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Ucraina: repressione pronta a scattare

Le parole sono importanti è quella che è in corso nel sud est ucraino non è una insurrezione filorussa, come si ostina a definirla strumentalmente la stampa mainstream, ma federalista: i civili che hanno occupato edifici governativi in più città non chiedono la secessione, come in Crimea, bensìun governo di tipo federale, capace di garantire i diritti delle minoranze, che, invece, il governo golpista di Kiev ha minacciato fin dalle sue primissime dichiarazioni ufficiali.

L’ondata d’odio antirusso, scatenata non solo dalle estreme destre, ma anche dai reduci della “rivoluzione arancione” degli oligarchi, dopo aver spinto la Crimea, terra storicamente russa, a riunirsi alla madrepatria, ha allarmato tutti i cittadini di etnia russa, i quali, dopo aver visto deposti i loro rappresentati sostituiti da miliardari fedelissimi al nuovo establishment, hanno reagito alle scorribande dei gruppi armati espulsi, invece, invece da Kiev, insorgendo in armi.

La reazione del governo centrale è estremamente interessante: gli insorti sono stati definiti “terroristi” ed è stato dato un ultimatum, scaduto il quale, alle forze speciali si affiancherà l’esercito nell’azione di repressione, della quale le forze di polizia locali non hanno voluto essere complici. Questo non sarebbe poi così anomalo: ogni Stato reagisce in questo modo a fronte di una rivolta, solo che i democratici golpisti di Kiev si stanno comportando esattamente come Ianucovich, se non peggio. Il deposto Presidente, infatti, non arrivò da definire terroristi coloro che avevano occupato con la forza edifici governativi a Kiev, e neppure lanciòall’assalto le forze speciali per sloggiarli, cosa che ha, invece,puntualmente fatto il nuovo ministro degli interni, forse conscio che se così non fa sarà sconfitto.

Da notare anche che il governo di Kiev ha proposto una amnistia per tutti coloro che lasceranno spontaneamente i palazzi occupati: la stessa cosa che propose Ianucovich e che indignò profondamente i rivoltosi di allora, i quali pretesero l’amnistia a piazza occupata. Ultima polpetta avvelenata che l’ipotesi di un referendum nazionale, da tenersi in contemporanea con le presidenziali: ma essendo nazionale il suo esito è abbastanza scontato. Si tratta, in sostanza, di aggirare, anzi truffare, l’autodeterminazione dei popoli: un po’ come se al referendum scozzese potessero votare anche gli inglesi.

La situazione del sud est è invece, e dobbiamo rispettarla se vogliamo restare nel solco del sacro principio dell’autodeterminazione dei popoli questa: pronti a restare in un’Ucraina che sia uno Stato federale, altrimenti seguiremo la via della Crimea.

All’epoca degli scontri di Maidan, inoltre, l’occidente si scandalizzò quando Ianucovich mise in atto normative anti guerriglia urbana più severe, ma in linea con quelle occidentali, per sedare la protesta, ma nulla viene detto ora che Kiev ha istituito il crimine di separatismo, punibile fino a 15 anni: meno male che i “tanki” dei “serenissimi” non sono stati sequestrati a Donetsk, sarebbero stati vittima del fuoco di fila del doppiopesismo del mainstream atlantista.

Per carità norme tese a garantire l’integrità di uno Stato sono più che legittime, ma il federalismo non intacca alcuna integrità dello stato, come USA e Germania insegnano, certo è però che i reggitori dei Kiev usano due pesi e due misure a seconda che si tratti di insurrezioni loro o altrui.

Inoltre, se Ianucovich, a fronte della protesta, accettò di conferire la carica di Primo Ministro ad un esponente dell’opposizione, qui Kiev non propone di sostituire i nuovi governatori con esponenti graditi agli insorti, ma manda l’esercito ed i carri armati contro gli insorti di Kramatorsk, forte del fatto che nel settore nessun “militare russo” ha occupato gli aeroporti, come fu accusata di aver fatto in Crimea: se così fu meglio, molte vite furono salvate, insieme al diritto dei popoli.

Mosca stanno mantenendo la parola, nessuna volontà di annettersi le terread etnia mista del sud del paese. La volontà di annessione centralista, si parla di azione militare di ampio respiro, e di pulizia etnica appartiene solo a Kiev, come testimonia la nota, salvo che per i nostri telegiornali, telefonata intercettata alla Timoschenko, quella in cui invocava addirittura un olocausto nucleare per sbarazzarsi di 8 milioni di russi, un genocidio in piena regola quindi ma ben poche si sono levate a sdegno.

