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Europee 2014: il "gioco del silenzio"

L’elemento più evidente della campagna elettorale in Italia per le elezioni europee del prossimo 25 maggio è il silenzio. Ci sono le elezioni, ricordate? Ecco: se c’è un dato sopra a ogni altro che si evidenzia con maggiore decisione nelle ultime settimane, e ancora oggi, a una decina di giorni dalla tornata elettorale, questo è proprio l’assoluta mancanza, nel dibattito pubblico e sui media, dei temi sui quali pure si dovrebbero giocare tutte le strategie politiche ed elettorali per riuscire a prendere i voti degli italiani.

I motivi di questo silenzio sono piuttosto chiari, e rappresentano la prova del nove di quanto abbiamo cercato di spiegare proprio su questo giornale da mesi, se non da anni.

Beninteso, naturalmente le elezioni europee, alla stregua di quelle Politiche per i fatti interni, sono irrilevanti. I meccanismi di voto, la scelta dei candidati da parte dei vari partiti, le ammucchiate per oltrepassare le soglie di sbarramento, e in modo definitivo i sistemi attraverso i quali teoricamente si esprime la democrazia al Parlamento europeo sono elementi, tutti, che certificano l’assoluta impossibilità di incidere in qualsiasi modo sulle decisioni relative all’Europa. Dunque le elezioni europee non servono assolutamente a nulla e si può bellamente ignorarle. Ma se ciò è l’unica cosa da fare per chi ha compreso da tempo l’inutilità del voto in questo sistema elettorale, non significa che il silenzio attorno alla campagna elettorale non abbia alcune motivazioni profonde. 

Per gli altri, per quelli che ancora si appassionano alle varie tornate di votazioni, naturalmente non basta neanche l’evidenza dei fatti, come ad esempio l’assunzione recentissima del nostro ex ministro Grilli in Jp Morgan, per far intendere su chi davvero comandi i fili delle politiche interne ed europee e dunque capire, secondo logica, a quanto poco o nulla serva esprimersi con il voto (sia a livello italiano sia europeo). Ma una cosa è certa: da che ci è stata imposta l’Unione Europea (e l’Euro) e da che siamo chiamati alle urne per “eleggere i nostri rappresentanti al Parlamento”, non c’è mai stata una campagna elettorale più silenziosa di questa del 2014. 

Ancora più precisamente: il silenzio non è tanto relativo alle elezioni in sé, quanto ai temi che dovrebbero far parte del dibattito. Si parla di tutto, ma non di Europa. E tanto meno di Euro. E a fronte dello scivolone di Renzi, che giorni addietro, in seguito all’ennesima tragedia degli immigrati in mare al largo di Lampedusa si è fatto scappare la frase «l’Europa salva le Banche e fa morire i bambini», tutto il resto della politichetta nostrana, e dei media a essa asserviti, si occupa con metodica certosina di evitare praticamente del tutto il tema.

Solo Beppe Grillo e il MoVimento 5 Stelle, unitamente alla Lega, stanno facendo una reale campagna elettorale. 

La parola d’ordine, in questo senso e sino al 25 maggio, è per quasi tutti quella di ignorare l’argomento. Questa volta, molto più che in tutte quelle precedenti, il pericolo, che la politica evidentemente sente molto anche solo verificando i sondaggi che pure gli sono sottoposti ogni giorno, è quello di veder crescere (in Italia come altrove) il “rischio euroscettico”. 

In altre parole, le uniche forze politiche che oggi hanno l’interesse di fare campagna elettorale per le elezioni europee - sui temi “europei” - sono quelle che vogliono portare istanze euroscettiche, se non del tutto eurocontrarie, all’interno del Parlamento. Per tutte le altre è molto meglio tacere e, sopra ogni altra cosa, non confrontarsi con le prime.

È chiaro che, almeno per quanto riguarda le espressioni italiane, né il MoVimento 5 Stelle e ancora meno la Lega Nord possano rappresentare, almeno dal nostro punto di vista, la benché minima possibilità di portare in Europa reali voci dissenzienti, reali istanze Politiche di un certo peso, approfondite, certe e inequivocabili, ci mancherebbe. Ma il dato relativo al silenzio di tutte le altre forze politiche va pur rilevato. Esse al momento non hanno, vista la situazione in Italia e a livello europeo, alcun tipo di argomento per andare sul serio a fare campagna elettorale “pro Europa” e per eventuali propri candidati al Parlamento Europeo. I partiti tradizionali italiani non possono permettersi in alcun modo di affrontare un qualsivoglia dibattito o confronto sul tema con chi - pur con mezzi intellettuali e politici modesti - oggi punta a vario titolo, comunque, a rappresentare delle istanze ostili a questa Europa. Insomma: al momento, anche il più sprovveduto dei politici ma con idee scettiche se non proprio contrarie a questa Europa, ha gioco facile a smembrare chiunque altro in un qualsivoglia dibattito. E dunque gli altri, tutti gli altri, evitano accuratamente l’argomento sperando di passare indenni, ovvero di superare almeno le soglie di sbarramento per mandare in Europa qualche riciclato nostrano, la data del 25 maggio.

A livello mediatico lo schema è identico: in merito al dibattito sulle Europee, vige il quasi assoluto silenzio. Chi ha incautamente provato, a parlare di questi temi, ha ricevuto palate di letame in faccia, come Lilli Gruber settimane addietro intervistando (da sola, povera sprovveduta) Marine Le Pen la quale, alla classica affermazione di regime della conduttrice italiana in merito alla impossibilità di uscire dall’Euro ha semplicemente risposto «ciò che lei sta dicendo è falso». Avrà bruciato non poco, alla Gruber, vedersi sparata in faccia una risposta che nessuno degli altri ospiti del suo teatrino gli avrebbe mai dato (e mai gli darà). E da allora l’argomento è stato, in ogni ordine e grado, semplicemente ignorato.

Da noi si parla della latitanza di Dell’Utri e dell’arresto di Matacena, dello scandalo Expo e dei servizi sociali di Berlusconi. Cioè di problemi di giustizia da parte di esponenti di partiti che noncuranti vanno pur a chiedere voti per i propri candidati. Ma sulle elezioni del 25 maggio non viene proferita parola. 

Dopo quella data si apriranno le cateratte del cielo per le norme terribili che Renzi sa di dover applicare agli italiani dopo la carotina degli 80 euro appena riciclata (senza copertura). 

Lo schema è chiaro: piccola concessione prima delle elezioni europee, silenzio assoluto sulle elezioni sino al 25 maggio, speranza (per loro) di passare indenni le forze euroscettiche, o comunque evitandone una deflagrazione al Parlamento europeo, e quindi, a risultato ottenuto, a elezioni passate e a poltrone occupate, si darà il via alle “riforme” e ai tagli sulla nostra pelle.

Da quel giorno in poi non si parlerà più neanche di Dell’Utri, sui nostri media, vedrete.

Valerio Lo Monaco

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Ribelle 57 - Aprile 2014