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Chi ha paura di Syriza? (E del Ttip?)

Siamo stati informati dei motivi per i quali l’Europa intera dovrebbe provare brividi di terrore all’idea di ciò che sta per verificarsi in Grecia.

La Costituzione di quel Paese impone che il Presidente della Repubblica sia eletto dal Parlamento, come da noi del resto. Tuttavia in Grecia l’elezione deve avvenire con la maggioranza dei due terzi ed entro tre scrutinii.

La Costituzione, rigida su questo punto, decreta che se entro tre votazioni non si arriva al quorum previsto, il Parlamento viene automaticamente sciolto e si indicono nuove elezioni.

Ebbene, il Presidente dovrebbe essere eletto i prossimi giorni e secondo i calcoli mancherebbero una ventina di voti per raggiungere il quorum previsto dalla Costituzione.

Pertanto si prospetta lo scioglimento del Parlamento e la vittoria probabile di Syriza, partito di una sinistra antieuropeista e antieuro che vorrebbe sottrarre la Grecia al controllo della Troika creando un precedente che fa tremare di paura l’establishment europeo.

Ciò che fa tremare la Troika fa sperare noi, ma non illudiamoci. Comprare una ventina di deputati potrebbe non essere impresa ardua. C’è già chi segnala di essere stato contattato, per usare un eufemismo.

È probabile che Syriza, se veramente quel partito sarà chiamato a governare, dovrà formare un governo di coalizione, con alleati che lo condizioneranno.

Non è affatto cristallina e granitica la vocazione antieuropeista di Syriza. Tsipras, il suo leader diventato noto anche da noi perché ha adottato il suo nome una delle insignificanti formazioni della sbandata sinistra nostrana, ha già precisato che non intende uscire né dall’UE né dall’euro, ma vuole soltanto rinegoziare le condizioni del debito.

Figuriamoci quanto potere contrattuale avrà il piccolo Tsipras della piccola Grecia nei confronti degli squali della finanza internazionale.

Ci sono delle vere e proprie leggi ferree della storia e della politica. Una recita che “i nemici dei miei nemici sono miei amici”. Un’altra dice che “contano solo i rapporti di forza”. Una terza fra le altre, mai dichiarata ma sempre operante, ci ricorda che “i fatti veramente importanti, quelli che possono minare un sistema nel profondo, vengono occultati”.

L’attenzione viene diretta verso dettagli, fatti marginali, pericoli ingigantiti ad arte, perché le tensioni sotterranee che provocano i terremoti non giungano alla coscienza del cittadino-elettore.

Pur non negando che la vicenda greca abbia una sua gravità, l’impressione è che tutto l’allarmismo che l’accompagna sia finalizzato a condizionare l’esito del passaggio politico-istituzionale e a sollevare l’ennesimo polverone.

Si noti il contrasto fra il gran parlare che si fa della strettoia in cui si trova la Grecia e il silenzio impenetrabile che copre le lunghe e complesse trattative che dovrebbero concludersi con la firma del TTIP.

Quel Trattato legherebbe l’Europa agli USA probabilmente per un altro secolo, precludendo qualunque ipotesi eurasiatica e qualunque velleità di indipendenza europea.

Proprio perché quel Trattato è di importanza decisiva se ne parla poco.

L’attenzione è diretta all’elezione del Presidente greco e al possibile rito elettorale che seguirebbe alla terza fumata nera, per la semplice ragione che tutta la questione greca è di scarso significato.

Quando veramente accadrà qualcosa di eversivo per il sistema, proromperà improvviso dalle viscere delle sue contraddizioni, non sarà annunciato dagli editoriali delle firme prestigiose e dagli uffici-stampa dei potenti o di chi crede di esserlo.

Luciano Fuschini

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