Ore che le autorità di Kiev starebbero scatenando l’inferno della guerra civile, quale sarà la reazione di Mosca, acettaerà uno scontro che potrebbe essere mondiale? Putin aveva chiesto ad Obama di esercitare la sua influenza per evitare un bagno di sangue, il Nobel per la pace non ha mosso un dito e nulla assicura che il massacro sarà solo in Ucraina.

I media occidentali hanno dato scarso risalto alla situazione fino ad ora, forse perché potesse degenerare in tranquillità. Sostanziale silenzio sui fatti ucraini a partire dall’esecuzione di Stato di uno dei leader di “Settore destro”, Saschko Bilj, e la successiva cacciata da Kiev dei militanti dell’organizzazione, dove cominciavano ad imbarazzare il regime, ma solo per ridispiegarli nel sud est, dove possono di nuovo esser utili nel fare il lavoro sporco. La pulizia etnica mica può essere lasciata all’esercito, magari poi con la scusa dei diritti umani violati si potranno condannare i fascisti, sbarazzandosene e facendo pure bella figura: due piccioni con una fava.

Le notizie che giungono all’orecchio e all’occhio dell’occidentale riguardano essenzialmente l’ammassarsi di truppe russe sul confine che vengono corroborate da immagini satellitari NATO dove vieneinequivocabilmente dimostrata la presenza di ingenti forze russe vicino al confine… nel 2013. Già nel 2013, perché le immagini che ci vengono spacciate come “breaking news” sono di un anno fa quando si svolsero regolari esercitazioni delle truppe moscovite*. Una menzogna svelata senza difficoltà, ma che non ha avuto alcuna ripresa nei media atlantisti, e poi c’è chi sostiene, fra i pro Kiev senza se e senza ma, che siamo tutti vittime della propaganda russa.

Rasmussen, segretario generale della Nato, può così continuare a sostenere imperterrito che sono i russi a fomentare la tensione, «Sono estremamente preoccupato per l'aumento della tensione nell'Ucraina orientale. Vediamo una campagna di violenza concertata dai separatisti pro-Russia, che puntano a destabilizzare l'Ucraina come stato sovrano. La ricomparsa di uomini con armi speciali russe e uniformi anonime, come quelle indossate dalle truppe russe durante la presa illegale e illegittima della Crimea, è un grave sviluppo», tanto nessuno svelerà all’opinione pubblica occidentale che è Kiev che sta cercando disperatamente lo scontro, con il supporto di tutto l’armamentario propagandistico atlantista.

Vediamo come viene ribadita di continuo la menzogna sul separatismo, ma allo stato attuale i rivoltosi vogliono uno Stato federale, così come avrebbero convenuto Lavrov e Kerry, forse perché probabilmente ancora non si dispera di porre sotto pieno controllo degli oligarchi la parte mineraria ed industriale del paese. Magari grazie ad un massiccio intervento armato, che farebbe piacere alle masse popolari “non violente” ammassate a Maidan, che così digerirebbero meglio di essersi fatte sparare addosso perché nulla cambiasse.

Rasmussen, inoltre, continua a vedere solo “uomini con armi speciali russe e uniformi anonime”, mentre ignora la presenza di dipendenti dellaGreystone**, il cui intervento, già ipotizzato dai complottisti fin dai primi giorni di Maidan, adesso viene ammesso addirittura da Il Sole 24 ore.  Addirittura ancor più espliciti sono i complottisti di nuova leva di Analisi Difesa: “spuntano militari privati occidentali. Come mostrato dal video suYoutube***, uomini non identificati, armati ed in uniforme, sarebbero accorsi per evacuare funzionari del nuovo governo di Kiev da un edificio amministrativo di Donetsk, circondato da una folla pro-Russia. Non appena la gente ha iniziato ad urlare Blackwater Blackwater e “mercenari”, questi personaggi si sono dissolti rapidamente.”**** 

L’impego di mercenari, chiamiamo i contractor con il loro vero nome, ha una sua logica: svolge il compito che si vorrebbe avessero i militari NATO, ma senza un loro coinvolgimento diretto, che porterebbe ad una inevitabile tragica escalation, permettendo così di continuare a sparare raffiche di menzogne propagandistiche.

