Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Mario & Angela d'amore e d'accordo

Angela Merkel ha effettuato una mezza marcia indietro mediatica cercando di fare passare l'idea che i suoi contrasti con Draghi sono stati ingigantiti. Non ci sarebbero insomma differenze di vedute così eclatanti tra la Cancelliera e il presidente della Bce sulle riforme “strutturali” che i singoli Paesi dovrebbero realizzare, ad iniziare da quella del mercato del lavoro, e sulla riduzione del debito pubblico. 

Realizzare la prima non significa dunque che un Paese come l'Italia, considerato dalla spesa facile, una cicala insomma, potrebbe vedersi riconosciuti margini temporali maggiori per intervenire e per ridurre un debito che ormai ha toccato il 135% sul Pil. “Le due cose devono andare di pari passo”, ha ribadito la Merkel. Non sono stata io a telefonare a Draghi, ha fatto sapere poi, per rimproverarlo sulle sue dichiarazioni, apparentemente troppo accomodanti verso Paesi come l'Italia ma al contrario è stato lui a telefonarmi. Per chiedere lumi o direttive, non è dato sapere. 

Berlino e Francoforte, in altre parole, andrebbero d'amore e d'accordo e vedrebbero la situazione attuale e le prospettive future nel medesimo modo. Quindi, austerità. Che significa rigore nel controllo della dinamica dei conti. E riforme “strutturali”. Che significa rendere il lavoro sempre più precario (prevedendo la più ampia libertà di licenziamento) per consentire alle imprese di essere più competitive sui mercati internazionali. 

Competere con le imprese cinesi, perché è lì che si va a parare, significa infatti dover tagliare gli stipendi considerato che quelli dell'ex celeste impero sono sei-otto volte minori di quelli europei. Con quali conseguenze sul crollo del livello di vita dei lavoratori dipendenti europei ed italiani e sulla domanda interna è facile prevedere. Ma questo è e rimane uno dei capisaldi del libero mercato globale, sul quale materie prime, prodotti finiti, merci, capitali e forza lavoro possono e devono essere spostati o eliminati a piacimento. 

Il termine esatto utilizzato dalla tecnocrazia è “riallocati”. Ma il significato è sempre lo stesso. La legge della giungla. 

La precisazione della Merkel in realtà non fa altro che confermare che nell'Unione Europea comanda la Germania che ne è la prima potenza economica. Draghi, da parte sua, dicono a Berlino, dovrebbe tenere sempre presente che è salito alla guida della Bce soltanto dopo il ritiro, per cause personali, del candidato ufficiale tedesco che aveva preferito andare a lavorare in una banca privata. Di conseguenza, anche se formalmente dispone di autonomia decisionale, Draghi deve ricordarsi che il suo è un potere derivato e che a comandare le danze resta il governo tedesco. 

Certo in questa fase pure l'economia dei crucchi sta rallentando ma resta pur sempre la prima d'Europa. Semmai la tirata della Cancelliera deve essere vista come un preciso avvertimento lanciato alla nuova Commissione europea che dovrà continuare, anzi accentuandola, la politica di rigore chiesta ai Paesi membri dell'Unione. Ma significa, al di là dei sorrisi di circostanza, anche un monito all'Italia a muoversi, a realizzare velocemente la riforma del mercato del lavoro e la riduzione del debito che continua a salire senza che Renzi e Padoan possano farci niente. 

Nessuno dei due infatti vuole correre il rischio di colpire con altri tagli le clientele politiche che li sostengono. A quel punto, messi con le spalle al muro, rispunterebbe quella patrimoniale che Padoan continua a sostenere (in perfetta continuità con quando lavorava all'Ocse) e che l'ex (?) boy scout continua a negare di voler varare.

Irene Sabeni

I nostri Editori

In questa guerra degli orrori io scelgo quelli dell'Isis

Rassegna stampa di ieri (1/8/2014)