Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Quirinale offresi, solo referenziatissimi. E filo USA

Brividini novembrini, per i cultori del genere: quando si dimetterà Napolitano? E chi prenderà il suo posto al Quirinale?

Lo scorcio finale della settimana appena passata si è “animato” così, sui quotidiani del mainstream. Una ridda di ipotesi, con l’inevitabile seguito di cogitabonde riflessioni da parte degli editorialisti più o meno famosi, che partono dal momento in cui dovrebbe arrivare il fatidico annuncio dell’uscita di scena, per poi soffermarsi/trastullarsi sui possibili sostituti.

Quanto alla data le opzioni sembrerebbero due: la fine di dicembre, in coincidenza del discorso televisivo del 31 dicembre e con effetto dal gennaio 2015, oppure il successivo Primo maggio. Non già, attenzione, in quanto Festa del lavoro (il lavoro che non c’è…) bensì quale giorno dell’inaugurazione dell’Expo di Milano e, nelle speranze di Matteo Renzi, termine utile per aver approvato la riforma elettorale. Il doppio spot, sempre negli auspici del presidente del Consiglio e della holding che lo sostiene, che diventa triplo: la Italia SpA che si proietta nel futuro esibendo sia le sue potenzialità economiche, sia il consolidamento societario dovuto alla nomina di un nuovo Capo dello Stato e dall’introduzione di un sistema di voto a forte impronta maggioritaria. In pratica, semmai non fosse chiaro, significa rassicurare “i mercati” promettendo che qui da noi le linee guida rimarranno le stesse per svariati anni. Quirinale bloccato fino al 2022 e Parlamento/Governo sotto controllo fino al 2020, in caso di elezioni anticipate, o addirittura fino al 2023, se l’attuale legislatura dovesse giungere al suo epilogo naturale. Ovviamente la condizione ulteriore, e fondamentale, è che il Pd di Renzi esca vittorioso dalle urne, ma non potendo prefissare il risultato del match si cerca di orientarlo cambiando i regolamenti: di sicuro aiuta, e di solito funziona.

Napolitano, nel frattempo, ha diffuso una breve nota ufficiale per puntualizzare che non c’è nulla di certo e che ogni decisione riguardo al suo abbandono spetta solo e unicamente a lui. La dichiarazione è di rito, ma un singolo passaggio merita di essere segnalato: quello in cui si afferma che resta «esclusiva responsabilità del Capo dello Stato il bilancio di questa fase di straordinario prolungamento». La valutazione, dunque, sarà del tutto unilaterale. Benché straordinario, infatti, il prolungamento è anche a tempo indeterminato. La palla resta nelle mani del vecchissimo gestore del nostro scombinato Italian Bowling (inutile specificare chi siano i birilli) e sarà egli stesso a stabilire quando cederne ad altri la supervisione.

Magari, one more time, previa consultazione con i “cari amici di Washington”. I quali, peraltro, possono dormire sonni tranquilli, riguardo al politico/manager da piazzare sul Colle. Vedi Walter Veltroni, per citare solo un nome tra i papabili, veri o presunti, di cui si è cominciato a parlare. Un Napolitano parecchio più giovane ma altrettanto affidabile. Un altro che si potrà consacrare a suon di attestati di stima da parte dell’establishment nazionale e internazionale, purché filo USA.

La popolarità, di qualsiasi prodotto, non è un requisito antecedente la sua commercializzazione. È l’esito delle campagne di marketing che ci si imbastiscono sopra.     

Federico Zamboni

I nostri Editori

Papa Francesco e il vizio dell'ingerenza

Il premier che twitta ci farà rimpiangere perfino il Cavaliere