L’ultima aberrazione della realtà è su come viene riportata la notizia di un caccia russo che avrebbe sfiorato una nave USA nel Mar Nero: “provocazione!”. Sembra quasi di sentire il mitico Beppe Braida dei tempi di Zelig: “Minguzzi,: Attentato! si tratta di attentato!”. Nessuno dei nostri eroici giornalisti che osi riflettere sul fatto che la provocazione sta nell’invio statunitense di forze navali nel Mar Nero, ma vanno capiti: non si è più abituati a veder rispondere per le rime alle continue provocazioni e prevaricazioni USA, quindi non sa più come reagire a mezzo stampa quando accade: son passati troppi anni da Sigonella.

La situazione sul campo, comunque, è ormai da giorni di “guerra civile de facto”, parole di Ianucovh, Presidente ucraino de iure ma non più de facto. Guerra civile che governi e  media occidentali pretendono di negare, mentre la fomentano, ripetendo a pappagallo le parole, che ricordiamo sono importanti, del regime di Kievsono azioni “antiterrorismo”, non certo carri armati contro civili, più o meno inermi, fosse così la NATO interverrebbe contro di loro

Terrorismo parolina magica che permette l’impiego dei  nuovi Berkut della libertàdei militanti “nazidemocratici”, anche dopo averli cacciati da Kiev usando contro di loro metodi più drastici di quelli del deposto dittatore democraticamente elettoe, di ingenti quantità di truppe regolari, tuttavia la ciliegina sula torta della repressione kievana è stato l’invocare l’intervento di caschi blu dell’ONU, che dovrebbero intervenire sì, ma a difesa dei “filorussi” asserragliati nelle loro città.

La situazione sul campo di battaglia, però, vede i federalisti rifiutare di sottostare agli ultimatum pronti a combattere, mentre la piazza di Kiev pone a sua volta ultimatum di intervento violento a una Junta che perde sempre più consenso e che risulta abbia obbedito mandando i suoi carri contro i ribelli.

Gli insorti hanno predisposto opere di difesa, per resistere al meglio allaminacciata operazione militareche risulta essere scattatalmeno negli aeroporti controllati dai federalisti che nelle città continuano imperterriti a presidiare gli edifici conquistati con il supporto di larghe fasce della popolazione, che si adopra nel barricare le strade e che in alcuni casi, nelle campagne, è arrivata a fronteggiare carri avanzanti di Kiev in scene che ricordano quelle di Piazza Tienammen, anzi meglio: della Primavera di Praga. E come nella primavera di Praga la superpotenza di turno, dopo aver stigmatizzato i manganelli e gli idranti dei Berkut  sta coi carri armati, che avrebbero ucciso almeno 4 persone fin dal primo assalto.

Stranamente, però,  per la NATO e gli atlantisti, stavolta, non ci sono civili inermi da difendere, quella qualifica poteva spettare solo agli insorti Libici e  Siriani o ai cecchini “bipartisan” di Maidan, poco importa che nei fatti fossero armati fino ai denti tanto quanto, se non di più, dei federalisti, chenon fingono di essere disarmati anzi rivendicano fieramente di esserlofatti salvi i cacciatori di carri che in automobile inseguono i tank nei boschi. (Fonte: video Russia Today non ancora disponibile on line al momento della redazione dell’articolo)

La battaglia più importante, nonostante i primi spargimenti di sangue voluti da Kiev, non viene combattuta sul terreno, ma sui fronti delladiplomazia e della propaganda: proprio il loro definirsi federalisti potrebbe dare un vantaggio ai “russi”, se solo prendesse piede. Perché il modello di Stato che gli USA adottano in casa loro non dovrebbe andar bene anche in Ucraina? Su che basi la Cancelliera della Repubblica “Federale” Tedesca potrebbe criticare una opzione di questo tipo? Non è un caso, infatti, che i tutti i media continuino a chiamare gli insorti del sud est “Filorussi” e non “Federalisti”: la realtà dei fatti porterebbe ad una insostenibilità delle posizioni occidentali, quindi meglio mistificare combattendo la battaglia delle parole con mezzi sleali.

Eppure al scelta federalista è l’unica sensata e percorribile per l’Ucraina: è un paese multietnico, dove, però, come avviene se non si forzaideologicamente la natura umana, le due etnie principali, pur convivendo, non si mischiano più di tanto nell’insalatiera dell’annichilimento culturale, così cara al modello statunitense.

Nel sud est la maggioranza è russa, ma non è una maggioranza così schiacciante da rendere possibile ed equa, come i Crimea, la secessione: i cittadini ucraini rappresentano una ampia fetta della popolazione, così come non sono pochi i russi nelle altre regioni, quindi meritano anch’essi di vedersi degnamente tutelati all’interno di uno Stato che resti ucraino,anche se federale.

