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Giovani e donne: perché non contano

Le nomine di donne, generalmente giovani e di gradevole aspetto, prima come ministre del governo Renzi, poi come capoliste del PD nelle elezioni per il Parlamento europeo, infine come presidenti di grandi imprese a partecipazione statale, hanno suscitato gli entusiasmi dell’asse radical-chic-progressista-debenedettiano arroccato attorno a La Repubblica-L’Espresso, compendio di tutte le ovvietà poi divulgate alle masse attraverso la spazzatura televisiva dei talk show: è una svolta di civiltà, una rivoluzione culturale, la voce delle donne irrompe sulla scena politica, l’Italia si ripropone all’avanguardia in Europa, le donne sono meno corruttibili, e simili bla bla.
 
Lo schieramento misogino, meno pubblicizzato ma robustamente rappresentato nell’opinione pubblica, replica che le cariche dovrebbero essere assegnate secondo le competenze  e non secondo l’appartenenza al genere, le “quote rosa” sono una stupidaggine anticostituzionale, un lato B ben modellato non dovrebbe essere titolo di merito ai fini dell’attribuzione di incarichi istituzionali, queste frotte di trentenni dai visini graziosi non possono avere autorevolezza né capacità di guida.
Tutte considerazioni giustissime ma dal sapore misogino perché sorvolano sulla realtà di un giovanilismo che privilegia anche negli uomini l’aspetto esteriore.
Anche fra gli emergenti di sesso maschile c’è una netta prevalenza di bellocci dalla barbetta curata, dall’abbronzatura perenne e dal sorriso smagliante, attentissimi all’inquadratura giusta davanti alle telecamere, perfino fra il Movimento Cinque Stelle, dove è rapidamente declinata la fortuna dei grassocci pelati e delle bruttine antipatiche, a favore dei giovani telegenici.
 
Come sempre, gli schieramenti contrapposti si confrontano sul nulla.
Come sempre, la verità va cercata altrove.
La verità è che fanno carriera i giovanotti e le giovanotte di bell’aspetto perché si sa che non contano niente.
 
Nelle grandi imprese le presidenti di nuova nomina contano quanto il due di briscola.
Quelli che decidono sono gli amministratori delegati, rigorosamente maschi, brizzolati, pelatini, esperti (anche in traffici loschi).
Nel governo le ministre dal fondoschiena sexy o sono titolari di dicasteri insignificanti o non fanno altro che recepire direttive che vengono dal FMI, dalla BCE, dalla Commissione Europea, da Washington e da Bruxelles, in una parola dalla Troika.
I criteri generali delle leggi sono dettate da quelle istituzioni a cui ci siamo consegnati.
I dettagli sono concessi ai singoli Stati e la stesura delle leggi è affidata all’apparato burocratico dei ministeri, sessantenni che operano lontano dai riflettori, rigorosamente maschi, che sanno di diritto e di economia, che conoscono la terminologia tecnica e che sono passati indenni dalle untuosità democristiane ai finti progressismi piddini, attraversando il cialtronismo berlusconiano.
Le fanciulle renziane e i giovanotti freschi di estetista non saprebbero scrivere più delle due righe iniziali dei testi delle leggi di cui la Troika impone i contenuti.
Sarebbero ridotti al balbettìo, senza la presenza discreta e sorniona di quei vecchioni che conoscono le accortezze e le sfumature del linguaggio giuridico, che sanno fare di conto districandosi fra le voci complesse dei bilanci, magari truccandoli quando si tratta di darli in pasto ai TG in campagna elettorale.
 
Ecco tutto: le belle facce senza rughe e l’ammiccamento sexy vanno benissimo nell’era della politica-spettacolo perché quei ragazzotti di entrambi i sessi non contano niente.
Lasciamo stare le svolte di civiltà, le rivoluzioni culturali, le donne che porteranno la ventata nuova nel mondo, ma anche le polemiche misogine, il lamento per l’emarginazione del maschio.
Non si tratta di questo.
Dietro l’apparenza del potere ai giovani e alle belle donne, c’è la realtà del potere di sempre, quello che non va ai talk show e preferisce riunirsi in luoghi appartati e ben difesi dagli sguardi di chi deve continuare a non capire niente.

Luciano Fuschini

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Rassegna stampa di ieri (27/04/2014)

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