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Mannaggia: c’è un «localismo esasperato»

Ci si potrebbe scrivere un intero libro – e sarebbe un libro da aggiornare continuamente con nuovi esempi – intorno alla mistificazione/passepartout con cui i politici di governo giustificano ogni sorta di tagli alla spesa pubblica e di sterzate in chiave neoliberista: «I tempi sono cambiati e non si può fare diversamente».

La conferma di giornata arriva dal presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino. Il quale, durante un forum organizzato dal quotidiano La Stampa, se ne esce con questo bel discorsetto: «Siamo vittime di un localismo esasperato. Per decenni abbiamo pensato che fosse giusto avere in un raggio di 30 chilometri la scuola, l’ospedale, l’aeroporto: di tutto, di più. Non so se quella scelta fosse giusta o sbagliata, di quella generazione faccio parte anch’io, ma so per certo che oggi non è più possibile».

Come si dice, “di ogni erba un fascio”. Che cosa c’entrano, nello stesso calderone delle aspettative esagerate, dei servizi di natura completamente diversa quali «la scuola, l’ospedale, l’aeroporto»? Mentre quest’ultimo può non essere un problema averlo anche a distanze superiori ai trenta chilometri citati da Chiamparino, la vicinanza a scuole e ospedali è tutt’altro che un lusso. Inoltre, è proprio il modello economico dominante a spingere sull’acceleratore dei consumi – ossia del soddisfacimento dei desideri, più o meno (in)fondati – 24 ore su 24, festività comprese. L’aspirazione al «di tutto, di più» non è scaturita spontaneamente dai cittadini, ma è stata loro instillata con ogni sorta di messaggi mediatici, sia espliciti che impliciti. Ivi incluso, tanto per restare in Piemonte, il famigeratissimo TAV, imperniato sull’idea (o piuttosto sul mito) che sia essenziale spostarsi con estrema rapidità da un capo all’altro dell’Unione Europea.

Ma forse va trovata qui, la quadratura del cerchio: più si rende necessario spostarsi dai luoghi di residenza e più si potranno moltiplicare le infrastrutture connesse al trasporto. Di qua i tagli alla spesa pubblica che eroga servizi alla popolazione, e di là l’aumento del giro d’affari delle aziende private, vuoi attraverso gli appalti, quando a costruire siano lo Stato o gli enti locali, vuoi attraverso gli incassi d’esercizio.

Invece di arroccarsi sul fatalismo delle (pseudo) constatazioni di fatto, i Chiamparino di turno dovrebbero riflettere su ciò che ci ha condotti a questo punto. Non solo riflettere, anzi. Ma assumersene appieno la responsabilità.

(fz)

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