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Europee 2014: dopo l'avvilimento, che fare?

Poche storie. I risultati delle elezioni europee sono il peggio che ci si potesse attendere.

L’astensione dal voto, che credo doverosa come scelta morale, non ha il minimo rilievo politico.

Il Parlamento europeo sarà ancora dominato da PPE e socialisti, la zuppa e il pan bagnato.

L’unico voto dirompente è stato quello degli inglesi che hanno dato il primo posto al partito di Farage; può essere dirompente perché, dato il sistema elettorale inglese col maggioritario puro, le percentuali di quel partito gli darebbero la maggioranza assoluta.

Il 25% del Front National francese non è sufficiente. Nel ballottaggio previsto dal sistema francese, la marmaglia centrista di gollisti, liberali e socialisti agiterebbe lo spettro del fascismo e vincerebbe.

Lo stesso vale per Syriza in Grecia, il partito di Tsipras. La marmaglia centrista gli sbarrerebbe il passo agitando lo spettro del comunismo.

Quanto alla piccola Ungheria, in Europa conta quanto il due di coppe quando la briscola è di denari.

Il calo dei partiti governativi in Germania e in Spagna è fisiologico e non lascia prevedere alcuna svolta reale.

Per venire a noi, è chiarissimo da molti anni che si vota più la persona che il partito, secondo le pessime modalità dei nostri padroni americani. Era chiarissima la grande popolarità di Renzi, uno che sa vendere la sua povera merce come pochi altri nel mondo. Uno che è molto più abile e intelligente di come lo rappresenta Crozza. Se l’apparato del PD e la vecchia guardia dei militanti di provenienza PCI avessero capito dove soffiava il vento, lo avrebbero proposto come candidato alla presidenza del Consiglio già in occasione delle elezioni politiche di un anno fa, e avrebbe stravinto come oggi.

M5S paga la sua incapacità di fare politica. Un leader italiano che ha scelto di portare i suoi in Parlamento, cioè dentro le istituzioni, non può urlare che non vuole dialogare con nessuno perché aspetta di avere la maggioranza assoluta, addirittura il 100%, per mandare tutti a casa a pedate sul sedere. Se lo fa, è fuori dal mondo e fuori di testa.

Come mai trionfa la palude del conservatorismo dopo 6 anni di crisi sistemica?

Intanto abbiamo esagerato la portata della crisi nei suoi aspetti economico-finanziari. Quando Berlusconi diceva che i ristoranti erano pieni, aveva ragione. Erano e sono pieni. Le strade sono un fiume ininterrotto di automobili di grossa cilindrata con una sola persona a bordo, il guidatore. Nelle domeniche di sole si riempiono di motociclette rombanti e costosissime. I luoghi di divertimento sono affollati. Le Agenzie di viaggio continuano a prosperare.

La crisi ha accentuato le distanze fra i benestanti e i poveri, ma la maggioranza della popolazione mantiene il tenore di vita, altissimo, di prima. Possiamo negarlo ma sarebbe negare l’evidenza. I tanti che hanno visto diminuire i loro redditi sono ancora convinti che le cose miglioreranno, quando i nuvoloni passeggeri saranno sfilati via.

Il fatto è che l’egemonia culturale liberal-social-democratica è assoluta e quasi incontrastata. La grande massa vede negli USA e nella NATO i difensori della nostra libertà. La grande massa è pienamente convinta che solo il libero mercato può rimettere in moto l’economia.

L’antieuropeismo non paga. Per l’opinione pubblica l’UE significa che si può viaggiare comodamente senza noiosi controlli alle frontiere e negli aeroporti, per i giovani l’Europa unita è un’occasione di incontri, di esperienze, di studio e di lavoro.

L’anti euro non paga. La moneta unica è comoda per chi viaggia, cioè per quasi tutti. La grande maggioranza della popolazione ha un gruzzoletto in banca. Queste persone sono convinte che il loro malloppo è più sicuro se è espresso da una moneta forte. Gli economisti hanno un bello spiegare che la svalutazione non comporta necessariamente l’inflazione. I risparmiatori capiscono immediatamente che il ritorno alle monete nazionali comporterebbe la loro svalutazione e quindi un’inflazione che taglierebbe i loro soldini dall’oggi al domani. Questi sono i messaggi che passano, non le analisi di Bagnai.

L’ostilità verso gli immigrati ha presa quando il cittadino-elettore pensa alle bande che scorrazzano per le nostre città rubacchiando, sporcando e pretendendo l’elemosina. Ma cade quando considera che ormai in quasi ogni famiglia c’è un vegliardo rincoglionito, che costa una percentuale altissima del reddito che potrebbe essere destinato ai giovani, bisognoso di badante. E le badanti sono rumene, ucraine, marocchine, tunisine; e cade quando nota che nei cantieri si parla albanese, moldavo, arabo. Chi vuole risparmiare, compra all’emporio gestito dai cinesi. Possiamo abbandonarci alle ostilità viscerali, ma la realtà è che la decadenza europea è la causa di quell’invasione che è l’immigrazione, più che esserne l’effetto. Siamo stati invasi perché siamo un continente alla deriva, non siamo alla deriva perché siamo stati invasi. Siamo stati invasi perchè siamo vecchi e stremati da 50 anni di abbondanza.

Ha poca presa anche la richiesta di un posto di lavoro stabile e sicuro. La mentalità dominante fra i giovani vede con orrore l’impiego, fino alla pensione, a due passi dalla casetta di papà e mammà. Il precariato e la mobilità sono visti dai giovani come un’opportunità più che come una condanna.

Dobbiamo convincerci che la mutazione antropologica c’è stata e ha creato guasti terrificanti. Non c’è la percezione che la crisi è profonda ed epocale, una crisi morale e di civiltà prima ancora che economica. 

Allora, che fare? Niente più di ciò che stiamo facendo. Continuare a predicare la verità rivolgendoci a quelle minoranze che ancora ricercano e ascoltano. Sono in atto movimenti sotterranei profondi nella grande geopolitica. Questa è la forza delle cose. Quei movimenti tellurici che i più non avvertono, quotidianamente cambiano gli equilibri strategici impercettibilmente, finché verranno alla luce in modo prorompente. Dopo la lunga incantazione ipnotica, il risveglio può essere rapido. In quel momento sarà stato utile aver fatto un’opera di presa di coscienza verso minoranze che si attiveranno, a meno che quei moti della geopolitica non preparino una grande guerra generalizzata. Allora i nostri appelli, come gli effimeri trionfi elettorali, saranno fuscelli spazzati via dal turbine.

Luciano Fuschini

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