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Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Vai con le news. Ma dov’è che vai?

C’è una trappola da neutralizzare: l’attualità. Con le sue notizie, le sue mezze notizie, le sue “notizie-fittizie”.

Restiamo sul fine settimana. Matteo Renzi che firma una lettera aperta a Repubblica per dire – per giurare – che il Pd è di sinistra. Maria Elena Boschi che torna sulla sortita/scivolata di Landini, a proposito dei cittadini onesti che non appoggerebbero lo stesso Renzi, e assicura che l’Esecutivo «non accetta lezioni di moralità da nessuno». Berlusconi che riunisce un po’ di giovani leve di Forza Italia, nella lussuosa cornice della brianzola Villa Gernetto, nella speranza di ritrovare almeno un po’ dello smalto perduto. E poi le Regionali in Emilia Romagna e in Calabria, naturalmente: affluenza ai minimi termini, nell’ordine del 40%, ma non essendo previsto alcun quorum, come avviene invece per i referendum, i risultati valgono lo stesso, tale e quale che alle urne si fosse recata la stragrande maggioranza dei fatidici “aventi diritto”.

Tutta roba risaputa. Che non cambia di una virgola quello che già si sa, o che si dovrebbe sapere, sui personaggi citati e sui relativi ruoli nella sitcom italiana. Come anche sul trend, preoccupante, dell’astensionismo. Non l’avete già pesato a sufficienza il general manager Renzi? E la sua sollecita funzionaria Boschi? E il vecchio (ex) primattore Berlusconi? Non vi siete ancora chiariti pienamente le idee sul fatto che la cosa sconcertante, oggi, non è che moltissimi non votino ma che ci sia ancora chi si ostina a farlo, tanto più se a favore dei soliti partiti di governo?

Sembra di essere inchiodati all’interno di un tribunale, costretti a seguire le innumerevoli udienze di un dibattimento che non finisce mai. Che non deve finire mai. Miriadi di ulteriori aggiornamenti da prendere in esame, da confutare, da discutere uno per uno. Eccezioni procedurali, fiumi di retorica, perizie di parte che si smentiscono l’un l’altra. La Corte che cincischia, la giuria che si assopisce. La sentenza che viene rinviata all’infinito. La sentenza che all’opposto dovrebbe essere arrivata da un pezzo, e in via definitiva.

Prendete la lettera firmata da Renzi, ad esempio. E diciamo “firmata”, ovviamente, perché non è dato sapere chi l’abbia redatta davvero. Chissà quale collaboratore. O quale “spin doctor”, come ci si compiace di denominarli per dare lustro alla categoria. E per assolvere a priori la pessima usanza dei leader che si astengono dal provvedervi da sé, indaffarati come sono ad andare in scena e a valorizzare il copioncino di turno.

L’asse portante della lettera è risibile: «Ho sempre rivendicato, con fierezza ed orgoglio, l'appartenenza del Partito democratico alla sinistra, alla sua storia, la sua identità plurale, le sue culture, le sue radici». Le argomentazioni a sostegno, che si sforzano di apparire obiettive e quasi disinteressate, sono un rosario di piccoli e infidi assiomi travestiti da verità incontrovertibili, come questa: «Ci sono due modi per cambiare l'Italia. Farlo noi da sinistra. O farlo fare ai mercati, da fuori. Sostenere che le ricette siano le stesse cozza contro la realtà».

E poi – ma in effetti ancora prima – c’è l’intonazione complessiva, da depliant commerciale. Che fa mostra di parlarti con franchezza, con rispetto, persino con amicizia, e intanto si prepara a piazzare il colpo. L’assenso finale non è mica una forzatura, ci mancherebbe. È l’esito naturale di un percorso che avete fatto insieme. Passo passo. D’amore e d’accordo.

La pubblicità è l’anima del commercio.

L’attualità è l’anima, nera, del marketing politico.

Federico Zamboni  

 

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