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Tasse per ridurre il disavanzo

Dopo aver vinto le elezioni europee, il governo Renzi, secondo quanto chiede la Commissione europea, dovrà compiere “sforzi aggiuntivi”  per rispettare i vincoli del Patto di Stabilità e Crescita anche nel 2014. Soprattutto per dare il buon esempio visto che il secondo semestre europeo sarà presieduto proprio dall'Italia. Eppure sono mesi che l'ex sindaco spergiura che non ci saranno rialzi delle tasse mentre Padoan assicura che per evitarli basterà la crescita che si avrà quest'anno. 

Più una speranza che altro, ed una speranza poco fondata considerate le stime dei vari organismi internazionali che prevedono una crescita ben sotto l'1%. Dalla Bce al Fmi fino all'Ocse, è tutto un pianto. Una crescita ridicola, che recupererà ben poco di quello che si è perso in questi anni rispetto al crollo dell'economia reale, alla chiusura di migliaia di imprese e all'impennata della disoccupazione. 

L'Italia quindi dovrà fare la brava

La Commissione europea uscente ha emesso il suo ultimo documento nel quale si osserva come il nostro Paese sia agli ultimi posti quanto a ripresa e potenzialità di ripresa e che gli siano stati concessi già fin troppi ampi margini di manovra. La nota della Commissione lascia il tempo che trova, perché un altro esecutivo comunitario sta per sostituirla ma si tratta pur sempre di paletti che sono stati fissati. La nuova Commissione si prevede che debba essere più “sociale”, anche per tenere conto del malumore espresso dagli elettori che hanno premiato le formazioni euro-scettiche, anti-europee ed anti-euro. Così, nella riunione di due giorni fa, il documento finale nato come rigido nel non concedere un altro anno all'Italia per raggiungere il pareggio di bilancio, quindi azzerare il disavanzo, ha finito per concedere quello che Renzi e Padoan chiedevano. Una proroga. Niente è stato però regalato. 

Barroso e Rehn nei loro ultimi giorni a Bruxelles hanno voluto fare i difensori della stabilità. La stessa che in passato Paesi come la Germania e la Francia hanno allegramente violato, sforando il tetto del 3%. Ma si sa,  ci sono Paesi di serie A e quelli di serie B. Rimanendo nei canoni europei, per la serietà l'Italia viene collocata da tempo nella seconda categoria, per il suo peso in Europa nella prima. Ma se fallisce l'Italia salta tutta la baracca e con lei l'euro. Non siamo insomma la Grecia. Per questo ci è stato dato un anno aggiuntivo di tempo per fare quadrare il saldo tra uscite ed entrate. Come questo possa essere possibile senza nuove tasse è un mistero che Padoan e Renzi non hanno ancora spiegato. Peraltro le tasse sono già state aumentate. Lo dimostra la vicenda della Tasi, la nuova tassa su casa e immondizia che la Banca d'Italia ha previsto possa aumentare pure del 60%. Un fatto questo che il governo ha invece smentito. Una divaricazione del genere tra Palazzo Chigi e Via Nazionale non c'era stato nemmeno ai tempi di Berlusconi. 

Al di là delle chiacchiere resta la realtà di una crisi che ha tagliato drasticamente le entrate fiscali e contributive. Meno entrate significa più debito e più disavanzo. I numeri sono quelli e non si possono cambiare. E i buchi di bilancio potranno essere tamponati soltanto con nuove tasse. Vedi la patrimoniale che Padoan, quando era all'Ocse, aveva più volte suggerito ai governi italiani di adottare. Finiti i tempi dell'ingegneria finanziaria applicata ai conti pubblici, con lo slittamento all'anno seguente di alcuni capitoli di spesa, resta la realtà di una macchina pubblica, a livello centrale e locale, che ha un disperato bisogno di risorse per sopravvivere e per pagare le proprie clientele e che alla fine cercherà di convincere i cittadini che una patrimoniale è fatta in funzione del loro bene. Il che sarebbe come dire che l'impiccato dovrebbe ringraziare il boia per quello che sta per fargli.

Irene Sabeni

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