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La centralità dell'Europa. Ancora una volta

La globalizzazione, proiettando sulla scena internazionale altri attori, aveva fatto pensare che l’Europa stesse diventando marginale. La crisi ucraina invece dimostra che il nostro continente resta assolutamente decisivo negli equilibri mondiali.

Si presentano due possibili scenari. 

Il primo è quello di un’Europa che resti saldamente agganciata agli USA, non solo attraverso il legame storico garantito dalla NATO e dalla presenza massiccia di basi americane sui nostri territori, ma dipendente dal potente alleato-padrone anche dal punto di vista energetico, rinunciando in tutto o in parte agli approvvigionamenti che vengono dalla Russia. Inoltre è in corso di definizione un trattato di libero commercio fra UE e USA, trattato che ci vincolerebbe ancora più strettamente all’Impero Atlantico.

La realizzazione di questo scenario allontanerebbe lo spettro del declino dagli USA e assicurerebbe anche per questo secolo la supremazia anglo-sassone sul mondo.

Il secondo è quello di un progressivo distacco dagli USA, tentazione che si intravede talvolta nella Germania per i suoi stretti rapporti commerciali con la Russia, per i suoi “distinguo” in occasione di imprese imperialiste come l’aggressione alla Libia e le interferenze in Siria, per l’irritazione con cui la nazione-guida dell’Europa ha reagito al datagate. Un possibile futuro governo del Front National in Francia imprimerebbe una svolta in senso anti-atlantico a tutto il continente. Si delineerebbe così uno slittamento dell’Europa verso la Russia, a sua volta sempre più collegata con la Cina, a configurare la realtà di un Impero euro-asiatico che consegnerebbe l’Impero Atlantico a un’inevitabile parabola discendente.

I due scenari dimostrano che l’Europa, con la sua potenza economica e tecnologica e con le sue centinaia di milioni di forti consumatori, resta il fattore decisivo per le sorti degli equilibri politici mondiali. Se consoliderà i suoi rapporti con gli USA, l’Impero Atlantico marittimo resterà dominante, se si sposterà verso la Russia  sarà l’Impero Continentale a imporsi come nuovo blocco egemone.

Questa è la partita che si gioca in Ucraina. Non è da escludere che si sia fatto scoppiare il bubbone per provocare l’arresto del flusso del gas russo verso l’Europa e di conseguenza troncare sul nascere ogni tentazione di volgere lo sguardo a est.

Se nel braccio di ferro la Russia si mostrerà più determinata, l’egemonia americana sull’Europa e sul mondo si incrinerà in modo forse irrimediabile.

La partita è talmente grossa, la posta in palio è talmente elevata, che i rischi di un altro ’14, dopo quello che nel secolo scorso segnò l’inizio di una tragedia che si sarebbe conclusa solo nel 1945, sono incombenti.

La storia ha assunto un passo di carica. Il ritmo degli eventi brucia le tappe.

Dopo il crollo dell’URSS abbiamo avuto un ventennio di predominio assoluto dell’Impero Atlantico, che ne ha approfittato impadronendosi di gran parte del mondo con l’estensione della NATO ai Paesi che fecero parte del blocco sovietico, con l’aggressione alla Serbia che ha ridotto la penisola balcanica a un protettorato americano, con l’invasione dell’Afghanistan e dell’Iraq, con lo scempio della Libia, smembrando nazioni e arrogandosi un diritto illimitato a interferire nelle vicende interne degli altri Paesi, creando precedenti che ora si ritorcono contro chi li ha incautamente provocati.

Nei primi anni di questo secondo decennio del nuovo millennio, le cose stanno cambiando altrettanto velocemente. Una Russia che sembrava in ginocchio si sta riprendendo con una rapidità imprevista. Una sua sempre più probabile alleanza anche militare con la Cina permetterebbe di mettere in comune risorse economiche e armamenti di prim’ordine, una popolazione di quasi due miliardi, col vantaggio di poter  manovrare per linee interne in caso di guerra mondiale. 

Non stiamo volando con la fantasia. Stiamo prendendo atto di realtà che stanno nascendo sotto i nostri occhi. Il mondo è davanti a un’altra svolta, e le scelte degli europei ne determineranno il corso.

La contesa per il controllo sull’Europa scatenò le due guerre mondiali del secolo scorso, la stessa contesa potrebbe essere la causa del primo conflitto globale del ventunesimo.

Sarajevo-Danzica-Kiev? Il limitato accordo di Ginevra non esorcizza quegli spettri: troppi accordi sono risultati carta straccia.

Luciano Fuschini

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