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Palestina: il genocidio continua

Che il popolo palestinese debba essere spazzato via dalla faccia della terra è elemento essenziale, per Israele, per poter continuare a perpetrare la sua stessa esistenza. Si tratta di una considerazione ovvia, ancorché politicamente scorretta e censurata su qualsiasi tipo di media, per il semplice motivo che un popolo privato della sua terra (i palestinesi), o prima o poi, se non in modo perenne, tornerebbe immancabilmente a pretenderne la resa.

Naturalmente il linguaggio accettato da ogni organo di informazione e diffusione, così come dagli ambienti politici accreditati, evita accuratamente di prendere coscienza di questa realtà elementare proponendo interminabili discussioni e tavoli su un "processo di pace" che tra due contendenti con queste intenzioni non è possibile stipulare, se non in maniera temporanea.

Qui non siamo in conflitto con le parole e i concetti e dunque procediamo in una rapida ed essenziale analisi su quanto sta accadendo. 

Basterebbe prendere visione della immagine che pubblichiamo in calce a questo articolo (anche se non è aggiornatissima) per rendersi conto dell'operato reale e tangibile di Israele e per poter arrivare subito alle conclusioni. Ma non ce la giochiamo così facilmente. E partiamo con due cenni di storia, dunque con due "fatti", che si sottraggono per ciò stesso al campo delle "opinioni". Chi vuole opinare può continuare a farlo su ogni argomento, ma non sui fatti. Che non sono opinabili.

In un articolo del 10 Febbraio 2009 scrivevamo: 

La legittimità della creazione di uno Stato Ebraico sul territorio dell'antico “Erets Israel” (…) discende da due elementi ben precisi. Il primo di carattere religioso: rinvia a un passaggio della Bibbia (Gen. 15, 18-21). Il secondo di carattere storico: l’aver posto i palestinesi, nel 1948, di fronte al fatto compiuto.”

(Qui il testo completo)

E non troviamo parole migliori anche oggi, per descrivere storicamente quanto accaduto ed è all’origine di tutto quanto avvenuto in seguito sino a oggi.

Dunque, lo Stato di Israele esiste e trova la sua legittimazione su, appunto, due fatti.

Per quanto attiene al primo la cosa è molto più semplice di quanto sembri: vi si deve accordare attenzione e legittimazione così come la si deve a ogni altro tipo di narrativa di carattere religioso. Per il secondo punto, se possibile, l'analisi è ancora più sintetica: si tratta di una operazione operata con la forza del vincitore. Decisa a tavolino e imposta al mondo e soprattutto ai palestinesi mediante coercizione. Se così non fosse, Israele non sarebbe tuttora dotato dei più grandi arsenali militari (anche atomico) del mondo. Il "libero Stato di Israele" è di fatto un luogo ove i cittadini vivono rinchiusi come in un bunker e protetti dall'esercito: c'è dunque originariamente, e tuttora, il vizio colossale della sua istituzione mediante la forza. Nessun altro Paese al mondo deve al momento difendersi da rivendicazioni simili a quelle che riceve Israele.

Tornando al punto principale, di cui poi i fatti di questi giorni non sono che l'ennesimo aggiornamento del medesimo copione, Israele, a riprese separate ma collegate a una unica strategia, e secondo convenienza del momento, prosegue dunque nel suo intento che unicamente chi è in malafede non può non vedere: l'estensione del suo dominio sul territorio, l'estensione del territorio stesso, e l'eliminazione di quanti più palestinesi sia possibile. Il tutto, in modo ancora più ovvio, con la motivazione ufficiale della sicurezza

Ora, non si dà sicurezza, non si può dare, in ogni caso in cui vi sia una contesa del genere. Dunque da questo punto di vista Israele sta operando proprio al fine di ottenere l'unica situazione possibile per arrivare a tale sicurezza: la sparizione dalla faccia della terra di ogni singolo palestinese.

Quelli che oggi vengono chiamati "territori occupati" (occupati ovviamente per le medesime ragioni di sicurezza...) sono territori che anche la spartizione a tavolino aveva lasciato agli originari proprietari, i palestinesi, e che ovviamente non verranno mai resi loro (che un territorio venga definito "occupato”, proprio in quanto non di proprietà, è considerazione persino superflua). Non solo: la continua espansione fisica dello Stato di Israele, la continua privazione che i palestinesi sostengono, di terre fertili, di terre con possibilità di accedere all’acqua, e di ettari di terra in senso lato, è esattamente l'elemento che a Israele stesso serve per continuare nel suo processo: ogni rivendicazione, ogni sussulto, ogni razzo, ogni tentativo di reazione del popolo palestinese - attenzione: in  reazione all'azione di espansione di Israele - viene utilizzato da quest'ultimo proprio per continuare nella sua opera di cancellazione territoriale e fisica della Palestina. Quella che è una sacrosanta reazione a una azione coercitiva viene utilizzata per una nuova azione, in una strategia bellica oliata alla perfezione dalla complicità degli Stati Uniti, dai suoi Paesi satelliti (Europa inclusa) e dalla ramificazione onnipresente delle rivendicazioni ebraiche all’interno del mondo dei media (basta scorrere i nomi dei grandi possessori dei network e del sistema bancario mondiale di cui sono megafoni per rendersene conto).

Gli stessi vertici politici israeliani, che pure si appellano alla "comunità internazionale" ogni volta in cui dalla Palestina si erge un atto di reazione, viene del tutto messa da parte, e ne abbiamo avuto prova anche nelle ultime ore per voce dello stesso premier Netanyahu, quando invece è Israele che intende agire per la sua strategia di sempre. 

Posto che il processo di pace è impossibile da portare avanti con le premesse storiche stesse sulle quali è nato Israele, tutto il resto del mondo, e ognuno di noi, deve interrogarsi unicamente su un quesito: operare mediante la forza in reazione all'azione di forza perpetrata da Israele oppure assistere inermi al completamento del genocidio del popolo palestinese. 

Valerio Lo Monaco

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