Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Bruxelles: i compiti dello scolaro

La maestra tedesca ha ripreso lo scolaretto discolo italiano che non fa bene i compiti a casa. E pure quello francese. Oltre a quello austriaco, sloveno e maltese. 

La Commissione Europea, per conto della Germania di Angela Merkel, ha inviato una lettera a Matteo Renzi per fargli sapere che l'ultima manovra economica messa in cantiere dal governo è insufficiente per raggiungere gli obiettivi di stabilità finanziaria sui conti pubblici, dai quali si è deviato in maniera “significativa”. Quindi, altro che rispetto del tetto del disavanzo (sotto il canonico 3%) come previsto dal Patto europeo di Stabilità. E come sostenuto dallo stesso Renzi e da Padoan. 

La lettera del presidente uscente della Commissione, Josè Barroso, sarebbe dovuta restare riservata ma il governo ha scelto di renderla pubblica, un fatto che non è stato molto apprezzato dall'ex premier portoghese. Renzi ha difeso la sua scelta parlando di “trasparenza”, e di “chiarezza”. Tutto deve essere reso pubblico, ha spiegato l'ex sindaco, aggiungendo che verranno pubblicati anche tutti i dati economici di quanto si spende nei palazzi europei e che sarà una cosa “molto divertente”.  Insomma, se l'Italia gioca, come a scuola, con i soldi in cassa, e con quelli che non ci sono, anche la burocrazia europea che dà lezioni a tutti non è che poi scherza. Siamo sempre ad Atene piange e a Sparta che non ride

Bruxelles ha parlato di “significativa deviazione dagli obiettivi". Una frase che comporta uno scostamento di parecchi miliardi di euro. Renzi ha definito invece come “politica” tutta la questione. Affermazione che significa che Bruxelles e Berlino stanno facendo pressioni su Roma per mettere l'Italia con le spalle al muro ed obbligarla ad attaccarsi ulteriormente alla locomotiva tedesca. 

L'irritazione della Commissione non ha impedito a Napolitano di firmare la legge. In realtà Bruxelles ha scelto il basso profilo attribuendo alla lettera la forma di “richiesta di chiarimenti” ma a nessuno degli osservatori è sfuggito l'aspetto della tempestività con cui ci si è mossi e il fatto che una lettera del genere è di fatto una premessa di una bocciatura senza se e senza ma. 

L'apertura di una procedura di infrazione potrebbe essere imminente. Un portavoce di Bruxelles si è affrettato a precisare che la richiesta di chiarimenti “non pregiudica” i risultati finali che si dovrebbero avere dall'applicazione delle misure italiane. Resta il fatto che da più parti, in primis Forza Italia che sostiene Renzi sulle riforme istituzionali, si parla della necessità di rivedere la sostanza della manovra. 

In ogni caso, ricevuti i chiarimenti richiesti, la Commissione emetterà la sua sentenza definitiva alla fine della prossima settimana. Renzi ha tenuto a chiarire che i soldi ci sono e che in discussione ci sono soltanto uno o due miliardi di euro. Inezie e quisquilie, a quanto pare. A suo avviso, gli obiettivi di bilancio per il 2015 sono tranquillamente raggiungibili. 

Il punto resta quello sottolineato dalla lettera nella quale si spiega che a differenza del provvedimento dell'anno scorso (quando c'era Letta) si rinvia al 2017 il raggiungimento degli obiettivi di medio termine (il disavanzo) mentre la riduzione del rapporto tra debito pubblico e Pil (attualmente al 135%, il dato più negativo in Europa dopo quello greco) viene rinviata ai prossimi anni. Bruxelles insomma mette il dito sulla piaga della debolezza di un governo che non riesce a tagliare il debito per le feroci resistenze di tutti i centri di spesa centrali e locali e dei parlamentari che temono di vedere indebolite le clientele che li sostengono. È lì il vero problema dell'Italia. Nel momento in cui è stato scelto di restare nell'euro e nel sistema europeo, non ci si deve stupire che il maestro bacchetti sulle mani gli scolari indisciplinati, Italia in testa. Oltretutto, la precisazione sul debito serve alla Commissione per ricordare che se il Patto di Stabilità prescrive l'azzeramento del disavanzo, esso soprattutto comporta la riduzione progressiva del debito pubblico al 60%. Una riduzione che per l'Italia è una autentica chimera perché da un lato comporterebbe lo smantellamento dell'apparato pubblico italiano e che dall'altro potrebbe essere avviato, ma non raggiunto, soltanto attraverso una tassa patrimoniale straordinaria, alla quale, almeno quando era all'Ocse, Padoan si era più volte detto favorevole. E questo al di là degli effetti catastrofici che si avrebbero sul tessuto economico e sociale del nostro Paese dove la recessione in corso ha portato alla chiusura di migliaia di imprese e alla diffusione di una povertà di massa.

Irene Sabeni

I nostri Editori

Magic Matthew, il furbetto della Leopolda

Questo Bel Paese alluvionato dai soliti ignoti: noi