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L'Ocse tira la volata alla BCE

L'Ocse ci boccia sonoramente. E Anche per la Germania non va tanto meglio.

Intanto i fatti di casa nostra. Senza mezzi termini: l'Italia è in caduta libera, e a confermarlo, ove ce ne fosse bisogno, stavolta arrivano l'Ocse e Standard & Poor's. 

Per i meri dati, la prima cosa da mettere a fuoco è che malgrado i roboanti annunci fatti da mesi e mesi, e soprattutto dal governo Renzi, per il 2014 chiuderemo in acclarata recessione. Il Pil si contrarrà ulteriormente di uno 0,4% (dopo il +1,8% del 2013). E anche per il 2015 cresceremo, a quanto si legge, di appena lo 0,1%. Anche in quest'ultimo caso si tratta di previsioni. E abbiamo già constatato ampiamente come queste, da più di un lustro ormai, sia tutte immancabilmente da rivedere al peggio.

A essere negativi sono tutti - tutti - gli indicatori economici: vendite, consumi e potere d'acquisto. Mentre sono in aumento il debito pubblico, la pressione fiscale, la disoccupazione giovanile e i fallimenti aziendali. 

Tutti dati dell'Ocse. Inutile insistere nel commento, se non per segnalare una ulteriore perla dell'istituto parigino, ovvero i consigli per manovre: viste "le prospettive di bassa crescita e il rischio che la domanda potrebbe essere ulteriormente indebolita se l'inflazione rimane vicino allo zero, o addirittura diventasse negativo", l'Ocse raccomanda "un sostegno" monetario ulteriore per l'area dell'euro. E in modo ancora più chiaro: "Le azioni recenti della Banca centrale europea sono benvenute, ma ulteriori misure, tra cui il quantitative easing, sono legittime".

Terreno pronto dunque per Draghi & co. E manovre suggerite in arrivo per noi tutti.

Dal canto suo, puntuale come una cambiale, fatti i debiti conti e letto il rapporto dell'Ocse, Standard & Poor's non ci ha messo più di un minuto per diramare il proprio comunicato tanto caro a Borse e speculatori: Il Pil dell'Eurozona si attesterà a +0,8% e si prevede che l'economia italiana resterà al palo nel 2014, contro il +0,5% previsto a giugno. Al ribasso vengono riviste anche le stime di Francia (a +0,5% da +0,7%) e Olanda (a +0,8% da +1%), mentre restano invariate quelle di Germania (+1,8%), Spagna (+1,3%) e Belgio (+1,1%). "I deludenti risultati del secondo trimestre hanno gettato dubbi sulla sostenibilità della ripresa nella zona dell'euro", avverte S&P, secondo cui "le condizioni economiche" dell'area "restano fragili".

Al quadro fosco generale si aggiunge anche un altro dettaglio di un certo rilievo: cala ancora la fiducia degli investitori in Germania.

Si tratta dell'indice Zew, che misura proprio la fiducia degli investitori: rispetto agli 8,6 punti di agosto, a settembre si è registrato un calo a 6,9 - molto sonoro, dunque. E si tratta soprattutto del nono calo consecutivo.

Il dato è importante perché va inquadrato nell'ambito delle prossime inevitabili tensioni tra la Bundesbank e la Banca Centrale Europea, quando quest'ultima metterà in moto le nuove misure economiche previste ad agosto. A quel punto, e visti i dati che iniziano a essere allarmanti anche da parte tedesca, non sarà possibile un braccio di ferro troppo energico. Merkel & co. dovranno cedere. E la BCE avrà mano libera.

(vlm)

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