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Los Angeles: se voti puoi vincere un premio

Potrebbe sembrare solo una notizia curiosa, imperniata su una proposta bizzarra, ma sarà il caso di tenerla a mente in vista degli eventuali (o probabili) sviluppi successivi.

I fatti sono questi: a Los Angeles, dove alle ultime elezioni comunali l’afflusso alle urne si è fermato al 23 per cento, la Ethics Commission ha chiesto all’amministrazione in carica di incentivare la partecipazione dei cittadini, ricorrendo a un metodo che ha dell’incredibile. E che però, di contro, rientra alla perfezione nella smania statunitense per il denaro. L’idea, o piuttosto la trovata, è quella di legare il voto a una specie di lotteria, sorteggiando tra coloro che avranno fatto “il loro dovere” dei premi compresi tra 25 e 50 mila dollari.

In pratica, una messinscena. Invece di porsi il problema del perché così tante persone non avvertano più il bisogno, e l’utilità, di scegliere tra i diversi candidati, si pensa di aggirare la questione ricorrendo a un trucco. Un po’ come si fa sui set di Hollywood, che d’altronde è un distretto di Los Angeles, quando bisogna girare delle scene di massa e serve un gran numero di comparse. Se non le trovi gratuitamente le paghi. E oplà: ne trovi quante ne vuoi.

Da un lato viene da sorridere, magari a denti stretti, liquidando la cosa come la classica, ed ennesima, “americanata”. Dall’altro c’è di che inorridire, stante che l’ipotesi non arriva da persone qualsiasi ma da una struttura pubblica, i cui membri sono designati, tra l’altro, dal sindaco in carica. Analogamente pubblici, ovviamente, sarebbero i denari necessari alla corresponsione delle vincite, a meno che non si ricorra a sponsor privati, con interessanti interrogativi sulle relative contropartite pubblicitarie, quali ad esempio un marchietto aziendale sulle schede o qualche spot all’interno dei seggi.

La domanda che bisogna porsi, comunque, è quale sia l’interesse che si vuole tutelare. La risposta ufficiale è facilmente immaginabile: accrescere il numero dei votanti costituisce di per sé un rafforzamento della democrazia. Ma in effetti è vero il contrario, se quell’incremento poggia solo sull’opportunità, o sul miraggio, di portarsi a casa dei soldi.

La risposta corretta, quindi, è che lo scopo non risiede affatto nell’aumentare il tasso di democrazia, bensì nel simulare che ciò sia accaduto. Le elezioni come una sorta di spettacolo, che per avvalorarsi ha bisogno di svolgersi davanti a platee stracolme – o quantomeno non semivuote. La legittimazione che non scaturisce dall’esercizio consapevole della sovranità popolare, ma dal fatto stesso che i cittadini (gli spettatori) sono lì ad affollarsi.

Il costo collettivo delle elezioni si trasforma così in un investimento a vantaggio esclusivo dell’establishment. Il che, a ben vedere, succede già adesso e anche da noi, solo che accade in maniera meno macroscopica e quindi, agli occhi dei più, non ancora evidente.

Federico Zamboni

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