Unica alternativa al federalismo, quello vero, potrebbe essere una soluzione di modello italiano, cioè quella adottata nell’Alto Adige, anche se per la minoranza ucraina potrebbe essere più vessatoria del federalismoo, addirittura dell’annessione alla Russia, come sanno i cittadini di lingua italiana in Sud Tirolo.

Solo addivenire ad una soluzione federale può far cessare il disordine sociale ed evitare, o, forse meglio ormai dire, far cessare, una guerra civiletuttavia allo stato attuale della crisi non potrà estinguere i risorto odio etnico degli ucraini, che ha radici profonde e non immotivate,essendo questo stato rinfocolato ad arte per portare avanti i disegni espansionistici atlantisti nel paese.

Quale è però, appurato ciò, l’interesse occidentale di allontanare tale ipotesi e di far salire ulteriormente il livello, già altissimo, di tensione, anziché di cercare di smorzarla per addivenire ad una soluzione della crisi?

Il tentativo NATO di far sloggiare i russi dal Mar Nero è fallito, anzi la Crimea è andata persa per sempre, ma resta ancora viva la libido di piazzare i missili sulla frontiera russa, nel quadro di quello scudo spaziale che ha esacerbato gli animi russi, e in nome dell’arroganza atlantista si potrebbe correre verso un disastro che potrebbero essere non solo gli ucraini a dover pagare.

La goffaggine dell’azione atlantista ha portato ad un disastro diplomatico e geopolitico da cui, in occidente, solo gli USA potrebbero ancora trarre vantaggio, a danno, però, dell’Europa: l’avvicinamento russo-europeo, a livello di Stati membri, non di UE, troppo asservita ai desiderata di Washington, stava facendo diminuire l’influenza politica degli e la dipendenza economica da Washington e Wall Street, una tendenzainaccettabile e da contrastare ad ogni costo, ribadiamo “ogni”: Fuck the EU”.

L’avvelenamento a lungo termine delle relazioni fra Russia ed Europa, bruciando al contempo il ponte naturale fra queste che è proprio l’Ucraina, che solo così avrebbe potuto svolgere un ruolo di primo piano in grado di farla risorgere economicamente, è una vittoria degli Sati Uniti contro l’Europa, che possono ripagarsi, almeno in parte, dell’ennesimo fiasco rimediato fronteggiando i russi.

Russi che dichiarano di non aver alcun interesse nella destabilizzazione dell’Ucraina, non occorre approfondire oltre per giustificare questa ovvietà: nessuno Stato ama avere polveriere al confine, ma pretendonoanche il paese mantenga il suo status di non allineato, anche il “nemico alle porte” non è una opzione accettabile per uno stato sovrano.

La svolta federale,  quindi, oltre che nell’interesse del popolo ucraino di ogni etnia, sarebbe anche nel loro, per questo la sostengono: i russi saranno nel loro buon diritto, ma certo non agiscono per motivi filantropici, anche se da quelle parti il senso della Patria non è stato sostituito in toto, come da noi, dal senso del profitto.

La NATO invece ha molto vantaggio, eccome, nel destabilizzare, ma sta danzando sul filo del rasoio: non è certo interesse di nessuno scatenare una guerra, che diventerebbe quasi inevitabilmente mondiale, ma era così anche nel 1914, giusto cento anni fa, quando la crisi sfuggì di mano perché non si tenne conto di qualche variabile impazzita, che oggi potrebbe essere personificata da oligarchi ed ultranazionalisti ucraini, oltre che dai soliti Repubblicani Statunitensi da “Dottor Stranamore” Mc Cain.

Primafila nel fronte dell’odio etnico ed incitamento alla guerra è laTimoschenko che, nella già citata intercettazione*****, brama soluzioni violente e invoca la distruzione atomicamente totale dell’etnia russa, anche sostiene che il brano “nucleare” della telefonata è contraffatto, ma solo quel brano contesta del suo delirio.

C’è da capirla, ma non da giustificarla: ancora non accetta che, sotto il precedente governo, le sue corrotte malefatte, che avevano, peraltro, favorito i russi a danno del suo paese, erano state punite con una giustacarcerazione. La detenzione l’aveva però talmente minata nel fisico, eforse anche nella mente, che adesso è costretta a camminare con una stampella e i tacchi alti: ignoravamo che la “taccoterapia” fosse un toccasana per supposte ernie del disco, così gravi che richiedevano immeditato trasferimento in Germania, essendo lei talmente immobilizzata che era potuta fuggire in tutta fretta su mezzi convenzionali non attrezzati e poi concedere pimpanti interviste a La 7.

