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La disoccupazione fa 40 (per cento)

Dunque si è toccata quota quaranta. Come era facile prevedere, nulla di tutto quanto fatto sino a ora dal Governo Monti in poi, passando per quello Letta e approdando infine a quello Renzi, è servito per invertire una tendenza inesorabile. Secondo l’ultimo bollettino dell’Ocse, la disoccupazione giovanile in Italia, per quanto attiene agli under 25, ha toccato la fatidica soglia del 40%.

Si tratta di un numero dalle valenze non solo psicologiche, nel senso che a livello di percezione sociale è facile prevedere che questo dato, pur enorme e rotondo, non sortirà alcun effetto ulteriore di sdegno e preoccupazione in una popolazione ormai assuefatta e ipnotizzata, senza alcun segno di reazione, al ripetersi delle comunicazioni sui numeri generali e sempre più negativi relativi alla crisi.

Il dato parla chiaro: rispetto al periodo pre-crisi, la disoccupazione giovanile è addirittura raddoppiata, visto che si era, nel 2007, al 20,3%.

Non solo: la disoccupazione generale continuerà a crescere per tutto il 2014, arrivando, secondo previsioni, a quota 12,9% contro il 12.6% del 2013. E solo nel 2015 - e si tratta pur sempre di ennesime previsioni - dovrebbe scendere al 12,2%. Il verbo usato per indicare questo dato dai media di massa è perentorio: la disoccupazione “scenderà” nel 2015. Come se fino a ora fosse stata rispettata una sola previsione.

Naturalmente, val bene ribadirlo, si tratta di un dato che rileva i soli iscritti all’ufficio di collocamento, mentre sommandolo all’enorme mole di persone sfiduciate, e non iscritte, dunque non rilevate ufficialmente nel dato di disoccupazione, il livello totale degli inoccupati è sensibilmente superiore.

Con buona pace dei vari “sblocca Italia” che Renzi si ostina a rivendere al mercato dell’opinione pubblica. E con tutto quello che ciò comporta a livello di Pil e in ultima analisi a ulteriori manovre in arrivo.

Da ultimo, ma forse più importante di tutti, c’è da rilevare il fatto che non tarderanno ad arrivare i “consigli non richiesti”, da parte di media asserviti e sedicenti esperti del mondo del lavoro, per cavalcare questi ultimi dati dell’Ocse al fine di spingere verso il varo del “Jobs Act” di cui tanto si parla da mesi. E che fa presagire, ovviamente, l’ennesimo stadio di evoluzione della strategia di cinesizzazione del mondo del lavoro anche in Italia.

(vlm)

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