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Bravo, Grillo. Un M5S così è l’ideale per il sistema

«Sono un po’ stanchino» ha scritto venerdì scorso Beppe Grillo sul suo blog. E siccome era un po’ stanchino, dichiarava di aver capito di non bastare più e proponeva, perciò, una sorta di direttorio allargato e composto da cinque parlamentari del M5S, che sono Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio, Roberto Fico, Carla Ruocco e Carlo Sibilia.

L’innovazione, manco a dirlo, è stata avallata a grandissima maggioranza con una delle solite consultazioni lampo effettuate on-line e riservate agli “iscritti certificati”. Dei 37.127 che hanno votato, 34.050 si sono schierati per il sì e appena 3.077 per il no. Detto in termini percentuali, il 91,7 di favorevoli e l’8,3 di contrari. In pratica un trionfo. Ma un trionfo di chi? E, soprattutto, a quale scopo e con quali prospettive?

Ai sostenitori/fan del MoVimento le domande di questo genere, come si è visto in tante altre occasioni, fanno venire l’orticaria. Convinti di essere le uniche persone oneste e benintenzionate rimaste in Italia, le loro capacità di giudizio, si fa per dire, prevedono solo due alternative: chi si schiera dalla loro parte, legittimandosi quindi come un adepto, o quantomeno un simpatizzante, della politica-religione fondata da San Beppe, appartiene alle gloriose schiere dei cittadini in buonafede; chi non lo fa, quali che ne siano le motivazioni, e le argomentazioni, è schifato a priori, essendo palesemente un servo della partitocrazia che appesta il Paese e delle altre consorterie, economiche, mediatiche, eccetera, che si abbuffano alla greppia della corruzione e del malgoverno.

Ubriacati da queste loro certezze, e visto che l’ottusità è una pianta, o una piantagione, che sforna frutti a getto continuo, reagiscono alle critiche con gli automatismi delle tifoserie più becere: un classico del genere, di fronte a un articolo che li indispettisce, è dare al giornalista di turno del giornalaio. Ah-ah-ah. Che ridere. Che battuta pungente. Non proprio come i lazzi del Sommo Grillo, che d’altronde è inarrivabile per definizione, ma su quella medesima lunghezza (o cortezza) d’onda. Sì-sì-sì. Tutti pennivendoli della peggior risma, i mestatori che osano mettere in discussione il MoVimento e il suo Capo Supremo.

È un vero peccato, perché in questo modo si trasforma uno straordinario potenziale di riscossa popolare in un delirio auto celebrativo, quando invece si dovrebbe essere esigenti innanzitutto con sé stessi e non dimenticare mai l’estrema complessità delle dinamiche in atto non solo in Italia, o in Europa, ma nell’intero pianeta. E a maggior ragione è una enorme responsabilità – una enorme colpa, in un senso che trascende l’attualità e si proietta nella Storia – perché con questa insistita/compiaciuta/tracotante faciloneria si regalano all’establishment continue occasioni, non sempre infondate, per screditare tanto il M5S quanto ogni altra iniziativa che si scagli contro i modelli dominanti.

Uno screditamento che mira a generare un’ulteriore e immane disillusione collettiva, dopo quelle che si sono già vissute, e sofferte, nel secolo scorso. Allora si demonizzarono le ideologie che avversavano il liberismo, associandole agli spauracchi delle dittature, fasciste o comuniste, e del terrorismo, d’estrema destra e d’estrema sinistra. E persino il blando socialismo degli Anni 80, che pure aveva mantenuto ben poco delle matrici originarie, fu rimosso dalle opzioni accettabili facendo in modo che il PSI venisse identificato, ben più della Democrazia cristiana, con le tangenti e il clientelismo.

 

Ribadiamolo ancora una volta: noi del Ribelle non siamo mai stati ostili a Grillo, e men che meno al M5S, in via pregiudiziale. Io stesso, prima che questa testata nascesse, avevo pubblicato altrove, nel giugno 2007, un articolo che rendeva merito a quella bella tempra di “comico” che non si limitava a utilizzare certe tematiche nei propri spettacoli ma che appariva determinato a far sì che le risate accese dalla satira durante gli show diventassero «un mezzo, piuttosto che un fine».

Il prosieguo, purtroppo, ci ha portati via via alla situazione odierna. Il salto di livello c’è stato davvero, passando dalle requisitorie su un palcoscenico alle competizioni elettorali in ambito sia locale che nazionale, ma si è accompagnato a una comunicazione sempre più confusa, contraddittoria, ambigua. Il che è un paradosso, considerato che il suo artefice è di sicuro un esperto della materia e che, pertanto, lo si deve ritenere ben conscio di ogni singolo frammento di ciò che dice, che fa, che mostra. Al suo livello di competenza, di casuale non può e non deve esserci nulla. Se si continua a sbraitare, non soltanto nelle piazze ma anche nella diretta streaming con Renzi o nel faccia a faccia con Bruno Vespa, significa che si è deciso di farlo.

In questa stessa chiave, perciò, bisognerebbe osservare, anzi analizzare, la sua condotta dalle Politiche del 2013 in poi. A nostro avviso, come abbiamo scritto in lungo e in largo, si è trattato quasi sempre di mosse sbagliate, per non dire suicide. E chissà se e quanto involontarie. Nella prospettiva della riforma elettorale, a forte carattere maggioritario, e della soppressione del bicameralismo perfetto che permetterà ai vincitori di ottenere sia il governo che il controllo di Montecitorio (ovvero, allo stesso tempo, della funzione esecutiva e di quella legislativa) un M5S che si assesti tra il 15 e il 20 per cento è l’ideale. Da un lato offre al malcontento diffuso l’illusione di una robusta rappresentanza parlamentare. Dall’altro dissolve il rischio che quella pur vasta minoranza si intrometta nella corsa a Palazzo Chigi e al dominio sull’unica Camera rimasta.

Si poteva fare decisamente di meglio, in questi ultimi 18 mesi. A cominciare dal dotarsi di un media alternativo alla stampa mainstream. Un media che svolgesse anche una funzione di laboratorio teorico e che fosse, finalmente, meno caotico ed estemporaneo del mitico blog. E meno infestato di pubblicità di ogni sorta, vedi quella, ributtante, dei “Compro oro”.    

Gli adepti di stretta osservanza se la prendano pure, ipersensibili come sono, ma non credano di potersela cavare a suon di giudizi lapidari e sul filo dell’insulto. Gli esorcismi ripetuti a pappagallo non bastano a scacciare nessun demonio. E finiscono solo col ridicolizzare la fede alla quale pretendono di ispirarsi.

Federico Zamboni

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