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Il momento è propizio, per radere al suolo "il lavoro"

L'Europa economica, vedremo, adesso sarà costretta a muoversi sul serio. La Commissione europea e la Banca Centrale Europea, a questo punto, non possono più tardare dal mettere sul tavolo ciò che hanno in mente di tirare fuori dal cappello a cilindro: i dati provenienti dall'economia tedesca sono allarmanti, e hanno validità per ben oltre la sola Germania.

Che essa non potesse continuare a crescere indisturbata, e a esportare e un "resto dell'Europa" e a un "resto del mondo" che non ha più denaro neanche per comperare i prodotti made in Germany era cosa che prima o poi anche i più scettici avrebbero dovuto ammettere. Che la battuta di arresto arrivi proprio nel momento in cui da più parti si continua a ripetere che dopo le varie cure dimagranti imposte ai tanti Paesi si fosse iniziato a prendere la strada della ripresa ha però l'effetto di un fulmine a ciel sereno.

Dunque la Germania ristagna. Figuriamoci come sono messi "gli altri". Dell'Italia, nel particolare, è persino superfluo ormai quasi continuare a dire: i dati relativi al debito pubblico e al rapporto con il Pil sono eloquenti. E i vari annunci fatti in merito agli zero virgola di crescita ripetuti sempre in modo così presuntuoso sino a qualche mese addietro - per intenderci, in "zona insediamento Renzi" - stanno lasciando il posto alla più classica pletora di aggiornamenti in peggio. Sino al ridicolo 0,3% di questi ultimi giorni, che ovviamente sarà soggetto a ulteriori ritocchi (facile immaginare al ribasso) da qui alla fine dell'anno. Tutti gli errori sulle previsioni fatte negli ultimi cinque anni naturalmente non impediscono ai vari governi, e l'ultimo in carica non fa eccezione, di fare ulteriori previsioni roboanti per i 2015. Per l'anno prossimo, dunque, in cui è previsto un Pil di addirittura l’1,5%. In base a quale evento non è dato sapere. Per quanto riguarda questo, di anno, e soprattutto i mesi che abbiamo davanti, sarà invece il momento di vedere appunto "le carte" (metafora quanto mai azzeccata) attraverso le quali dai piani alti si penserà di poter far ripartire la situazione.

Beninteso, non vi è alcuna correlazione diretta, come invece tentano da sempre di convincerci, tra lo stato dell'economia reale e i vari valori di spread dei Paesi: basti su tutti il valore di spread attuale dell'Italia, ben sotto i 200 punti, nel momento in cui dal lato dei conti pubblici il nostro Paese si trova in situazione ben peggiore di quanto non fosse invece al momento in cui lo spread veleggiava oltre i 500 punti con l'obiettivo, ormai praticamente dimostrato, di far cadere l'allora governo in carica onde permettere, attraverso il golpe Napolitano, l'insediamento di Mario Monti prima e di Enrico Letta poi sino a Renzi. Tutti personaggi, certamente i primi due in modo diretto ma anche il terzo in virtù della sua spendibilità alla causa, molto ben visti dagli ambienti della speculazione finanziaria internazionale. 

L'Italia rasa al suolo dagli inviati del Bilderberg, ad ogni modo, non si è affatto ripresa. E siccome il "lavoro" necessario alla sua definitiva capitolazione sociale deve essere terminato, una nuova ondata di crisi, questa volta comprendente anche la Germania, servirà alla bisogna.

All'orizzonte ci sono due cose sopra ogni altra. Da una parte le "misure non convenzionali" tanto e sempre sbandierate dalla BCE e ora in prossimità di essere sul serio rese pubbliche e adoperate. Dall'altra parte il denaro che Juncker ha promesso di stanziare a livello europeo. Questa pioggia di liquidità, però, non arriverà gratis, o quanto menò sarà di certo più costosa di quella messa in atto per anni dalla Federal Reserve per gli Stati Uniti. Ma se mentre per quanto attiene alla Banca Centrale Europea il tutto si risolverà facilmente a favore delle Banche così come è sempre avvenuto (e in ogni caso ne sviscereremo i dettagli non appena se ne saprà di più) per quanto riguarda i Paesi sottomessi alla Commissione Europea si tratterà di cedere su un punto fondamentale che sino a ora non è stato del tutto consegnato in mano ai padroni del vapore. Per ricevere il denaro si dovrà accettare la "riforma" delle "riforme", quella di cui si parla spesso senza entrare nei dettagli, quella applicata a macchia di leopardo in tanti luoghi d'Europa eppure mai imposta sul serio come invece "i padroni" auspicano.

È il momento di farla passare, adesso. Proprio per mezzo della nuova ondata di crisi ormai piombata sul vecchio continente - che questo stop della Germania non è altro che lo squillo di tromba. Si tratta della riforma europea sul "mercato" del lavoro. 

In Italia Renzi è l'uomo giusto per farla passare, quasi senza che gli italiani se ne accorgano. 

E ovviamente in cambio dell'ennesima illusione, che questa volta non sarà solo opera del Presidente del Consiglio, ma verrà corroborata, appunto, anche dai piani alti d'Europa.

Nello specifico del nostro Paese, la cosa prenderà le sembianze della flessibilità sui conti, ovvero della possibilità di sforare i parametri di rapporto tra deficit e Pil. L’Europa è costretta a rivedere tali parametri: praticamente nessun Paese potrà rispettarli, vista la situazione, e dunque per poter andare avanti dando la parvenza che tutto può continuare senza crollare del tutto, tali parametri saranno allargati. Ciò che sino a ieri era impossibile anche solo pronunciare ora verrà palesato come possibile, anzi, indispensabile.

Naturalmente tale concessione non sarà indolore, ma verrà anzi messa in opera a patto che i Paesi svolgano alcuni compiti a casa molto precisi. Uno su tutti, come detto, il definitivo smantellamento delle tutele sul lavoro. Da noi la cosa offrirà il destro al governo per portare avanti lo scempio del Jobs Act promesso da Renzi a suo tempo. 

In altre parole, pur di avere la concessione sulla revisione dei conti, cioè più margine, e più flessibilità sul rapporto deficit/Pil, l’Italia sarà costretta a varare l’unica riforma annunciata - o sarebbe meglio dire minacciata - dal governo in carica. Riforma venduta a tutti come indispensabile per far ripartire l’occupazione ma soprattutto vista con enorme favore da tutti gli attori internazionali della speculazione che pur di continuare a rastrellare sangue dalle vene dei cittadini coglieranno la palla al balzo per sprofondare nell’incertezza, nel lavoro sottopagato, non protetto né tutelato, milioni e milioni di persone.

Il momento è adattissimo, adesso, per farla passare. Altrimenti l’Europa non ci concederà maggiore flessibilità e torneranno i fantasmi - ci diranno - della troika e del commissariamento…

A meno di colpi d’orgoglio e di moti finalmente rivoluzionari, che non sono all’orizzonte, gli italiani accetteranno supini anche questo altro esproprio sulla propria pelle. 

Valerio Lo Monaco

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