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Precari "a tempo indeterminato"

A questo punta resta da chiedersi come si comporteranno le Banche, con i neo assunti dopo che sarà varato il jobs act. Alla fine del balletto parlamentare attorno alla questione del lavoro, è facile prevedere, in ogni caso, quale è la direzione verso la quale si sta andando.

Malgrado i possibili cambiamenti - di nome, di norma, di procedura -, che il mondo del lavoro sarà spinto verso la precarietà di massa dovrebbe ormai essere una certezza acquisita.

La famosa storiella - che di questo si tratta - in merito alle "tutele crescenti" che è sulla bocca di tutti, è in realtà un escamotage per fare in modo che, tra le altre cose, l'articolo 18 non venga più applicato a nessuno.

Dopo i fatidici tre anni il punto di approdo del "giovane lavoratore" dovrebbe essere teoricamente quello di una assunzione con un contratto simile a quello degli "anziani". Ma siccome per questi ultimi è prevista la cancellazione di tutta una serie di norme a tutela del loro posto di lavoro (di cui l'articolo 18 è solo uno specchietto per le allodole) il punto centrale di tutta la "riforma" è uno solo: non esisteranno più, in assoluto, i contratti a tempo indeterminato.

Ci saranno unicamente lavoratori precari, e al di là del nome del contratto che avranno tra le mani, non sarà difficile per gli istituti di credito valutare la "forza" di questi contratti, con le conseguenti ricadute nei termini di concessione di prestiti o, in particolare, di mutui: cioè della madre dei finanziamenti per chi, nell'era contemporanea, ha intenzione di mettere in piedi una famiglia e di comperare una casa.

È noto a tutti come, negli anni passati, per chiunque, prima di vedersi riconoscere la concessione di un mutuo, le Banche a cui ci si era rivolti andassero a vedere fin nei minimi dettagli lo stato di solvibilità del loro futuro cliente. L'ipoteca sull'immobile era solo la parte finale dell'accordo, ma ci si vedeva imporre sovente di presentare anche un avallo economico vincolante da parte di altri parenti più stretti.

Poi le cose cambiarono, e i mutui di fatto non vennero proprio più concessi, se non in casi di "grande sicurezza" per le Banche.

Ora, con la eliminazione, di fatto, del lavoro a tempo indeterminato, chiunque vorrà andare in Banca per chiedere un mutuo mostrerà non altro che un contratto precario, anche se chiamato con altro nome. E le Banche ne trarranno fatalmente le conseguenze e le decisioni. 

Ci saranno insomma forse più occupati - sottopagati, precari, senza tutele - e in grado di consumicchiare qualche cosa per sopravvivere, ma che questo possa rappresentare, come sostiene il governo Renzi, una svolta per il Paese, è vendere fumo. 

(vlm)

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