Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Colpo di scena: Grillo non è indigente

Qualcuno è più sguaiato, qualcun altro è più subdolo. Alla prima tipologia appartengono il Giornale e La Stampa, che addirittura pubblicano pari pari il medesimo articolo limitandosi a cambiargli il titolo e, nel caso del quotidiano torinese, omettendo di firmarlo. Nella seconda, invece, rientrano il Corriere e Repubblica.

La finalità, comunque, è sostanzialmente la stessa: mettere in cattiva luce Beppe Grillo, sbandierandone sia i redditi relativi al 2013, sia alcune altre informazioni di rilievo fiscale. Informazioni che sono apparse sul sito del Parlamento, al pari di quelle relative agli altri tesorieri e presidenti di partito che non sono né deputati né senatori, e che nel loro insieme compongono la “Dichiarazione per la pubblicità della situazione patrimoniale”. Ovvero, una sorta di riassunto del modello Unico, che della versione integrale riproduce solo il Quadro N (in cui si determina l’imposta complessiva) e che elenca i beni immobili, quelli mobili iscritti in pubblici registri, le partecipazioni societarie e gli incarichi di amministratore e sindaco in società.

Bene. Che cosa emerge da tutto ciò? Emerge, si fa per dire, che l’anno scorso Grillo ha conseguito un imponibile lordo di 147.531 euro, cui corrisponde un netto di 91.511; che è proprietario di una villa con terreno di pertinenza e di tre appartamenti, due dei quali all’estero (Francia e Svizzera), nonché dei relativi box o posti auto e di un ulteriore box in Val d’Aosta; che possiede una Mercedes Classe A del 2002 e uno scooter Suzuki Burgman del 2001; che detiene dieci azioni della Banca Popolare Etica e che controlla pressoché da solo, rispettivamente al 98 e al 99 per cento, la società semplice Bellavista, di cui è anche amministratore, e la S.r.l Gestimar.

Come si vede, la fotografia di una situazione relativamente ordinaria, considerando che parliamo di un professionista dello spettacolo con alle spalle una trentina d’anni di carriera, e di successi. Magari andrebbe approfondita la parte relativa alle società, entrambe di natura immobiliare, ma se non lo si fa, e se non si sollevano delle questioni specifiche o, peggio, delle accuse circostanziate, c’è da ritenere che si tratti  di investimenti personali senza niente di strano, fino a prova contraria.

Così, in mancanza di meglio, il tentativo di screditamento deve accontentarsi del poco o nulla che ha sotto mano. Da un lato, perciò, si richiama l’attenzione sul fatto che il leader del MoVimento 5 Stelle gode di una ricchezza non trascurabile e nettamente superiore a quella della stragrande maggioranza degli italiani, lasciando intendere che in questo c’è qualcosa di antitetico rispetto alle infuocate arringhe contro la “Casta” e altri super ricchi di varia estrazione. Dall’altro, con l’eccezione del Corriere, si fa espresso riferimento a quanto dichiarato da Grillo circa un anno fa, affermando che «il mio 730 è a zero da quattro anni, sono l’unico che fa politica e ci ha rimesso dei soldi». La contraddizione, secondo i censori di turno, dovrebbe essere lampante e indiscutibile: gli oltre 147 mila euro di reddito 2013 non assomigliano neanche un po’ allo zero vantato durante il V Day 3 di Genova.

Formalmente è vero. Nella sostanza no, per niente. Per chi sia in buona fede è chiarissimo che Grillo intendeva dire, e sottolineare, che a causa dell’impegno col M5S ha dovuto rinunciare alla sua consueta attività lavorativa e ai relativi guadagni a sei zeri. Che poi abbia delle proprietà, e degli introiti, è un altro paio di maniche. Anche perché, altrimenti, non si capisce di cosa vivrebbe.

Chi ci segue abitualmente lo sa: a Grillo e al MoVimento 5 Stelle non abbiamo mai fatto sconti, sia sul piano delle posizioni teoriche che su quello delle iniziative concrete. E nel nostro osservatorio semi permanente non sono mancate le critiche alla gestione, tanto “giornalistica” quanto commerciale, del celeberrimo blog.

Non sono certo le requisitorie, a darci fastidio. Le maldicenze sì, invece.

Federico Zamboni

 

Link agli articoli citati:

Corriere della Sera

Il Giornale

La Stampa

Repubblica

I nostri Editori

Altre vite: dal terremoto alla libertà

Fermi e infelici, forse abbiamo avuto troppo