La stella della Timoschenko è, però, in declino: il suo nome non sarebbe spendibile presso quelli, e non sono pochi, che hanno lottato a Maidancontro la corruzione e per un’Europa che, purtroppo per loro, sognano ma non esiste. Siamo al punto che la favorita di Bruxelles si è vista invitata a ritirare la sua candidatura per far confluire i voti su colui che dovrebbe realizzare il desiderio di libertà e onestà che si è levato al cielo dalla piazza di Maidan: Petro Poroshenko, che da Re del cioccolato vuol diventare Presidente della Repubblica.

I ragazzi di Maidan sarebbero quindi morti solo per veder Ianucovichsostituito da un oligarca di razza? Da uno che essendo un cioccolataio non può non richiamare alla memoria quel cioccolataio di Torino, di cui riporta lo storico Alberto Virigli  nel suo  libro “Voci e cose del vecchio Piemonte“ (Torino 1917), che andava in giro per la città ostentando una carrozza tirata da una quadriglia. È da sapere che per i borghesi dell’epoca era d’uopo, per quanto ricchi fossero, limitarsi ad un traino di soli due cavalli, fu così l’oligarca ante litteram suscitò le ire del Duca Carlo Felice che lo convocò intimandogli di non comportarsi more nobilium: il re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme non poteva aver tanti cavalli quanti il borghese e fare così «na figura da cicôlatè».

C’è da star certi che lo stile dell’oligarca sia da cioccolataio, ma quanto a stile noi italiani da Berlusconi a Briatore non ci siamo fatti mancare nulla, solo che mette una profonda tristezza pensare che sia stato per mandare al potere un Cioccolataio da un miliardo di dollari che della gente sia scesa in piazza a combattere e morire: meritano tutta la nostra solidarietà alla memoria, fascisti, con tanto di Sascho Bilj, compresi.

Stando, però, alle proiezioni gli ucraini sarebbero insorti proprio per mandare al potere una persona così, che, poi, avendo anche stampa e tv oltre che cioccolatini, rimanda a squallidi personaggi geograficamente a noi più vicini, gente sempre e comunque indegna del sangue che un popolo in rivolta possa versare, sia questo sangue il suo o del nemico.

E invece Poroshenko raccoglie intorno al 24% dei consensi nei sondaggi e probabilmente erediterà pure il 10% di cui era accreditato Klitcho: che il cioccolataio ai martiri dei cecchini “bipartisan”, di cui parlavano laAshoton e l’Ambasciatore Estone, possa opporre un suo personale martirio fondente?  E sì, anche lui subì il morso della repressione moscovita quando in Russia, dal mese di luglio 2013, furono banditi, per qualche mese, causa mancanza dei requisiti igienici i suoi prodotti. Motivi  equivalenti a quelli che usa la UE quando blocca prodotti esteri, motivi che sono fondati se banna Bruxelles, mentre, quando lo fanno i russi, il motivo è politico. Tuttavia, nonostante tutte le angherie subite dal Poro-schenko, come si fa a votare uno che, oltre a cioccolata e caramelle,spaccia anche merendine, la piazza un uomo così dovrebbe cacciarlo: se non volete farlo per i martiri o per la libertà, fatelo almeno per il benessere dei vostri figli.

Ancora più inutili sembrano le vite gettate dai martiri di Maidan alla luce della recente visita fatta dal Direttore della CIA, John Brennan, a Kiev. Eppure era andato sotto falso nome e in tutta segretezza, ma i servizi segreti russi non sono secondi a nessuno, neppure al Mossad, quindi pure il tentavo di negare l’avvenuta visita, dopo la denuncia di Lavrov, è durato poco: meglio ammettere spontaneamente, che vedere i propri servizi sputtanati da documentazione inconfutabile prodotta da quelli del nemico.

Non si hanno dettagli, naturalmente, ma pare che John Brennan non sia andato a Kiev per dibattere se è meglio il cioccolato fondente o quello al latte, ma piuttosto per consigliare la Junta su come organizzare l’azione militare su vasta scala prossima ventura, parola dei ben “informati” media russi, che hanno appena visto confermate le loro illazioni complottiste:l’azione militare è ormai prossima avvenuta, dopo dagli assalti delle truppe ucraine contro i ribelli.

