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Putin "condona" i debiti di Cuba

Putin ha fatto precedere il suo viaggio nell’America latina dalla notizia che la Russia cancella il 90% del debito cubano, impegnandosi inoltre a utilizzare il restante 10% per investimenti nell’economia dell’isola caraibica.

I poteri politici e finanziari dell’Occidente mettono la sordina a una notizia come questa, che invece provoca approvazione incondizionata fra chi a questo Occidente si oppone.

Benissimo, ma andiamoci piano con gli entusiasmi.

Nel mondo della politica e delle relazioni internazionali nessuno regala senza contropartita. Non è il regno del dono disinteressato. La contropartita che Putin si attende è presumibilmente politica.

Ciò che fa infuriare i russi è l’espansione progressiva della NATO attorno ai loro confini, dopo la dissoluzione dell’URSS e nonostante le assicurazioni che George Bush fece a Gorbaciov sulla non intenzione degli USA di approfittare della situazione per spingere la loro influenza e le loro basi militari sempre più a est.

Visto l’accerchiamento di fatto che gli USA stanno completando verso i confini della Russia, per il governo di Mosca un’analoga sua manovra in America latina, il tradizionale “cortile di casa” degli yankee, sarebbe una formidabile carta da giocare in un’eventuale trattativa, merce di scambio per consentire un contemporaneo disimpegno di basi NATO in Europa orientale e delle eventuali basi russe nell’America centro-meridionale.

Lo stesso calcolo provocò la crisi dei missili a Cuba nel 1962, la circostanza che fece correre al mondo la più seria minaccia di scontro nucleare di tutta la cosiddetta guerra fredda.

Se la visita di Putin significasse anche questo, in contemporanea con la gravissima crisi ucraina, incomberebbe su tutti un pericolo reale e tremendo.

Finalmente perfino l’allineatissimo Napolitano prende atto di quella minaccia di guerra generalizzata che tutti i media sembrano stolidamente ignorare.

Con parole insolitamente chiare il nostro Presidente denuncia il fatto che l’UE si occupa solo di questioni economico-finanziarie, trascurando completamente uno scenario internazionale che si aggrava di giorno in giorno.

Finalmente Napolitano nota, pur con la doverosa cautela del linguaggio diplomatico, che il dopo 11 Settembre 2001 è stato una lunga serie di errori e insuccessi.

In Afghanistan dopo quasi 13 anni di guerra asimmetrica, dove la NATO ha potuto dispiegare una potenza di fuoco mille volte superiore a quella dei resistenti, i talebani occupano parti significative del territorio e si apprestano a dilagare nel Paese dopo il disimpegno della maggior parte delle truppe di occupazione.

In Iraq si è installato un governo più amico dell’Iran che degli USA, mentre parte del territorio è praticamente uno Stato indipendente curdo, invìso alla Turchia alleata strategica degli USA, e un’altra parte è stata conquistata recentemente da quelle formazioni estremiste per distruggere le quali si era mossa la macchina da guerra americana, almeno secondo la propaganda di Bush figlio e dei suoi reggicoda.

Libia e Siria sono in pieno caos, come tutta l’area delle “primavere arabe”, e nel cuore dell’Europa si combatte una guerra che potrebbe mettere NATO e Russia una di fronte all’altra.

Sforziamoci per un attimo di dimenticare il ruolo nefasto recitato da Napolitano in alcune di quelle vicende e soprattutto nel caso libico, e apprezziamo che finalmente un uomo di Stato europeo inviti a riflettere su una politica internazionale disastrosa e sui pericoli che comporta.

Chissà che dopo questa bacchettata che viene da fonte non sospetta, i talk show della nostra squallida TV non decidano di occuparsi anche di questioni di vitale importanza e non solo dell’appeal di Renzi nonostante il suo inglese maccheronico, del “cerchio magico” attorno a Berlusconi, della riforma del Senato, dell’andamento dello spread e di altre quisquilie (e “pinzillacchere”, avrebbe aggiunto l’immortale Totò).

Luciano Fuschini

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Rassegna stampa di ieri (14/07/2014)

Ribelle 59 - Giugno 2014