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Facebook non mi avrai (o della stupidità delle macchine)

Anche quest'anno ce l'ho fatta. Il più diffuso e utilizzato social network del mondo, di me non sa praticamente nulla. Molto bene, buon segno. Gli algoritmi migliorano (così dicono), la potenza dei loro calcolatori anche, e così la qualità delle elaborazioni che con i nostri dati sono in grado di fare. Eppure, con me, niente di niente. O quasi.

L'ultima idiozia di Facebook, in ordine di tempo, è una delle funzioni, dei giochini, delle stronzate più diffuse di questi giorni: "L'anno di...".

Ebbene, secondo Facebook, "L'anno di Valerio", cioè il mio, sarebbe stato un aperitivo con i Menconi (Senior & Junior) al pub, l'incontro Ribelle in quel di Toscana e un paio di altre cose che non mi riguardano affatto. Un anno racchiuso in cinque o sei fotogrammi dei quali mi riconosco in appena un paio.

Eppure devo ammetterlo, un po' di curiosità l'avevo. Mi arriva un "alert" (si chiamano così, vero?) in cui si manifesta appunto questa cosa qua, questa sorta di collage - ovviamente non richiesto - di qualche fotogramma, a sintetizzare alla fine del 2014 cosa ogni utente di Facebook avrebbe fatto nel corso dell'anno ormai agli sgoccioli. Suppongo che chiunque ne abbia ricevuto uno, simile al mio. Naturalmente mi sono ben guardato dall'andare a vedere quelli degli altri, che un po' di discrezione ancora la si esercita, da queste parti. Il mio invece l'ho sfogliato, eccome. Giusto il tempo per verificare che sì, anche quest'anno, per Facebook sono praticamente un disertore, almeno per quanto riguarda le mie abitudini personali (che proprio in quanto "personali", mi guardo bene dal pubblicare).

Anzi, non fosse per quella foto scattata al pub a Ferdinando e figlio, e caricata in loco a suo tempo, probabilmente sotto effetto dell'alcol, suppongo, non vi sarebbe stata immagine alcuna o riferimento di qualsivoglia tipo a informare Fb e gli altri sui luoghi che ho frequentato e le cose che ho fatto. Come se gli altri dovessero per forza essere interessati a informarsi su quello che faccio nella mia vita privata.

A dirla tutta, non fosse stato per quelli che credono sia cosa buona e giusta "taggare" (si dice così, vero?) il sottoscritto su immagini e riferimenti che in qualche modo mi hanno visto partecipe, direi che lui, "the social network", saprebbe ancora meno di me. E qui, temo, prima o poi scatterà la rissa. Perché un conto è che qualcuno mi "tagghi" in qualche immagine di circostanza pubblica, che so, una conferenza, un presentazione, una trasmissione. Un altro conto è (ed è già accaduto) che qualcuno mi segnali in una qualche circostanza che tanto pubblica non è, un viaggio personale, una cena tra amici, un incontro fortuito ad una esposizione di quadri. Ecco, in quel caso come la mettiamo?

Se qualcuno mi avesse taggato quando sono stato in Francia, in Spagna, o in qualche altro posto, e se lo avesse fatto a mia insaputa, mi chiedo, ci sarebbero gli estremi per qualcosa ad arricchire gli annali di giurisprudenza? Vedremo. Per ora, poca roba. Per fortuna. Più in là si vedrà.

Ad ogni modo Facebook, per quanto riguarda il 2014, conosce qualche centinaio di articoli che ho scritto - e deciso deliberatamente di pubblicare - e poco, veramente poco di più. E non mi riferisco solo a foto con gattini, aperitivi di plastica nella Roma provincialissima che è diventata, o segnalazioni del tipo "strano ma vero" per l'ovvio motivo che sono cose che semplicemente non appartengono al mio universo e al mio cosmo di valori e abitudini. Mi riferisco anche, o meglio soprattutto, a "tutto il resto". 

Ecco, quel "tutto il resto", quello che su Facebook mi astengo esplicitamente dal pubblicare, rappresenta quel "retrobottega" che i lettori di Karl Kraus conoscono bene. Quel retrobottega che, per chi lo ha, generalmente contiene "il meglio di...". Come una cantina di vini. C'è la mescita al pubblico, e poi c'è il caveau, nel quale non sono ammesse visite o fotocamere, e al quale si accede in pochi, solo dopo invito del padrone di casa.

Ecco, il padrone di casa, qui, nel 2014 ha fatto evidentemente molto altro. Non l'ho pubblicato lì, su Facebook, figuriamoci se lo elenco adesso. Soprattutto perché provo veramente tenerezza, se non pena, nel vedere chi invece pubblica lì ogni passo (falso), ogni scorreggia che gli passa per la mente o che digerisce nelle vuote giornate. E dunque meglio tenersi alla larga, non contaminarsi, non rischiare di essere assimilati.

Quel resto, quel "meglio di...", è appannaggio mio, del mio bilancio personale di fine anno, e di chi quei momenti ha condiviso con me (molti, tra questi, sono gli stessi che stanno leggendo). Ecco, mi appello a loro, a chi ho incontrato e incrociato di persona nel corso dell'anno: quei momenti teniamoli per noi, per me e per voi, non concediamoli nelle mani degli analisti del signor Zuckerberg e in chi si ciba di quel predigerito.

Che il 2014 è stato tanto, tanto di più. Spero anche che per voi sia stato tanto di più di quel "l'anno di...". E il meglio deve ancora venire. 

Abbiamo festeggiato insieme il Sol Invictus. Prepariamoci ora al 2015, che per noi, "Noi Nel Mezzo", sarà un anno fondamentale.

Valerio Lo Monaco

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