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Sepiatone-Barzin, Mercoledì 9 aprile alle 21 e 30

Prendetela così: magari non li avete neanche sentiti nominare (peggio per voi, ovviamente), ma… se vi trovaste in una partita di Texas hold ‘em con una coppia d’assi tra le mani, cosa fareste?  Stareste davvero lì a pensarci? Sì-ì?

Lasciatevi dare un consiglio, allora: andate tranquilli, andate sicuri in all in. Sarà una vittoria che faticherete a dimenticare.

Il doppio concerto Sepiatone-Barzin, oggi all’Init (via della Stazione Tuscolana 133) a partire dalle 21 e 30, è, indiscutibilmente, una delle chicche delle primavera concertistica romana. Un co-headlining che neanche il fan del cantautorato rock più ottimista e sognatore avrebbe osato sperare. A 12 euro, poi…

Umbratile, “notturno” e raffinatissimo parto nato dal sodalizio tra Marta Collica e Hugo Race, i Sepiatone tornano a calcare le scene dopo una lunga pausa di silenzio per promuovere l’ultimo “Echoes on”, terzo full lenght del progetto dopo gli apprezzatissimi “In Sepiatone” e “Darksummer”. Ancora una volta ritroveremo le caratteristiche  atmosfere da “sogno inquieto” a farla da padrone, con la voce della cantante e multistrumentista catanese a disegnare preziosi arabeschi su un tappeto sonoro in cui la canzone d’autore se ne va a braccetto con una psichedelia rarefatta, a metà tra la modernità e la tradizione, e dove una melodia chiaroscurale, liquida, riesce a soggiogare i sensi dell’ascoltatore senza mai risultare stucchevole, grazie alla sobrietà di arrangiamenti sempre azzeccati, sempre calibrati. A rafforzare la preziosità della proposta poi, in un perfetto equilibrio vocale e di mood, l’inconfondibile timbro baritonale del cantante-chitarrista australiano, geniale transfuga (per chi non lo sapesse) della prima line up dei Bad Seeds di Nick Cave, nonché figura di assoluto culto nel panorama del rock internazionale. Dall’alternanza in solitaria di queste due ugole e dai loro struggenti accoppiamenti in controcanto (una sorta di yin e yang, senza scherzi!), viene fuori un disco di grande valore, per nulla inferiore ai loro precedenti lavori, che promette una resa live di irresistibile presa emotiva. Come, d’altronde, anche il corpus principale della loro produzione precedente, che troverà sicuramente ampio spazio nel set proposto dal gruppo. Fidatevi: vi faranno volare.

Malinconico, sì, ma di una malinconia “celestiale” in cui l’oscurità minacciosa della notte lascia sempre qualche pertugio per improvvisi e rassicuranti squarci di luce, Barzin è il classico musicista di nicchia che, album dopo album, è riuscito ad evolvere il proprio sound rimanendo fedele ad un principio di ricercata e sincera autorialità. Sia che si tratti dei suoi caratteristici arpeggi di chitarra o delle sue essenziali composizioni pianistiche, sia che si spinga verso lidi misuratamente elettronici o decida di affidarsi a delle scarne composizioni strumentali, l’artista canadese non perde mai occasione di rivelare un leitmotiv compositivo basato sulla semplicità strutturale dei pezzi e sulla mancanza di artifici legati alla produzione (esemplare in tal senso il bellissimo Notes to an absent lover, il suo capolavoro). Romantico di altri tempi, creatore di atmosfere che raccontano i tormenti e lo struggimento interiore con misurato languore, ha bisogno di esili melodie e pochi accordi per creare dei piccoli gioielli di grazia, ascoltando i quali non sarà difficile commuoversi e ripensare, con composta ma sentita emotività, ad alcune tappe “particolari” della propria esistenza. In occasione di questa tappa romana, è facile immaginare che nella tracklist dello schivo cantautore la faranno da padrone gli estratti del nuovissimo To live alone in that long summer, una release giunta dopo quasi un lustro di silenzio in studio e che ha già raccolto notevoli riscontri di pubblico e critica a pochi giorni dalla sua uscita. Fidatevi, ancora una volta: una capacità di creare atmosfera come pochi.

Insomma, come avrebbe detto uno Stefano D’Accorsi d’antàn: “Du gusti is megl che One”. Soprattutto se i gusti in questione rappresentano due tra le proposte più appetibili del proprio (non) genere di riferimento.  Davvero una squisitezza. A questo prezzo, poi…

Domenico Paris

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