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Draghi e le sue banche

La Banca centrale europea continua a giocare con le parole per giustificare la propria politica monetaria orientata ad aiutare e a salvare le banche da se stesse. In primo luogo dalle proprie speculazioni. Il sistema finanziario resta infatti centrale per Mario Draghi che, purtroppo per noi europei, continua ad esserne il presidente. E continua a presentare la crisi in corso come indipendente dalle scelte sciagurate e criminose finora fatte dall'istituto di Francoforte. 

Tanto per dirne una, il non aver vincolato i giganteschi prestiti fatti alle banche europee al loro utilizzo in favore delle imprese e dei cittadini. Soldi che invece sono stati utilizzati per ricostruire il proprio patrimonio. Per l'economia reale, come abbiamo visto, niente. 

Così, planando sullo scacchiere internazionale, l'ex vicepresidente di Goldman Sachs, una delle banche più impegnate a speculare sempre ed ovunque, la banca che lo ha formato, ha sostenuto che «i rischi geopolitici e gli andamenti nei Paesi emergenti e nei mercati finanziari mondiali potrebbero essere in grado di influenzare negativamente le condizioni economiche, anche tramite effetti sui prezzi dell'energia e sulla domanda mondiale di beni e servizi provenienti dall'area dell'euro». Insomma per Draghi e i suoi complici, impegnati nella tradizionale riunione mensile del direttivo della Bce, se l'economia europea non riuscirà a riprendersi, e se il sistema economico italiano si sgretolerà, la colpa o la responsabilità devono essere attribuite a fattori esogeni, quindi esterni, tipo i prezzi del petrolio che potrebbero riprendere a salire per le tensioni in Iraq, causate dalla guerra civile in corso. 

Poi, bontà sua, Draghi ha citato le dinamiche dei mercati finanziari mondiali che è un po' come dire tutto e il contrario di tutto. Mercati che lui stesso ha contribuito a destabilizzare regalando di fatto soldi ai banchieri, con i quali giocare in Borsa. 

La parola magica per Draghi resta comunque l'inflazione. Egli, come presidente della Bce, deve tenerla sotto controllo. Quello rappresenta il suo compito istituzionale. Per il resto, chi se ne importa. L'economia è in recessione? Pazienza. Forse in futuro andrà meglio. Certo, se l'eccessiva inflazione è un male, al massimo si può arrivare al 2%, anche il suo contrario non va bene. E adesso nell'area dell'Euro si sta assistendo al suo contrario. La deflazione, con la caduta dei prezzi, è una ipotesi che non fa dormire sonni tranquilli al banchiere di fede e interessi anglofoni perché avrebbe effetti catastrofici per i ricavi delle imprese, le quali sono già penalizzate da una ripresa bassa che rimarrà tale anche nel prossimo semestre. 

Il terzo trimestre del 2014 è stato in tal senso molto inferiore alle attese e alle speranze. Che fare allora? L'economia reale deve muoversi da sola e i governi dovranno accompagnarla aumentando il campo di applicazione delle riforme strutturali. In primo luogo, quella del lavoro che dovrà essere sempre più precario e più flessibile. In base al principio che le imprese assumeranno soltanto se potranno pagare poco i nuovi dipendenti. Altrimenti, pensa Draghi e con lui i vari Marchionne ed Elkann, più i loro servi nei sindacati collaborazionisti, non sarà possibile affrontare la concorrenza dei cinesi che i dipendenti li pagano pochissimo o niente. Ma dal niente alla povertà il passo è breve pure in Italia. 

Insomma il solito copione e le solite analisi. E soprattutto le solite conclusioni. Se l'economia europea è ferma e se c'è un pericolo di deflazione, ci dovrà pensare la Bce. “Misure non convenzionali”, è l'ipotesi di Draghi. In buona sostanza, più liquidità nel sistema, per tenere in piedi i prezzi e perché le imprese abbiano maggiori possibilità di accesso al credito. Ma più liquidità in circolazione significa soltanto, ancora una volta, più soldi alle banche che continueranno ad usare quelli che sono soldi pubblici, soldi dei cittadini, per coprire i propri buchi di bilancio. Niente credito invece né alle famiglie né alle imprese. Draghi lo sa bene ma se ne frega. Se con i soldi che lui e i suoi scudieri gli daranno, le banche continueranno a comprare titoli di Stato per garantirsi guadagni sicuri, la Bce non potrà che esserne contenta. I tassi di interesse infatti resteranno ad un livello accettabile unitamente all'inflazione. E Draghi potrà millantare di essere stato coerente con il suo incarico ufficiale. Anche se l'economia reale continuerà ad andare allo sfascio.

Irene Sabeni

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