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La finanza creativa di Renzi e Padoan

Se Giulio Tremonti ai suoi tempi era accusato di praticare la “finanza creativa” per cercare di restare all'interno dei vincoli dettati dal Patto europeo di Stabilità, con Renzi e Padoan l'approccio non sembra essere cambiato. 

Dopo aver dichiarato che a dicembre di quest'anno il disavanzo sarebbe stato portato al 2,6% sul Prodotto interno lordo contro il 3% di fine 2013, il governo ha effettuato una veloce marcia indietro chiedendo una deroga all'Unione Europea. Ma non si tratta della richiesta già fatta in passato di non calcolare le spese per investimenti in opere infrastrutturali sulle quali Bruxelles ha nicchiato senza però esprimere un no, netto, convinto e definitivo. La lettera mandata alla Commissione europea contiene invece la richiesta che il pareggio strutturale di bilancio previsto per dicembre 2015 sia rinviato di un anno. 

Il motivo è dato dalla necessità di saldare 13 miliardi di euro di debiti che lo Stato deve alle imprese private. Il governo si è attaccato al principio delle “circostanze eccezionali” che peraltro sono previste dal Patto di Stabilità. L'Italia, ha spiegato Padoan a Olli Rehn, commissario all'Economia, dovrà “deviare temporaneamente” dagli obiettivi del pareggio di bilancio. La Commissione ha presso atto e avrebbe fatto sapere che “valuterà il percorso di aggiustamento verso l'obiettivo di medio termine”. In altri termini, non pungolerà più di tanto l'Italia nel 2014 ad essere “virtuosa” nel controllo della dinamica dei conti pubblici. 

Un gioco delle parti tra Bruxelles e Roma all'insegna di evitare scontri in nome della difesa delle disastrose politiche di austerità, almeno fino alle imminenti elezioni europee che si annunciano come un trionfo delle posizioni euroscettiche , le quali si alimenteranno della disoccupazione crescente e dell'aumento della povertà. 

La lettera a Bruxelles è stata occasione di uno scontro alla riunione dei capigruppo, dove si discuteva del Def (il documento di economia e finanza) tra Renato Brunetta e la Boldrini, accusata di utilizzare il suo ruolo di presidente della Camera per fare passare i provvedimenti del governo senza troppi problemi. L'iniziativa di Renzi e di Padoan, in riferimento a soldi che sono delle imprese e che queste da troppo tempo stanno aspettando, deve  essere letta in chiave elettoralistica. Renzi, con la sua politica del fare, che fu il cavallo di battaglia di Berlusconi, vuole infatti essere giudicato come l'uomo nuovo che fa gli interessi dei cittadini tartassati da un fisco sempre più vorace e delle piccole imprese bloccate da una burocrazia ottusa e criminale. Imprese, che, senza quei soldi, dovrebbero chiudere mandando altre decine di migliaia di dipendenti per strada. E con una disoccupazione che a febbraio ha toccato il 13%, i rischi di un crollo degli equilibri sociali, se ancora esistono, e di rivolte di piazza, diventano concreti. 

La creatività di Renzi e Padoan sembra volersi realizzare anche con la soluzione scelta per recuperare il canone Rai che milioni di italiani non pagano. Si tratta di una soluzione prospettata in passato da un geniale, si fa per dire, ministro del governo Berlusconi. Conteggiare il canone Rai, ovviamente in diverse tranches, nella bolletta elettrica. Si partirebbe dall'assunto che la famiglia Rossi, per il solo fatto di avere l'energia elettrica, debba avere per forza di cose anche un televisore. L'Enel e i suoi nipoti verrebbero così trasformati in sostituti di imposta che dovrebbero chiedere ai cittadini dei soldi da girare poi alla Rai. 

Anche un imbecille capirebbe che questa bella pensata, se attuata, innescherebbe una enorme mole di cause e di richieste per danni che il governo e la Rai, oltre alle società elettriche, perderebbero senza scampo. Eppure, a Via XX Settembre ci sono ancora dei burocrati idioti e incapaci che si baloccano con simili idiozie. E il grave è che al governo ci sia gente che gli dà pure retta. E nemmeno le timide smentite di Renzi-Padoan sono servite a rassicurare che una iniziativa del genere non verrà adottata.

Irene Sabeni 

 

 

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