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Grillo e la storia ebraica: "chi tocca i fili muore"

La levata di scudi contro il post un po’ macabro di Beppe Grillo, reo di aver reinterpretato la poesia di Primo Levi “Se questo è un uomo” in chiave d’attualità politica, è solo l’ultimo esempio di quella paranoia strumentale che è il divieto di toccare la storia ebraica. Un vero e proprio tabù a cui manca ormai l’inserimento nel codice penale: vietato utilizzare anche metaforicamente tutto ciò che ha a che fare con gli Ebrei e i lager tedeschi, pena l’anatema da parte di comunità israelitica e guardiani del politicamente corretto. 

Gradiremmo sapere se si debba considerare la storia di una religione – non un “popolo”: l’Ebreo equivale al Cristiano, ce ne sono di varie nazionalità – come fosse storia sacra anche per chi ebreo non è. I fedeli di Jahvé sono stati sì perseguitati, sì umiliati, sì sterminati dai nazisti e ogni negazionismo è spazzatura, ma questo non significa che i fatti pur tragici che li riguardano non possano essere neppure citati fuori recinto. O bisogna forse chiedere il permesso? Semmai, ad avanzare qualche pretesa potrebbe essere chi ha l’eredità di Levi. Ma stiamo parlando di un’opera letteraria patrimonio dell’umanità, a cui per altro Grillo si è ispirato senza far trasparire un’oncia di antisemitismo. Per forza: impossibile rendere antisemita uno scritto basato su Levi, che sul genocidio ebraico ha vergato pagine fra le più toccanti e brucianti lasciate dalle vittime di quell’orrore. 

No, qui più semplicemente e arrogantemente si salta al collo di chi osa lanciare una provocazione trasgredendo, Iddio perdoni, il monopolio dell’Olocausto su cui alcuni si sono arrogati il diritto di parola. Si dirà che gli Ebrei ne hanno ben donde, visto che sono i figli e i nipoti dei diretti interessati. Ne avrebbero ben donde, a reagire impettiti nella condanna inquisitoria, qualora l’improvvido provocatore mancasse di rispetto ai morti. Ma qui al massimo c’è solo una sproporzione nel paragone, niente di più. Se, per dire, si sostiene che l’Eurocrazia è un lager, che uccide le esistenze di milioni di persone strozzandole col debito a vita, si commette peccato di leso ebraismo? Vogliamo sperare di no. 

La verità al fondo di questi deliri collettivi, come diceva la buonanima di Costanzo Preve, è un’altra: la Shoah è stata manipolata dal secondo dopoguerra in poi per giustificare moralmente ogni azione, anche la più turpe, del popolo israeliano. Ti azzardi a criticare le guerre, le repressioni, le deportazioni, le atrocità e le segregazioni razziali di Israele ai danni dei Palestinesi? Non sei, legittimamente, antisionista: sei antisemita. Una vecchia storia che l’ideologia propagandistica in Occidente ha inculcato nel discorso pubblico, e non ne siamo più usciti. 

Ora siamo andati addirittura oltre: si vorrebbe proibire persino la citazione per analogia in contesti che nulla c’entrano con gli Ebrei in quanto tali. Siccome il sottoscritto non è razzista, mi sento in dovere di dire a chi, ebreo o no, si erge a censore in servizio permanente effettivo che di censori del Pensiero e di gendarmi della Storia ne abbiamo fin sopra i capelli. La polizia del pensiero è roba da nazisti, e la storia degli Ebrei è storia, non il Talmud. 

Alessio Mannino

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