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Per Putin (ma non perché sia "buono")

Gli USA hanno conquistato il mondo anche grazie alla propaganda abilissima, nella quale è maestra Hollywood. Lo schema della propaganda hollywoodiana è quello dello scontro finale fra il Buono e il Cattivo. Non è scontato che sia così in tutte le culture. Il duello finale dell’ Iliade, quello fra Ettore e Achille, tutto è tranne che lo scontro fra il Buono e il Cattivo, fra il Bene e il Male.

Nell’uso politico che si fa dello schema Buono-Cattivo, oggi il Cattivo è, per tutto il pensiero unico liberal-social-demo-progressista, Putin. I pochi che riescono a sottrarsi alla macchina propagandistica, per reazione tendono a santificare il capo della Russia. Lo esaltano settori della destra europea e ora anche Salvini.

Non è il caso di farlo, se vogliamo restare raziocinanti.

Putin era un giovane e brillante agente del KGB sovietico. Gli agenti del KGB non erano cavalieri senza macchia. Come leader politico, Putin ha assunto il ruolo del restauratore della potenza russa strumentalizzando cinicamente la questione cecena. Dopo una serie di attentati che colpirono la stessa Mosca, attentati di oscura matrice almeno quanto alcuni che hanno suscitato fondati interrogativi in Occidente, in cui forse manine e manone dei servizi segreti hanno avuto un ruolo, Putin proclamò davanti alle telecamere che avrebbe «scovato i terroristi perfino nel cesso». Assurse alla statura di grande capo con queste parole e queste abili pratiche propagandistiche.

Sulla scomparsa di alcuni giornalisti critici verso il suo potere, si addensano sospetti mai del tutto fugati.

Ha liquidato con maniere spicce alcuni oligarchi che gli facevano ombra, mentre ne ha innalzato altri che gli facevano comodo. Anche nella gestione della vicenda ucraina ha mostrato spregiudicatezza e cinismo. La popolazione russofona delle regioni orientali sarebbe stata piegata in pochi giorni dal pur scalcagnato esercito di Kiev se non ci fosse stata l’intromissione di soldati russi senza divisa e di armi russe. In omaggio al nobile principio dell’ “autodeterminazione dei popoli”, spesso proclamato ma raramente osservato, sarebbe giustificabile il distacco della minoranza russofona da Kiev, ma l’osservanza rigorosa di quel principio ovunque, sconvolgerebbe il quadro politico. Per esempio in Bulgaria c’è un’importante minoranza turca. Ne facciamo un altro staterello indipendente? Uniamo quelle popolazioni alla Turchia, creando un altro focolaio di guerra in Europa? In Romania e Serbia vivono minoranze ungheresi. Facciamo un altro stato indipendente, con tutte le conseguenze che ne deriverebbero? Si potrebbe continuare a enumerare casi di questo tipo.

Dunque, Putin si è mosso in modo spregiudicato anche in Ucraina. Non è il Buono di uno schema che voglia opporsi a Hollywood assumendone la logica.

D’altra parte, se c’è qualcuno che non avrebbe il diritto di protestare, costoro sono i responsabili delle nazioni di Occidente e della NATO. Autoproclamandosi “la comunità internazionale”, bombardarono Belgrado per costringere la Serbia a rinunciare a una sua provincia, il Kosovo. Precedente gravissimo, avvertito subito come tale dai pochi che non hanno portato il cervello all’ammasso. Si faceva strame di ogni traccia di diritto internazionale, in particolare quella “non ingerenza negli affari interni degli altri Paesi” che sarebbe l’unica via per prevenire le guerre. Bisogna usare i verbi al condizionale perché anche quel principio è solo una bella frase, che raramente nella storia ha trovato riscontro nei fatti.

La realtà vera è che in politica, e in particolare nella relazione fra Stati, vige l’unica regola della legge del più forte.

L’Occidente non ha alcun diritto di indignarsi per i comportamenti di Putin, non solo per il precedente del Kosovo e per una serie di aggressioni sulla base di pretesti menzogneri. Non può farlo anche perché ha cavalcato e provocato i disordini in Ucraina per escludere la Russia dalla Crimea, quindi dal Mar Nero e in ultima analisi dal Mediterraneo, come ritorsione allo smacco subìto per opera di Putin in Siria. A gioco sporco si risponde con gioco sporco, quando i rapporti di forza, l’unica cosa che conta al di là dei bei princìpi mai osservati, sono cambiati.

La demonizzazione di Putin era iniziata prima che esplodesse la questione ucraina. I capi dell’Occidente, escluso Letta che forse per questo ha pagato un prezzo, non andarono a Soci in occasione delle Olimpiadi invernali proprio in segno di protesta, accampando motivi del tutto pretestuosi, come una legge che si limitava a proibire la propaganda in favore dei gay in presenza di minori. L’evidenza è che Putin disturba solo perché vuole sottrarre il suo Paese al dominio imperiale.

Del resto, volendo tornare a qualche pallida giustificazione di diritto, hanno più ragioni storiche le pretese russe sull’Ucraina (fra l’altro la prima capitale della Russia fu proprio Kiev) che quelle albanesi sul Kosovo, in cui solo di recente si era andata costituendo una maggioranza di lingua albanese. E la resistenza russa a una pretesa di dominio mondiale da parte dell’imperialismo anglo-americano è una causa che merita considerazione e sostegno.

Concludendo, siamo con Putin non perché sia il Buono, ma per considerazioni di natura storica e di contingenza politica. Tutto qui. Non è la Sfida all’O.K. Corral, non è il pistolero buono che elimina il malvagio. Lasciamo questa rozzezza alla robaccia che ci viene da oltre Oceano, alluvione di spazzatura.

Luciano Fuschini

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Rassegna stampa di ieri (22/10/2014)