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Suvvia, «Obama e soci»: un po’ di cautela…

È solo una goccia nell’oceano della disinformazione, l’articolo firmato oggi da Vittorio Feltri e pubblicato sul sito del Giornale con il titolo Un consiglio a Obama: andiamoci piano con le guerre mondiali”. Eppure, nel suo piccolo, rientra in una mistificazione di ben più ampia portata, che è essenziale comprendere e tenere a mente: la banalizzazione del grande potere economico e politico, e di chi lo detiene, dandone delle letture superficiali, che tendono a sminuire il livello di consapevolezza che sta dietro le decisioni assunte di volta in volta, ivi incluse quelle di maggior rilievo.

Prendiamo come esempio la chiusura del pezzo di Feltri. Dopo essersi lungamente soffermato, deprecandole al massimo grado, sulle scelte che determinarono via via lo scoppio della Prima guerra mondiale e i successivi massacri, l’editorialista torna all’attualità soltanto in extremis e scrive: «Le guerre non sono ciliegie eppure l'una tira l'altra. Tant'è che Obama e soci meditano di farne un'altra contro l'Isis, e non pensano che così creeranno i presupposti per incrementare le decapitazioni e i monumenti ai caduti».

La chiave di volta, come i più attenti avranno già capito, è in quel «non pensano che (…)». Il messaggio che si cerca di far passare è che la colpa di Obama & C. risieda in una certa avventatezza, che li induce a iniziare questo nuovo conflitto senza aver adeguatamente ponderato le sue conseguenze. Il sottinteso, allo stesso tempo, è che si tratta di persone che in buona fede stanno tentando di agire per il meglio, ossia a difesa dell’Occidente democratico e liberista e delle rispettive popolazioni. Per quanto gravi potranno essere gli esiti, fino a un bagno di sangue di enormi proporzioni, si rimarrebbe appunto nei limiti della colpa, anziché del dolo.

Quella che a prima vista appare un’accusa, e quasi una requisitoria (visto l’insistito e inorridito richiamo all’ecatombe del 1915-18), si risolve così nella conferma di una sostanziale legittimazione, sia individuale che sistemica. Poiché le intenzioni restano buone, o persino ottime, il presidente USA e i suoi sostenitori non vanno mica considerati dei cinici guerrafondai pronti a qualsiasi sterminio in nome dei propri interessi oligarchici, ma tutt’al più, parafrasando la vecchia frase sulle Br e affini, dei “liberali che sbagliano”.

(fz)

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Caro Capanna, ti autoassolvi con troppa disinvoltura