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Per un pugno di euro

A maggio circa dieci milioni di lavoratori dipendenti si ritroveranno con 80 euro in più al mese in busta paga. Ne saranno gratificati coloro che guadagnano tra 8 e 26 mila euro lordi l'anno. Mentre al contrario non vedranno un euro i disoccupati, i neo disoccupati e i nuovi poveri. Il bonus andrà quindi a quanti, per loro fortuna, possono ancora contare su una busta paga e che saranno ancora più avvantaggiati rispetto a milioni di cittadini più sfortunati. 

Matteo Renzi ha garantito che in seguito si penserà anche a quelli che ormai vengono definiti “incapienti”. Quando e con quanto non è dato sapere. Ma l'ex sindaco non ha nascosto la sua soddisfazione, sperando che il bonus procuri un bel po' di voti al PD alle prossime elezioni europee. Verrà restituito agli italiani quello che è loro, ha garantito Renzi, e lo faremo stringendo la cinghia alla politica. Quindi anche a lui medesimo e ai suoi amici. Sono felice, ha rivelato, abbiamo smentito i gufi che dicevano che non l'avremmo fatto o non ci saremmo mai riusciti

Ma non è ancora finita. L'Irap verrà abbassata di un 10% calando al 3,5%. Così, allo stesso tempo, almeno nelle intenzioni, verranno aiutate le famiglie (alcune), verrà sostenuta la domanda interna e verranno incentivate le imprese ad investire e a diventare più competitive grazie ai soldi che verranno risparmiati in tasse. I soldi per questa svolta (che in realtà è una svoltina) ci sono e li troveremo, ha insistito, e soprattutto non comporteranno tagli alla Sanità

Una precisazione necessaria perché i tagli ci sono già stati sotto i precedenti governi ed è un settore che è meglio non toccare per evitare la giusta ira dei cittadini che, ridotti in povertà, gradirebbero almeno essere curati. Ci saranno quindi 10 miliardi complessivi distribuiti a 10 milioni di persone su 12 mesi. 

Il governo del fare (anche quello di Berlusconi si era definito così) ha gettato in tal modo le fondamenta del suo sperato consenso. L'annunciato bonus comporterà una partita di giro grazie ai tagli drastici agli stipendi degli alti dirigenti dello Stato. E qui sta il punto perché tra i colpiti ci sono non soltanto i militari e i magistrati che potrebbero non gradire il salasso e chiudersi a riccio nella difesa dei loro interessi corporativi, tanto per utilizzare un aggettivo molto in voga oggi. Magistrati che, con un abile gioco di sponda, potrebbero bocciare come illegittima, perché colpisce i loro diritti acquisiti, la manovra di Renzi. E tra Consulta, Cassazione, Corte dei Conti, Consiglio di Stato, e Tar vari, gli ostacoli potrebbero non mancare. Anche in passato, alcune sentenze avevano testimoniato del malumore per i tagli delle retribuzioni da parte della categoria preoccupata dalla creazione di un precedente. 

Renzi, preso dalla sua campagna mediatica, ha parlato di “una rivoluzione strutturale per il Paese”. Una rivoluzione seria, dimostrata dal fatto che il governo è stato fin troppo prudente sulle stime dei soldi che potranno essere racimolati. Quindi ha aggiunto equanime: “sarebbe bello se anche le Camere si adeguassero”. È infatti lì il problema. Quello che vale per i magistrati di ogni ordine e grado, vale anche per i deputati e i senatori chiamati entrambi a votare sul taglio del loro stipendio e i secondi pure sulla propria liquidazione. Un'impresa improba, seppure dettata dal principio della difesa dell'equità economica e sociale. In tale ottica anche la tassa sulle rendite finanziarie fissata al 26% comporterà flussi finanziari di cassa non eclatanti e non coinvolgerà i titoli di Stato. Colpirà soltanto i piccoli risparmiatori e soprattutto non comporterà aggravi per gli italiani con considerevoli risorse piazzate all'estero che continuano a speculare allegramente in Borsa, unendosi ai nomi più noti della finanza internazionale.

Irene Sabeni

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