo Massimo. Ancora una volta, ha puntato quasi tutto sull’emotività e poco o nulla sull’approfondimento. E benché sia ovvio che comizi e affini non costituiscano lo spazio adatto a esporre tesi complesse, questa elementare verità non può diventare un alibi indiscriminato per, come si dice a Roma, “buttarla in caciara”. A maggior ragione, poi, se lo squilibrio tra forma e sostanza non è affatto l’eccezione ma la regola.

La forma è trascinante e corre su direttrici chiarissime, che continuano a essere quelle del Vaffa-Day del 2005 e si imperniano, quindi, su una contrapposizione assoluta ai partiti e agli altri poteri che hanno dominato a proprio vantaggio la società italiana; la sostanza arranca e si disperde su traiettorie che sono confuse e spezzate, come d’altronde è inevitabile quando non si faccia riferimento a un progetto economico, e macroeconomico, coerente e compiuto. Stando così le cose, le parole d’ordine abbondano ma le chiavi di lettura scarseggiano. L’entusiasmo si alimenta di sé stesso ma diventa bulimico: più che nutrirsi si ingozza. E rischia continuamente l’indigestione, o l’ubriachezza.

Grillo, sia per non perdere terreno ai fini elettorali, sia a causa delle ricorrenti turbolenze che attraversano il MoVimento, ha come priorità il rinsaldamento della compattezza interna e cerca di ottenerla galvanizzando gli aderenti e i simpatizzanti, nella speranza che l’effetto duri il più a lungo possibile e si perpetui anche dopo che il suo ultimo comizio-show si è concluso. L’obiettivo non è sbagliato in sé stesso, visto che assai di frequente, e purtroppo, i seguaci sono appunto delle persone che seguono il capo, purché lo vedano stagliarsi, congruamente ingigantito dalla suggestione collettiva, al di sopra di chiunque altro. Ciò che non quadra, e che solleva, o conferma, i peggiori dubbi sulle vere intenzioni di Grillo & Casaleggio, è il fatto che il coinvolgimento emotivo venga inseguito in maniera così rozza, esponendosi ottusamente alle requisitorie sprezzanti di chi, per convenienza o per omologazione, si ostina ad appoggiare l’establishment. Vedi, per citare solo un caso, la ricognizione che ha fatto l’Espresso all’indomani della chiusura della kermesse romana, sotto un titolo che si commenta da sé: «#Italia5Stelle: il peggio del Circo Massimo. Dal tartufo di Grillo alla biga di Casaleggio».

La domanda da porsi è inequivocabile: credono davvero, i vertici e i sostenitori del M5S, che l’aggressività sia incompatibile con delle analisi degne di tal nome, ed esposte con un frasario, e un immaginario, meno triviali? Credono davvero che perderebbero la loro immagine di nemici irriducibili del “sistema” se la smettessero di usare metafore dozzinali come quella delle «scimmie dal culo pelato»?

Al Circo Massimo ci si è richiamati, come valori politici fondanti, all’onestà e alla comunità. Benissimo. Peccato, però, che queste siano soltanto delle precondizioni. E peccato che, nel lanciare iniziative come il referendum sull’Euro, non ci si prenda mai la briga di affiancare al proclama di turno degli studi dettagliati sulle conseguenze che ne deriverebbero.

Qualche “fuck” in meno, e molte “faq” in più, e la credibilità del MoVimento avrebbe tutto da guadagnarci.

Federico Zamboni

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