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Più cautela, banchieri. Ve lo chiede l’FMI…

Fervorino del Fondo monetario internazionale alle banche. O meglio: ai supermanager che le dirigono e che, spesso e volentieri, si preoccupano esclusivamente dei vantaggi a breve o a brevissimo termine. Più cresce il lucro degli istituti per cui lavorano, più si gonfiano i loro bonus personali. E chissenefrega se poi, in seguito, si scopre che quelle operazioni così brillanti e remunerative erano talmente azzardate, e truffaldine, da generare danni a catena. Gli investitori creduloni che ci rimettono, le stesse banche che vengono chiamate a risponderne in giudizio e che devono pagare somme cospicue tra risarcimenti e sanzioni, o addirittura i contraccolpi negativi sull’intero sistema finanziario, che al pari dei tossicodipendenti ha un bisogno irrefrenabile di drogarsi continuamente a colpi di speculazioni e però, a forza di insistere, va dritto dritto incontro al rischio di overdose.

Di fronte a tutto questo, l’FMI non ha né la possibilità né l’intenzione di intervenire sulle cause profonde, anzi costitutive, e si limita perciò a sollecitare dei palliativi sul piano della gestione. E soprattutto dell’immagine. L’obiettivo è un recupero di credibilità apparente, più che di correttezza sostanziale. Ed ecco perciò questo mazzetto di “raccomandazioni”, ossia non già di vincoli inderogabili ma di semplici inviti a operare in modo un tantino diverso.

La sintesi, stando a quanto riporta il sito di Repubblica, è che i cinque suggerimenti sono contenuti nel  «capitolo 3 del Global financial stability report, che sarà discusso settimana prossima nella riunione annuale del Fondo a Washington» e auspicano le seguenti misure:

1)   la restituzione di bonus ricevuti in passato da dirigenti le cui decisioni hanno causato, ad esempio, perdite nel lungo termine all'istituto in questione; 

2)   un migliore "allineamento dei compensi con i rischi";

3)   una "coerenza" tra la cultura del rischio e la stabilità finanziaria;

4)   una composizione dei cda tale da renderli "indipendenti dal management della banca", e che contempli oltre agli interessi degli azionisti anche quelli dei detentori di bond;

5)   una maggiore "trasparenza per promuovere l'accountability (la responsabilità effettiva di chi decide – Ndr) e rafforzare la disciplina di mercato".

Un fervorino, appunto. Un richiamo occasionale, e così retorico da diventare astratto, che farebbe sorridere di scherno, se non fosse che gli “scolaretti” indisciplinati sono in realtà le bande che hanno preso il controllo della “scuola”.  

(fz)

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