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Napolitano: "contornazione" di fondo (?)

Una esternazione del nostro Presidente della Repubblica è di quelle che fanno balzare sulla sedia chi abbia ancora un minimo di sensibilità linguistica e di reattività politica.

Napolitano avrebbe detto testualmente, secondo i resoconti giornalistici, che l’Italia si trova in una «fase interna che ha una contornazione di fondo non molto brillante».

Quel “non molto brillante” potrebbe essere benevolmente inteso come un artificio retorico di understatement ironico, tipicamente britannico, secondo il cliché dell’aplomb  inglese caro al Nostro. Come se parlando di un poveretto che si è perso senza acqua nel deserto del Sahara, si dicesse che si trova in una situazione non molto brillante.

Purtroppo l’ipotesi che si tratti di una dichiarazione dal tono sorridente e distaccato è smentita  da quel “contornazione di fondo”, espressione fin troppo seriosa e goffamente colta, tipica del linguaggio criptico dei nostri politici.

Contornazione di fondo? Ma cosa vuol dire, ma come parlano?

Abbiamo avuto le “convergenze parallele” di Aldo Moro. Era il linguaggio allusivo di uno statista che doveva barcamenarsi fra le correnti della DC. Abbiamo avuto un Curcio, il capo storico delle Brigate Rosse che, dopo anni di galera e volendo aprire un dialogo con le istituzioni, scrisse che chiedeva “uno spazio di interlocuzione”. Uno spazio di interlocuzione? Ma chi si esprime così? Era lo stile di una mente contorta, per quanto in fondo rispettabile (Curcio non ha fatto nomi, non ha tradito i compagni, ha passato gran parte della sua vita in prigione pur non avendo personalmente ucciso nessuno).

Ma cosa dobbiamo pensare della “contornazione di fondo non molto brillante” del nostro Presidente?

Non si tratta di demenza senile perché Napolitano è fin troppo lucido nelle sue scelte e nelle sue manovre. Qui siamo al delirio verbale, al balbettìo insensato, perché i vertici del nostro Stato sono in piena confusione mentale, non sanno più cosa dire e cosa fare per nascondere la realtà.

Il linguaggio è importante, è decisivo. Bisogna stare in guardia sempre, bisogna diffidare di chi si esprime in questo modo. Dietro questi contorcimenti lessicali e sintattici c’è una volontà maligna, un desiderio di intorbidire le acque, di creare polveroni, di occultare, di mistificare.

Viceversa, chi si esprime con chiarezza e semplicità merita sempre rispetto, anche quando sostiene tesi che non condividiamo, perché chiarezza e semplicità hanno l’impronta della moralità.

E cosa dire della nostra ministra degli Esteri? Parlando della Libia, ha osato affermare che bisogna “ripristinare la democrazia”. Ripristinare la democrazia? Si ripristina qualcosa che c’è stato. In Libia non c’era democrazia, ammesso che si sappia cosa sia la democrazia, anche da noi. C’era un dittatore che aveva messo un freno ai tribalismi, aveva costruito uno Stato e una nazione che aveva un tenore di vita fra i più alti in tutto il continente africano. Un dittatore vanitoso e bizzarro che comunque aveva dato dignità e fierezza anti imperialista al suo popolo. Noi abbiamo bombardato la Libia, contro i nostri stessi interessi, noi abbiamo devastato un Paese che era prospero e l’abbiamo trascinato nel caos, una mischia furibonda in cui tutti sono contro tutti. E il nostro ministero degli esteri non sa dire altro che si deve “ripristinare la democrazia”?

Davanti a tanto squallore, a tanta insipienza, a tanta ignobile ipocrisia, non resta che sperare che tutto crolli, che questa gente si tolga dai piedi una volta per tutte, sepolta dalle rovine che franano ma in un coro di risate: l’onore di una fine nel sangue delle rivoluzioni si deve a chi aveva una sua grandezza tragica, non alla miseria morale dei servitorelli. 

Luciano Fuschini

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