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Bulgaria: conti correnti bloccati. Anche per chi ha pochi spiccioli

La notizia - e la reprimenda che ne è scaturita - è apparsa sul sito ufficiale che raccoglie le rassegne stampa europee, qui, ed è di notevole interesse. Per la prima volta in Europa viene infranto uno dei capisaldi, si fa per dire, del sistema bancario: in Bulgaria non sono più garantiti neanche i conti correnti al di sotto dei 100 mila euro. E non solo, visto che due Banche bulgare tecnicamente fallite il giugno scorso, al momento hanno congelato i conti correnti bancari anche per importi inferiori, appunto, ai 100 mila euro. 

Per essere ancora più chiari: i cittadini che hanno i conti correnti in queste due Banche al momento non hanno accesso al proprio denaro. Si noti che una delle due Banche è il quarto istituto di credito del Paese (CCB - Commercial Bank) dunque non proprio una filiale di provincia.

Naturalmente è stata aperta una procedura di infrazione da parte della Commissione Europea su questa decisione unilaterale di queste due Banche bulgare, e se ne saprà di più non prima del 20 ottobre, quando dovrebbero essere più chiari i termini del Giudizio, almeno la prima parte, atteso proprio per quella data. Nel frattempo, però, i conti correnti sono congelati. Anche quelli con pochi spiccioli dentro.

Rammentiamo che a livello bancario, secondo un regolamento dell’Unione Europea, sono teoricamente protetti e assicurati tutti gli importi in conto corrente fino a poco più di 100 mila euro (114 mila per la precisione): sempre molto teoricamente, se una Banca fallisce, ammesso di avere sul proprio conto somme maggiori a 100 mila euro il minimo che il correntista può sperare di recuperare, proprio grazie a questa garanzia, è appunto di 100 mila euro, con liquidazione entro massimo 20 giorni dal fallimento della Banca.  Ma ciò che è avvenuto in Bulgaria è il primo caso in cui, in una situazione di fallimento bancario, vengono appunto congelati i conti correnti anche al di sotto di tale cifra.

È facile immaginare dal punto di vista pratico cosa ciò comporti per i correntisti: pur avendo sostanze “proprie” all’interno del “proprio” conto corrente non possono accedere ai prelevamenti e sono, dunque, senza la possibilità di avere denaro in tasca.

Al di là di come si concluderà questa vicenda il caso è esemplare, e rappresenta un ennesimo precedente (oltre al caso Cipro) che dovrebbe suonare come ulteriore campanello di allarme anche per i correntisti italiani, soprattutto quelli che hanno conti correnti in una delle Banche in forte difficoltà di cui è disseminato il nostro Paese.

(vlm)

PS. Per chi volesse conoscere quanto abbiamo pubblicato in merito negli anni scorsi basta cercare nel nostro archivio inserendo nella sezione “cerca” alcune semplici parole chiave, come “prelievo forzoso” oppure “sofferenze bancarie”.

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