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Padoan, se questo è un Ministro…

Quanto avvenuto stamane al Parlamento ha dell’inaudito. E (almeno) nel corso dei telegiornali di mezza giornata pare che nessuno lo abbia notato con la dovuta sottolineatura.

Il Ministro del Tesoro, nel corso di una audizione ufficiale e nel pieno del merito del suo ambito preciso di competenza, di fronte alla sacrosanta domanda riguardo una possibile nuova manovra correttiva dei conti economici in Italia della quale si inizia a parlare con una certa insistenza, si è trincerato dietro un semplice - e semplicistico - «no comment»

In altre parole non ha voluto rispondere a una domanda su un argomento di sua diretta competenza. Come fosse un cittadino qualsiasi al quale magari viene rivolta una domanda sulla propria sfera personale, Padoan ritiene di non dover commentare su un argomento che è invece non solo di dominio pubblico ma, ribadiamo, di sua diretta pertinenza. C’è di che basta per chiedere a forza le sue dimissioni immediate. Ministro del governo in carica, e in dipendenza diretta, di fatto, di ogni italiano, ha dunque rifiutato di svolgere la sua funzione, e non in un dibattito televisivo, non in una intervista rubata in mezzo alla strada, ma dentro a un luogo istituzionale.

Beninteso, i motivi per il suo recalcitrare di fronte a un argomento del genere ci sono tutti: dichiarare oggi che è già allo studio una misura correttiva per tentare (vanamente) di riequilibrare i conti pubblici in ulteriore caduta libera sarebbe stato un fulmine a ciel sereno. Ove “ciel sereno” è ovviamente solo quello presente sulle teste degli ingenui che tale possibilità non reputano veramente probabile.

Come sappiamo, tutti i dati - tutti - relativi allo stato dell’economia nel nostro Paese vanno nella direzione (che era facile prevedere) di un peggioramento costante e inesorabile. Il nostro debito pubblico aumenta senza sosta, il dato di inflazione scende ulteriormente e l’economia pertanto non riparte. Il che significa che spendiamo sempre di più di quanto incassiamo, che non c’è denaro in giro e dunque la gente compera sempre meno, e che la spirale deflazionistica in corso non può che spingere ulteriormente in basso le possibilità di invertire la rotta ai fini di una ripresa dell’occupazione e dunque dei consumi, operazione vista tuttora come panacea di tutti i mali.

Padoan ha sì dovuto ammettere che «non ci sono bacchette magiche» per far ripartire l’economia, e dunque si è trattato di una ammissione di impotenza, ma non è entrato nel merito di alcuna strategia del governo per tentare di agire su una situazione disastrosa. L’unica cosa di un certo rilievo partorita dal Ministro è stata quella relativa alla norma degli 80 euro di Renzi che, ha ribadito, «diventerà permanente». Notare, per favore, l’utilizzo del tempo futuro nella dichiarazione: come a confermare che ancora non lo è, permanente, e che ci si adopererà per farla diventare tale. In futuro…

Naturalmente nessuno, a parte gli “ingenui” di cui sopra, ha pensato che tale manovra sarebbe stata quella adatta a far iniziare un cambiamento della situazione in Italia. Come sappiamo si è trattato di una mossa in perfetto “stile Renzi” per disinnescare i rischi che potevano derivare dalle elezioni europee (con risultato peraltro ottenuto) ma nulla più: premiare, e con poco, chi un lavoro lo ha già senza incidere minimamente sulla possibilità di ripresa dell’occupazione poteva essere unicamente una boutade elettorale simile, nei fatti, a quelle utilizzate dai partiti della Prima Repubblica dove nel più classico dei voti di scambio venivano date agli elettori le sole scarpe destre con la promessa di consegnargli le sinistre una volta il risultato nelle urne fosse stato ottenuto. 

Allo stesso modo, non sarà sfuggito ai più e speriamo almeno ai nostri lettori, con il medesimo “stile Renzi” è stato dato l’annuncio, giorni addietro, che i dati relativi alla cassa integrazione iniziavano a essere in calo. Vero, per la precisione numerica. Ma ciò che si è evitato di dire in tale circostanza è che la cosa sta avvenendo non perché c’è meno bisogno di cassa integrazione quanto perché essa è arrivata a scadenza. Una volta esaurita anche quella in deroga non c’è più spazio per ottenerla, e dunque per gli ex cassa integrati si aprono - e ne avremo contezza a breve - le porte della disoccupazione.

È evidente, insomma, che le cose stiano continuando ad andare nel verso che era facile prevedere ed è certo, pertanto, che una “manovra correttiva” è alle porte. Di qui il silenzio intollerabile di Padoan.

A livello generale, dunque, e come viatico per il mese di Agosto alle porte, l’Italia sta continuando a sprofondare ed è facile aspettarsi che non appena tornati a temperature climatiche più fresche, se non proprio durante il solleone estivo, arriverà sulla testa degli italiani la ciliegina indigesta della manovra. Per come la si vorrà chiamare, e per come Renzi e i suoi tenteranno di farla digerire, si tratterà in ogni caso di un ulteriore prelievo dalle tasche di ognuno di noi.

A livello europeo il problema è allo studio da tempo: si sa bene, da quelle parti, che la situazione non sta affatto migliorando e che è necessario fare delle operazioni per non far crollare definitivamente il tutto entro tempi brevi. 

Lo avevamo ipotizzato su queste pagine già circa due anni addietro: si farà di tutto per perpetuare l’illusione. I 300 miliardi promessi dal neo eletto Juncker alla Commissione Europea, per rilanciare l’economia, sono uno di questi tentativi allo studio, così come l’ennesimo aiuto alle Banche promesso da Draghi non più tardi di due settimane addietro.

Lo scenario è chiaro: i governi locali non sono in grado, se non con giochi di prestigio di occultamento temporaneo, di operare inversioni di tendenza rispetto al declino inesorabile, e a livello superiore si corre ai ripari cercando di fare, anche in Europa, né più né meno di quanto fatto in Usa sino a ora, cioè tipologie di quantitative easing mascherati, per via di “misure non convenzionali”, che non tarderanno a rendersi manifeste. 

La situazione è peggiore adesso rispetto anche a due anni addietro. E qualche “trucco” è ancora possibile. Vedremo che non tarderanno a propinarlo e che lo berremo tutto d’un fiato, perché oramai lo stato di annientamento delle coscienze critiche (almeno di noi italiani) è talmente basso dal non rilevare neanche l’assurdità di un “no comment” da parte di un Ministro del nostro Stato. 

Valerio Lo Monaco

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