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La rivoluzione ha bisogno di armi. Mediatiche

È stato molto di più di quello che può sembrare a prima vista, l’Alterfestival che si è svolto a Rovereto dal 27 al 30 maggio. Da un lato c’è il valore della rassegna in sé stessa, lungo le quattro giornate di incontri pubblici culminati nella serata di venerdì 30 maggio con Alain de Benoist e Diego Fusaro a discutere, coordinati da Alessio Mannino, di un ipotetico “Requiem dell’economia capitalista”, ma dall’altro c’è una visione che trascende questi specifici contenuti. Diventando un ottimo esempio – quasi un modello – da tenere a mente in proiezione futura.

Gli obiettivi espliciti sono noti. Come da programma, attaccare i luoghi comuni in materia di rapporti tra economia e società. E il titolo della manifestazione, infatti, ribalta il dogma (o più modestamente lo slogan) con cui si pretende di legittimare in blocco le politiche iperliberiste dei governi Monti, Letta e Renzi. Dove il dogma afferma che tutto ciò è inevitabile poiché «ce lo chiede l’Europa», l’Alterfestival rovescia quell’arroganza truffaldina, e travestita da meditato realismo, trasformandola in una domanda sarcastica: «ce lo chiede l’Europa?».

È bastato aggiungere un punto interrogativo. Un punto interrogativo che però ne sottintende innumerevoli altri, e che fissa il primo strumento di ribellione allo strapotere dell’establishment: chiedersi continuamente, e instancabilmente, cosa si nasconda dietro le versioni ufficiali. Non solo per individuarne le singole bugie, ma soprattutto per riconoscerne le mistificazioni strategiche. Le forzature logiche che derivano da assiomi arbitrari. Le conclusioni fintamente ragionevoli che non sono affatto inevitabili in sé stesse, ma che lo diventano laddove ci si lasci inchiodare a determinate premesse, conformandosi al catechismo della Chiesa Occidentale di rito statunitense e alle sue subdole prescrizioni: l’idea che l’economia di mercato sia il trionfo della libertà individuale e quindi, per estensione, un caposaldo della democrazia; la competizione globale come approdo naturale della modernità, nel segno di un progresso planetario che per definizione è vantaggioso, e persino “giusto”, per l’umanità nel suo complesso; la doverosa autonomia delle banche centrali dal potere politico, nell’intento di impedire che i delicati meccanismi monetari e creditizi vengano scossi-danneggiati-compromessi dalle decisioni di governi politici più o meno inaffidabili, vuoi per mera incompetenza, vuoi per deliberata malafede.

In questa prospettiva di ritrovata consapevolezza – che non va assolutamente confusa con una ortodossia ideologica e che, perciò, antepone la qualità dei ragionamenti all’ansia di scodellare conclusioni e parole d’ordine – gli organizzatori dell’Alterfestival di Rovereto hanno colto un punto fondamentale. La priorità, oggi, è superare l’estrema frammentazione che caratterizza, e affligge, e vanifica, gli sforzi di chi cerca di contrapporsi al sistema dominante. E il punto di partenza, per riuscirci, è far sì che tali sforzi escano dai propri singoli ambiti, dove un po’ si proteggono e molto-troppo si isolano, per ricollocarsi in uno scenario collettivo. Nel quale, ribadiamolo, le differenze non devono essere sacrificate a delle sintesi obbligatorie e sbrigative, ma in cui i diversi apporti si manifestino finalmente, e inequivocabilmente, come altrettante sfaccettature di una realtà ben più ampia.

Una realtà che sia alimentata da intelligenze, anche specialistiche, in grado di approfondire ogni tipo di tematica e di vicenda, replicando nel merito a qualsiasi aspetto della vulgata imposta dai media mainstream e funzionale allo status quo. La vulgata spesso becera, ma nondimeno sussiegosa, dei sedicenti “tecnici” di matrice finanziaria e degli “autorevoli” editorialisti che ne rilanciano le tesi, allo scopo di convincere i più che tanta consonanza sulle questioni cruciali discenda da verità oggettive e inoppugnabili, anziché dal perverso interesse di quelle oligarchie a manipolare l’opinione pubblica.

Diciamolo in termini pratici: bisogna sostituire alla situazione odierna, che in Internet e altrove fa delle voci e delle iniziative non omologate una galassia confusa e misconosciuta (più sfilacciata che frastagliata), qualcosa che dia l’immediata percezione di un territorio condiviso e, sia pure con tutte le cautele già ricordate, di un fronte comune. Una sorta di portale, per usare il linguaggio della Rete, che permetta a chiunque sia interessato a posizioni alternative al “renzismo-exberlusconismo”, fosse pure per una curiosità occasionale, di avere la strada spianata. E di rendersi conto fin dal primo momento di quanto numerosi, e qualificati, siano gli interventi che si sono ormai accumulati: non sortite dilettantistiche e abborracciate, all’insegna di una mera e istintiva insofferenza per un mondo sempre più succube del denaro e del profitto, ma analisi approfondite e argomentate in ogni loro passaggio.

L’obiettivo, dunque, è dare piena visibilità a ciò che finora è rimasto nell’ombra, o che comunque ne è uscito solo in maniera occasionale. E la soluzione, in linea di principio, è perfettamente chiara: un polo informativo che operi simultaneamente sulle tre direttrici della comunicazione mediatica, che sono la stampa, la radio e la televisione. Si potrebbe cominciare via Internet e poi approdare, magari, ai canali digitali o satellitari.

Noi del Ribelle, come ben sa chi ci segue da tempo, abbiamo tentato di farlo con gli articoli del sito e con le trasmissioni di Raz24. Ci ha fermati la mancanza di fondi, ma il progetto resta nitidissimo e pronto da rilanciare. Il presupposto è comprendere che un canale di questo genere, con l’auspicabile aggiunta di un versante tv, è nell’interesse di chiunque voglia diffondere i semi di una cultura affrancata dall’economicismo. E  dall’asservimento agli USA. 

Non è questione di testate, o di primogeniture, o di altre vanità assortite. Il punto è mettersi al servizio di una finalità che vada al di là delle ambizioni individuali, o di cordata. L’Alterfestival di Rovereto lo ha fatto per quattro giorni: manca da provvedere agli altri 361.

Federico Zamboni

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