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TTIP: il super Trattato super dannoso

TTIP: Transatlantic Trade and Investment Partneriship. Fino a qualche giorno fa, con la scusa implicita che se ne stanno ancora definendo i termini esatti, se ne è parlato troppo poco, in modo che la stragrande maggioranza dei cittadini ne restasse all’oscuro. E solo ultimamente, a causa dell’esigenza di accelerare i tempi e giungere all’accordo definitivo tra USA e UE, la questione è parzialmente uscita dall’ombra ricevendo un po’ di attenzione mediatica in più.

Anche se poi, come al solito, la qualità di questa attenzione lascia spesso a desiderare, privilegiando le dichiarazioni entusiastiche di Renzi, che si è proclamato «un convinto sostenitore» del Trattato, rispetto alle enormi insidie che vi sono contenute. Ancora più che in altre occasioni, infatti, il TTIP costituisce un attacco brutale e strategico alla sovranità nazionale e al concetto stesso di democrazia come difesa degli interessi generali del popolo contro gli abusi di qualsivoglia oligarchia, subordinando ogni futura decisione da parte dei governi agli interessi degli investitori. In pratica, ma anche sul piano giuridico, l’annichilimento della politica a tutto vantaggio dell’economia. Anzi del liberismo. Anzi dell’iper liberismo modellato sulle convenienze delle multinazionali che mirano solo al massimo profitto e che, perciò, pretendono di godere di una libertà d’azione tendenzialmente illimitata.

La norma-capestro è la seguente, e tanto per sgombrare il campo da qualsiasi eventuale sospetto di riportarla in maniera poco obiettiva ne citiamo la sintesi formulata nel marzo scorso da Aspenia on line, ossia dalla versione web della rivista edita dall’Aspen Institute: «La clausola di protezione degli investimenti (investor-state dispute settlement, ISDS), permetterà agli investitori privati di citare in giudizio i governi nazionali presso una corte d’arbitrato, nel caso in cui gli investitori ritengano che nuove leggi locali minaccino i loro investimenti».

L’idea è già assurda di per sé, visto che si basa sul presupposto che le normative non debbano mai contrastare gli interessi delle imprese (quando invece è sacrosanto l’esatto contrario: gli interessi delle imprese, e a maggior ragione delle multinazionali, non devono mai ostacolare la tutela legislativa del bene comune), ma ad accrescerne la pericolosità c’è la natura delle “corti d’arbitrato” che dovrebbero pronunciarsi sulle controversie. Come ha ben spiegato Report nell’ultima puntata, incentrata appunto sul TTIP e intitolata Il segreto sul piatto, tali organismi sono di carattere privato e non prevedono come motivo di incompatibilità dei “giudici” il fatto che essi abbiano lavorato alle dipendenze delle stesse aziende, o di altre appartenenti al medesimo fronte del turbo capitalismo, che intentano causa agli Stati. Tuttavia, la Commissione UE minimizza e sostiene che «l’esistenza di una tutela degli investimenti e di disposizioni ISDS non impedisce in sé che i governi adottino leggi particolari né impongono l’abrogazione di determinate leggi. Al massimo, può portare al pagamento di un risarcimento».

Ma il punto è l’entità di questo risarcimento. Laddove il suo ammontare fosse particolarmente cospicuo – e l’ipotesi è tutt’altro che peregrina, basti pensare soltanto agli immani fatturati di un settore come l’alimentare, in cui l’approccio europeo è di gran lunga più restrittivo rispetto a quello che domina negli USA – esso diventerebbe un autentico spauracchio, specialmente in presenza di conti pubblici già gravati da debiti immensi e di economie in stagnazione, o peggio. Del resto, proprio la crisi in corso, che essendo strutturale sta cambiando in via definitiva le società occidentali, viene strumentalizzata per accreditare il TTIP come una potentissima occasione di rilancio della produzione e delle esportazioni.

Renzi dixit: «La globalizzazione non è un male per l'Italia, ma è una straordinaria opportunità».

Bisognerebbe rispondergli con una sollevazione popolare. E la lotta contro questa spaventosa “partnership” di matrice statunitense, che per ora è osteggiata principalmente dall’iniziativa Stop TTIP Italia, dovrebbe diventarne un cardine.

Federico Zamboni

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