Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Babyshambles – Tour 2014 – Oggi a Milano e domani a Roma

«How can you choose between death or glory? Happy endings, no, they never bored me. Happy endings, they still don’t bore me».

Eh sì, non sai mai cosa augurarti! Pace che annoia, guerra che stanca, mediocrità che logora, eccesso che uccide…

Certe volte il disordine e la follia (non un pizzico, la follia) sono condizioni senza le quali un uomo di sentimento, di impeto, non potrebbe vivere in questo mondo. Hai voglia a buttare avanti bei modelli e pie intenzioni! Hai voglia a star lì con la pistola della moralità spianata! Ci sono storie che per diventare autografe, personali, hanno bisogno di deviare il percorso e prendere strade malmesse. Anche quando non servirebbe, anche quando ormai il più sarebbe fatto e si potrebbe andare avanti senza rischiare di fracassarsi l’osso del collo all’ennesima buca.

Pete Doherty ci sta provando da tre lustri, più o meno. A farsi male, chiaro, a sfidare la propria stella con l’incoscienza dell’inguaribile e colpevolissimo incosciente. A volte, leggere delle sue “prodezze” extra musicali fa sorridere. Lo troviamo nelle pagine di rotocalchi e giornali (o giornalini) come una sorta di capricciosa starletta d’antan: lui che sfascia gli strumenti, lui che si picchia con compagni e rivali, lui che concupisce l’ennesima signorina più o meno famosa...

Altre volte, leggendo, il sorriso si fa invece un po’ meno compiaciuto. Quando scopri che è entrato per l’ennesima volta in rehab, per esempio. No, non è la droga in sé a preoccupare (non stiamo parlando più di un ragazzino che non sa di cosa si tratti, d’altronde), quanto la reiterazione stolida di un inciampo che, diciamolo, fa incazzare chi tenta di proteggere la sua persona, oltre che il suo talento. Possibile che debba fare davvero sempre così? Possibile che ci si debba baloccare tra aghi e polverine per tirar fuori una bella canzone? Possibile che a una vena (ehm…) senza dubbio genuina e fuori dal comune si debba sostituire molto spesso una malmostosità che pare d’accatto? Per molti, magari, la sacra triade “sesso, droga e rock’n’roll” lo imporrebbe. Come se fosse davvero la goccina di additivo a rendere quintessenziale la pozione dell’artista… Che sciocchezze!

Chiunque sia stato benedetto nella vita dalla scintilla della creazione vi potrà dire che, okay, è bello e forse anche talvolta necessario sapere come perdersi; ma che poi bisogna per forza saper riazzeccare la strada per trasformarsi in qualcosa di diverso dal solito desperado, oltre che dall’uomo “medio” che non si vorrebbe mai diventare. E non è (solo) un fatto di autoconservazione, maturità o senescenza. È che… Bisogna sapersi resistere per resistere. E, soprattutto, bisogna sapersi salvare da se stessi se ci si vuol salvare da qualcosa di più grande. Per dirla con gli Afterhours: il naturale processo di (auto)eliminazione.

 

Doherty a sedici anni era già un poeta provetto; Doherty, al di là delle strumentalizzazioni che ogni ragazzo può fare con i libri, è uno che sa perfettamente dove abitano l’estro e la sostanza dell’artista; Doherty, quando ha capito che - con le ali della musica sotto - le sue parole potevano volare, ha imbracciato una chitarra e in pochi anni ha fatto impazzire il mondo, lasciandolo scivolare ai suoi piedi.

Dopo, solo dopo aver raggiunto la cima, è caduto. E dopo il tracollo personale e dei Libertines, è stato comunque in grado di riprendere un po’ di controllo per metter su questa nuova creatura, i Babyshambles, che, al di là dell’ovvia, morbosa curiosità nei confronti della vita privata del suo leader, si sono dimostrati un’ottima band sia in studio che live (perlomeno in buona parte dei live). Ecco perché continuare a trattare Doherty come un semplice “prodotto” di certi perversi meccanismi (di certi perversi stereotipi) dello show-biz, rischia di far perdere di vista la reale statura di uno dei migliori esponenti che il rock d’Oltremanica abbia generato negli ultimi 15 anni. Va bene che ci mette molto del suo, va bene che delle volte sembra voler giocare un po’ troppo narcisisticamente con il suo status di “divo”, di maledetto del rock, però è anche innegabile la sua capacità di tirar fuori delle canzoni e dei dischi fuori dalla media.

Certo, la speranza è che Sequel to the Prequel, un gran bell’album, possa essere ricordato come il terzo lavoro di una band in crescita, non come l’epitaffio creativo (o, peggio, umano) del suo leader. La band, per quanto Doherty ci metta tutta la sua catastrofica abilità a far sembrare il contrario, si è ricompattata dopo i rovinosi tour seguiti a Shotter’s Nation. E l’apporto creativo di Drew McConnel ha dimostrato come gli ‘Shambles non possano più essere considerati come la mera emanazione di un singolo, ma come un laboratorio che potrebbe rinverdire a livello di songwriting i fasti autoriali che hanno fatto la fortuna dei Libertines, fermo restando che anche da quest’ultimo gruppo, ormai più o meno riunito, si spera che Doherty sappia trarre linfa vitale.

Insomma, quali che siano le sorprese che il terrible boy di Hexham ha deciso di riservarci per il futuro, l’appuntamento di domani al Palatlantico (Viale dell’Oceano Atlantico 271/d) alle ore 21 resta un concerto tra i, giustamente, più attesi della stagione. Nella speranza che le provocatorie e spesso contraddittorie esternazioni di Doherty possano trovare sullo stage capitolino una animata sublimazione musicale-solo-musicale che faccia divertire e saltare i suoi numerosi fan italiani, invece di lasciarli lì in perenne agitazione per le sorti del loro beniamino.

Come on, keep calm, Pete!

Domenico “John P.I.L.” Paris

27 febbraio: Alcatraz di Milano; 28: Atlantico Live di Roma (Infotel: 06/5915.727)

I nostri Editori

Rassegna stampa di ieri (26/02/2014)

Il debito degli altri