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La ripresa secondo Padoan

La mano sinistra non sappia cosa fa la destra. La Commissione europea stila le sue previsioni economiche per il 2014 che vedono l'Italia confermare il suo declino e il ministro dell'Economia, Pier Carlo “Ocse” Padoan, si dice soddisfatto. «È la conferma – ha sostenuto – che le nostre misure sono giuste». Contento lui.

Le stime di Bruxelles dicono infatti tutt'altro. Il debito pubblico toccherà a fine anno il 135,2% sul Prodotto interno lordo, con tanti saluti alla spending review, in italiano la revisione della spesa. Il Pil a sua volta crescerà dello 0,6% quest'anno e di un 1% nel 2015. Numeri modestissimi e che non permetteranno di recuperare quanto si è perso in questi ultimi sei anni (un -1,9% soltanto nel 2013) con il crollo dell'economia, la chiusura di migliaia di imprese e una disoccupazione che, secondo l'Istat, ha superato il 13%.

La ripresa italiana è lenta, dicono i tecnocrati di Bruxelles. Lenta quindi nei confronti dei principali Paesi dell'Eurozona che, come la Germania, hanno dimostrato al contrario di essere ancora vivi e vegeti. La spesa delle famiglie torna a crescere, dicono da Bruxelles. Dove la Commissione europea veda questo aumento dei consumi è davvero un mistero a meno che Olli Rehn e i suoi tecnici-tecnocrati guardino al futuro e abbiano già tenuto conto del bonus di 80 euro promesso da Renzi, e soprattutto "annotata" la sua efficacia, tutta da dimostrare.

Bruxelles vede in miglioramento anche l'erogazione di credito alle imprese da parte delle banche che negli ultimi anni è stato molto più che carente contribuendo alla recessione-depressione in corso. Un credito che in questo biennio dovrebbe tornare a farsi vedere.

Ma qui siamo più alle speranze che alle previsioni basate su stime econometriche. A meno che, e questa è l'ipotesi più plausibile, la Commissione Ue non abbia sposato in pieno le chiacchiere delle banche italiane che hanno promesso che le cose cambieranno, e che torneranno a fare credito, dopo che il loro patrimonio si è rafforzato in seguito alla rivalutazione delle quote azionarie della Banca d'Italia detenute in portafoglio.

L'inflazione, insiste poi Bruxelles, dovrebbe raggiungere un minimo storico (0,7%) nel 2014, per poi salire all'1,3% nel 2015, tenendo conto delle deboli pressioni sul costo del lavoro e del calo dei prezzi energetici. Una deflazione che le imprese vedono in realtà come il fumo negli occhi, non tanto per il fatto che essa è spesso l'anticamera della depressione quanto perché il calo dei prezzi avrebbe un effetto devastante sui ricavi che devono andare a coprire i costi fissi sostenuti in passato.

Tranquilli, comunque: nel 2015 il debito pubblico scenderà al 133,9%.

È invece scontro con l'Istat sul livello della disoccupazione che Bruxelles a fine dicembre fissa al 12,2% (contro il 13% dell'organismo italiano) e che nel 2014 salirà al 12,8% per scendere al 12,5% nel 2015. Gongolante, ma non si capisce bene perché, il "nostro" Padoan, ex dirigente del Fondo monetario internazionale. «Siamo in presenza di una crescita economica» - ha affermato - «sta migliorando la competitività delle imprese e ci sarà un aumento di investimenti e occupazione nel periodo di previsione». Quindi in futuro.

Come si vede, siamo sempre al livello delle speranze e delle stime che si possono leggere e manovrare a piacimento. «Altri Paesi» – ha insistito il ministro - «hanno posizione di aggiustamento peggiore della nostra». Forse la Grecia? Dicevano i latini: beati quelli con un occhio solo in una terra di ciechi.


Irene Sabeni

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