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«Senza né follia né serietà»

Quello più schifoso riguarda il caso della bimba “precipitata” dal balcone a Caivano, in provincia di Napoli, lo scorso giugno. Ultimamente è stato pubblicato il responso dell’autopsia: la piccola, prima di morire, aveva più volte subito degli abusi sessuali. Aveva solo sei anni, lei.

Durante questo lungo, lunghissimo periodo è successo praticamente di tutto: ancora a Napoli, un quattordicenne in sovrappeso è stato seviziato per mezzo di un tubo d’aria compressa, ma solo per “gioco”; un diciottenne, in compagnia di un minore, per “dare una svolta a una giornata particolarmente noiosa” ha tentato di incendiare una suora; a Bologna, invece, una giovane sarda ha massacrato con innumerevoli coltellate una signora di ottantaquattro anni, colpevole di non averla assunta come badante; a Taranto, per via di un banale litigio, un diciassettenne ha tolto la vita al fratello maggiore con tre fendenti al torace. Il resto della cronaca è arcinota: padri che d’improvviso sterminano l’intera famiglia, fidanzati che, dopo una mangiata in pizzeria, trucidano le fidanzate, nipoti che soffocano i nonni nel sonno per cinquanta euro.

Che sta succedendo in Italia? E cosa c’entra tutta questa follia, priva tanto di senso quanto di sentimento, in un Paese ancora provinciale come lo è il nostro?

Sembra di leggere le cronache nere, ambientate però in quelle megalopoli sudamericane, abbaglianti di sud, in cui si perde la vita per pochi spiccioli, per una parola o uno sguardo di troppo. E, per morire, non importa poi troppo il trovarsi in una sgangherata favelas, anziché in pieno centro, il passeggiare per strada di giorno, piuttosto che di notte: può succedere ovunque, il male, perché è dovunque il malessere. Ecco, giusto o sbagliato che sia, laggiù ha comunque una ragione specifica l’uccidere quasi per nulla: a dettare il gesto è il contesto, vale a dire la cupa miseria dei più, prede delle contingenze e nient’altro. 

Se esiste (eccome se esiste) un relativismo etico, culturale e morale, allora da noi tutta questa bestialità non è giustificabile né certamente spiegabile.

Di fatto, e a questo punto si potrebbe osare aggiungere purtroppo, pur con tutte le gravissime problematiche che affliggono l’Italia, non esistono ancora le condizioni materiali e psichiche per essere così feroci eppure lievi. 

Si torna così al punto di partenza: cos’è che quotidianamente ci porta al macello? 

Da che mondo è mondo, i delitti sono sempre esistiti e certe volte, osservati da una prospettiva non giuridica ma tutta umana, sono perfettamente comprensibili e persino dovuti; dietro questi gesti apparentemente inauditi, esistono infatti donne e uomini profondamente feriti, inesorabilmente offesi, fatalmente smarriti. E non c’è sorta di legge, né terrena né divina, che possa restituirgli una vita tranquilla, con la coscienza al posto giusto. 

Resta loro un’unica strada, spesso irrimediabile, per rispondere all’imperativo categorico di ciò che va fatto: il riscatto petto a petto. Giusta o sbagliata che sia, la rivalsa nella morte, resta un atto di responsabilità personale, una presa di posizione autentica e schieratissima al fine di autoassolversi moralmente, rimettendo finalmente al giusto posto quella coscienza che non si perdona gli ammutinamenti. Così, delle volte, si resta uomini. 

Le morti sopracitate, al contrario, sembrano non avere nulla in comune con la sofferenza furiosa e la vertiginosa volontà, che portano dritto dritto agli inferi; piuttosto, il tratto sconcertante e sconfortante della brutalità odierna è la demenzialità. Nient’altro. 

Il vuoto di morale e la morale del vuoto si rivelano così gli unici alibi per gli omicidi che giorno dopo giorno ormai si susseguono, mentre l’abitudine a una quotidianità indifferenziata, priva di riferimenti e di valori – qualsiasi essi siano – diviene la sanguinosa scena del crimine.

Ecco, quindi, il vero delitto: il fatto che dietro tanta efferatezza non ci sia assolutamente nulla, né un vero (e magari legittimo) odio, né un autentico discernimento tra luce e tenebre.

La maggior parte di quelli attuali, sono crimini a metà: a mancare davvero è il movente, vale a dire la tragedia di un uomo a cui non resta che schierarsi dalla parte del male per restare, costi quel che costi, nella sua di giustizia, intima e insindacabile.

Fiorenza Licitra

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