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Grecia: la speculazione sulla salute della gente

Vale la pena tornare ad aggiornare sulla situazione in Grecia, anche se appare che nella percezione pubblica del resto dell’Europa si sia archiviato l’argomento con la storicizzazione a veloci tappe forzate che contraddistingue il settore delle news.

Ciò che accade tuttora in Grecia è invece, come da anni ormai, l’esperimento generale di ciò che probabilmente attende gli altri Paesi del Vecchio Continente. 

Ieri medici e personale paramedico sono scesi in piazza per protestare contro un nuovo disegno di legge che prevede la creazione di una società per azioni - sì, una SpA - allo scopo di gestire i fondi degli ospedali. La sanità pubblica, insomma, nel gorgo della Borsa.

La nuova legge, presentata al parlamento proprio dal Ministro della Sanità Makis Voridis, provocherà la sospensione delle attività di molti ospedali pubblici e altre strutture saranno trasformate in imprese private. Con le ovvie ripercussioni sui malati, sugli ospedali e sui medici.

In un Paese in cui l’accesso alla sanità per buona parte della cittadinanza è precluso dallo smantellamento costante delle strutture pubbliche, e dunque si rinuncia di fatto a curarsi per l’impossibilità di pagarsi le spese da sé, questo ulteriore taglio nel settore significa precipitare la popolazione in una condizione di assoluta solitudine.

L’obiettivo, in Grecia come altrove, è quello di ridurre le prestazioni pubbliche al minimo indispensabile (e chissà magari tagliarle del tutto nel prossimo futuro) per ottenere un duplice risultato. Da una parte contribuire a tagliare interi pezzi dello Stato Sociale e dunque risparmiare denaro onde poterlo trasferire nella tasche profonde degli esponenti i cui interessi sono curati dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Centrale Europea. Dall’altra parte imporre ai cittadini, per curarsi, di rivolgersi a strutture private - se possono permettersi di farlo - per ingrassare i proprietari di queste ultime. Oppure l’obiettivo, chissà, è quello di lasciarli morire il prima possibile, senza cure. Così lo Stato risparmierà anche sulla elargizione delle pensioni, che i cittadini non arriveranno proprio a poter percepire.

(vlm)

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