Un’azione, quella militare, che potrebbe, però, ritorcersi contro Kiev: i martiri potrebbero cambiar di colore e la Russia aver buon gioco a denunciare le feroce repressione alle Nazioni Unite, dimostrando così che anche il referendum della Crimea fu scelta saggia, dettata dalla volontà di evitare la repressione etnica di Kiev. Anzi la sola minaccia aveva già aperto brecce nel fronte mediatico, su France 24 si sono sentiti commentatori esprimersi in quel senso, arrivando fino a giustificare le azioni di autodifesa dei russi del sud est.

Forse questo spiega la fretta di mettere in atto l’operazione antiterrorismoprima che arrivi la temutissima sconfitta nella battaglia delle parole, e in occidente qualcuno cominci a parlare di guerra civilefederalisti erepressione.

Un odio verso la Russia, quello, ucraino, che ha ragioni che affondano la radice più velenosa negli anni ’30, quando la crisi economica e le carestie sovietiche portarono ad un genocidio per fame, ma che non avrebbero dovuto aver più ragion d’essere, almeno da un punto di vista economico.

Senza l’aiuto russo l’Ucraina sarebbe arrivata al collasso economico totale fin dall’anno scorso, parola di quella complottista della Lagarde: "senza il supporto ricevuto dalla cima di salvataggio lanciata dai russi, che l’hanno estesa fino agli ultimi mesi, (gli ucraini) non potrebbero andare da nessuna parte”. Almeno questo è quanto ha sostenuto in un’intervista di inizio aprile rilasciata alla PBS Statunitense, la cosa è passata sotto silenzio, ma va ammesso che la TV pubblica USA non la guarda nessuno.

Per concludere affrontiamo il fronte del ridicolo, quello delle sanzioni:l’Europa minaccia, ma s’è fatta soprattutto ammuina; Bruxelles strepita, ma gli Stati membri sanno quanto sarebbe disastroso per loro una guerra delle sanzioni. Quanto al gas: la Russia è in approfondite consultazioni con la Cina per ridirezionare le sue esportazioni, mentre l’Ucraina non riconosce gli aumenti praticati e rifiuta di pagare le forniture già avvenute, così riescono a far scendere in campo la colomba Medvedev che informa che predisporrà un piano di approvvigionamento che prevede pagamento anticipato.

Pare invece che le draconiane sanzioni USA una vittima l’abbiano mietuta, almeno secondo RT: un cittadino russo sarebbe stato cacciato da un negozio di scarpe negli USA, pare per un caso di somiglianza, neppure omonimia, del nome con uno contenuto nella lista nera, fatto estremamente verosimile in un paese i cui servizi di news confondono Greco e Cirillico.******

L’unica arma in mano all’occidente atlantico pare essere la propaganda, ma, all’epoca di internet, anche questa appare sempre più spuntata dall’avanzare dell’oggettività dei fatti e dall’azione del governo Kievanoche riesce ad esser più goffo del Dipartimento di Stato USA, e non è impresa facile.

La parola però sta passando alle armi e non affatto detto che la guerra civile ucraina non contagi il mondo giusta a cent’anni dall’inizio de “Laguerra civile europea”*******

Ferdinando Menconi


* http://www.aco.nato.int/imagery-reveals-destabilizing-russian-forces-near-ukraine-border-nato-plans-balanced-response-to-reassure-allies.aspx

http://rt.com/news/nato-satellite-images-drills-712/ 

**“Greystone è una "costola" della PMC Academi, nome che dal 2011 ha sostituito il brand "Xe Services" col quale nel 2009 venne ribattezzata la famigerata Blackwater protagonista (tra molte polemiche per l'uccisione di civili a Baghdad) dell'epoca d'oro dei "military contractors" in Iraq.”, per usare le parole de Il Sole 24ore e non interpretazioni complottiste

*** https://www.youtube.com/watch?v=iVxRVFR4x88

**** qui il testo dei due articoli

       http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-04-09/in-ucraina-si-rivede-blackwater-che-pero-adesso-si-chiama-greystone-180411.shtml?uuid=AB9R8i9

http://www.analisidifesa.it/2014/03/ucraina-contractors-occidentali-a-donetsk/

***** https://www.youtube.com/watch?v=m6t5PQ3rQ8U

****** https://www.youtube.com/watch?v=yvnj5VIDsNI

******* http://it.wikipedia.org/wiki/La_guerra_civile_europea,_1917-1945._Nazionalsocialismo_e_bolscevismo

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