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Rai e teste vuote (come le urne)

La stanchezza per la politica, per i suoi riti insopportabili e per le parole vuote che la accompagnano. La rabbia per la povertà crescente e per la disoccupazione che ormai riguarda oltre un 15% della popolazione attiva. L'incapacità del governo in carica, e di quelli che lo hanno preceduto, di attivare politiche in grado di invertire questa tendenza che dura ormai da anni. Soprattutto il timore per un futuro che appare molto peggio dell'attuale. Meno del 50% degli elettori si è presentato a votare per le regionali in Emilia Romagna e in Calabria. Il dato più eclatante è quello dell'Emilia dove ha pesato negativamente per il Partito Democratico, più che per il suo candidato, l'ostracismo da parte della base ex comunista e della Cgil. Entrambe hanno voluto esprimere a Renzi il loro no sulla politica economica del governo e sullo strappo con quella che un tempo era “la cinghia di trasmissione” del Pci con il mondo del lavoro. 

In ogni caso abbiamo vinto, ha commentato Renzi. Andremo avanti sulla nostra strada. Appunto. L'ex sindaco, che sta svuotando il Pd della sua anima di sinistra, anche se continua a definirsi di “sinistra”, non ha molte alternative davanti a sé. O insiste sulla sua linea ultra-liberista, rendendo ad esempio sempre più precario e flessibile il mercato del lavoro, insomma permettendo la più ampia libertà di licenziamento, come gli hanno imposto Merkel, Draghi e Juncker, o perde la legittimità a livello internazionale. Quella che in questa fase rappresenta il suo principale punto di forza. 

A livello nazionale la situazione è più complessa perché  molti, troppi, sono convinti, nonostante gli inevitabili mugugni, che a Renzi non ci sono molte alternative e che comunque la nostra politica economica ci verrà sempre imposta dall'esterno. Del resto, con un debito pubblico al 135% del Pil, non potrebbe essere diversamente. Così, il governo, non riuscendo a tagliare, tranne che con la revisione della spesa (o spending review, per dirla elegantemente) che ha inciso soltanto sul disavanzo, si appresta ad usare l'accetta delle tasse. Una soluzione che finirebbe per ammazzare definitivamente il paziente e che farebbe crollare la domanda interna, già di per se stessa ridotta ai minimi termini. L'impressione palpabile è infatti che il governo e il duo Renzi-Padoan siano privi di una chiara strategia sulle cose da fare e che si limitino a vivere alla giornata. E che, purtroppo, siano sempre condizionati, come i loro predecessori, da una mentalità statalista e poliziesca. Lo dimostrano le notizie, filtrate da Palazzo Chigi, sulla brillante idea partorita per coprire i costi della Rai e fare pagare il canone della televisione a tutti gli italiani, anche a coloro che la televisione non l'hanno mai posseduta e che non hanno alcuna intenzione di comprarsela. Il ragionamento di Renzi e soci è quello conosciuto. Tu cittadino esisti, quindi possiedi un televisore e guardi i programmi delle varie emittenti. E allora, se non paghi il canone devi pagarlo. Non potendo mandare la guardia di finanza nelle case dei cittadini morosi o privi di televisore, perché ci vorrebbe un mandato di un giudice e perché in certe regioni gli agenti verrebbero accolti a fucilate, ecco che l'ex sindaco ricicla la vecchia pensata del governo Monti. Trasformare le società che gestiscono la distribuzione di elettricità in sostituti di imposta e calcolare nelle bollette il canone attuale. 

Una soluzione idiota, già bocciata dall'Autorità Garante per l'Energia, e che comporterà milioni di ricorsi ai vari tribunali amministrativi che non potranno fare altro che accoglierli. 

Dobbiamo finanziare il servizio pubblico, ripetono insistentemente i Renzi boys. Già il servizio pubblico offerto da quella che, pomposamente, si definisce la “prima fabbrica di cultura italiana”. Sì, figurati. 

Torniamo a due settimane fa, ad una trasmissione serale della Rai. Una di quelle con gare nelle quali si offre ai partecipanti la possibilità di guadagnare migliaia di euro  per rispondere a domande idiote o ignobilmente facili. Il concorrente era un giovinastro sui 25 anni circa, tutto contento e orgoglioso di essere così ignorante da non saper dire, dieci volte su dieci, in quale regione si trovasse quel determinato capoluogo di provincia. Ed è per tenere in piedi il carrozzone Rai, per finanziare simili ignoranti e i conduttori delle trasmissioni, pagati profumatamente, che il governo vuole mettere in piedi un simile sistema poliziesco. Oltretutto, tali trasmissioni sono profondamente diseducative perché offrono agli spettatori la convinzione che si possano guadagnare soldi senza il minimo sforzo. A “Lascia o raddoppia” o a “Rischia tutto” quantomeno c'erano concorrenti di una certa cultura. Oggi è un pianto generale. Una realtà da tenere bene in conto in una fase come questa, nella quale ci viene chiesto continuamente di fare sacrifici e tirare la cinghia. Certo, quel giovinastro non è il solo colpevole perché è lui stesso una vittima di un sistema scolastico allo sbando che, con la scusa post sessantottesca di combattere il nozionismo, ha finito per uccidere la cultura. Sapere dove si trova una città italiana dovrebbe essere il minimo. Figuriamoci il resto. 

Irene Sabeni

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