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Europee 2014: il terrore corre sul voto

Le elezioni per il nuovo Parlamento europeo assumono in Italia un significato di autentico regolamento dei conti. Dopo la sua apparizione su La7 da Mentana, Beppe Grillo ha fatto il bis nel salotto di Vespa e secondo gli esperti del settore, anche se non brillantissimo, avrebbe fatto un'ottima figura, aumentando le sue possibilità di fare il boom di voti. 

Lo confermerebbero i sondaggi, i cui risultati secondo un'idiota consuetudine italiana, dettata dalla legge, non si possono conoscere nella settimana precedente alle elezioni. Lo testimoniano le dichiarazioni di Renzi e soci che già mettono le mani avanti sostenendo che se anche ci fosse il sorpasso del 5 Stelle ai danni del PD, esso non avrebbe un grande significato politico, trattandosi di elezioni europee. Insomma non si tratterebbe di un giudizio sull'operato del governo e sulle sue regalie agli italiani, ad incominciare dagli 80 euro in più in busta paga. Siamo il governo del fare, del fare per crescere, come dice l'ex sindaco di Firenze facendo il verso all'inno di Forza Italia. 

Gli italiani, dicono quelli del PD, hanno percepito che soltanto con il vento di novità promesso dal nuovo governo, l'Italia potrà cambiare grazie alla riduzione del peso della burocrazia, grazie a meno tasse e al taglio della spesa pubblica improduttiva. Ora e sempre “spending review”. Sarà. 

Gli italiani in questa fase sono portati, per forza di cose, a ragionare con la pancia. L'economia infatti è a pezzi, la povertà e la disoccupazione sono in aumento e non si vedono possibilità di invertire la tendenza al declino del nostro Paese. La paura di milioni di italiani è quella di dover pagare sulla propria pelle le ruberie cinquantennali e la cialtronaggini di una classe politica che continua a nascondere la testa sotto la sabbia, come gli struzzi, rifiutandosi di vedere quello che è di per sé evidente. I diritti degli italiani non sono tutelati, la giustizia e la magistratura sono quello che sono. La giustizia civile e penale hanno tempi interminabili. Intere regioni sono in mano alla delinquenza. E non si tratta soltanto delle quattro tradizionali del Sud. Ormai Ndrangheta e Mafia la fanno da padrone anche in Piemonte come in Lombardia. Lo Stato è assente e a questa debolezza congenita si aggiunge la percezione fondata di una invasione in corso del nostro Paese da parte di un esercito di extracomunitari che diminuisce le possibilità degli italiani di trovare un lavoro e di conseguenza ne aumenta le paure. È inutile quindi che Renzi parli della necessità di premiare il merito e la professionalità perché il Paese legale e reale va nella direzione opposta. 

Due giorni fa, nell'auto di un postino romano sono stati trovati pacchi di posta per diversi quintali, con corrispondenza risalente a diversi anni fa. Altra posta, ha ammesso il postino, è stata bruciata. In un altro Paese, in un Paese “normale”, dove chi fa il suo lavoro fa semplicemente il suo dovere, il postino sarebbe stato licenziato in tronco, i sindacati e i colleghi di lavoro avrebbero applaudito e il giudice del lavoro non avrebbe avuto niente da eccepire sul licenziamento. Invece, da quello che si è letto sui giornali, il licenziamento in tronco è soltanto una ipotesi estrema. E questo fa la differenza tra l'Italia e gli altri Paesi. Un eccesso di garantismo che premia e tutela i lavativi. 

È su queste cose che il 5 Stelle basa le sue fortune. Sulla rabbia dei cittadini per queste autentiche ingiustizie. Sulla rabbia dei cittadini che vogliono essere finalmente tali e non essere più sudditi di una banda di criminali che hanno taglieggiato il nostro Paese e che vogliono continuare a farlo, arricchendosi alle nostre spalle. 

I sondaggi e le relative indiscrezioni non lo dicono, ma la sensazione, basata sugli umori di amici e di conoscenti, è che Grillo farà il pieno di voti. Chi scrive prevede che il 5 Stelle prenderà tra il 35 e il 40% dei voti. La rabbia degli italiani è enorme e a fronte di tutto questo, il PD non trova di meglio che ventilare la candidatura di Giuliano Amato per la successione di Napolitano che dovrebbe togliere il disturbo entro fine anno. Amato, ossia proprio il capo di quel governo che nel 1992 introdusse il prelievo forzoso del 6 per mille sui conti correnti bancari. Una autentica rapina che nessuno ha dimenticato (o forse già molti la hanno dimenticata?). Vedremo davvero, comunque, come gli italiani accoglieranno le visite di Amato in questa o quella città. Secondo noi a sassate o, bene che gli vada, con il tiro di uova marce. Ma davvero Renzi è così al di fuori della realtà, ed è così privo di memoria, da voler candidare uno come Amato? Oppure è una scelta imposta? Da chi?

Irene Sabeni

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