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Spending Review e trucchi cosmetici

Le amministrazioni locali italiane sono ultra indebitate. Basta camminare per strada per accorgersene, oltre che girare per qualche motivo in uffici pubblici o luoghi di erogazione dei servizi. Non hanno denaro, non lo spendono, e ogni elemento di loro gestione diventa decadente e fatiscente, se non del tutto non funzionante.

Ora, al netto dei titoli pubblici, il che è tutto dire, visto che si tratta di cambiali da onorare con interessi per coprire il fabbisogno della pubblica amministrazione, lo Stato centrale ha un livello di indebitamento tre volte superiore a quello di Regioni, Province e Comuni. 

Se si esclude la spesa per interessi e quella previdenziale - cioè se si esclude la stragrande maggioranza di ciò che grava sull’esercizio economico italiano, tra speculazione finanziaria e sistema pensionistico ormai al collasso (vedi qui) - oltre il 57% delle uscite totali sono riconducibili alle amministrazioni locali. Ma il punto è questo: nonostante queste ultime si facciano carico di ben oltre la metà della spesa pubblica, e tutti vediamo con quali risultati, hanno un livello di indebitamento nettamente inferiore a quello dello Stato centrale.

Non si capisce come, se non con trucchi cosmetici e mediatici di vario tipo, il governo pensi di andare a sforbiciare con la spending review. Nè, ovviamente, è dato sapere come pensi sul serio di non approdare al varo di nuove tasse per sostenere dei “libri contabili”, quelli italiani, che in un qualunque studio di ragioneria verrebbero dichiarati utili sono a essere portati in tribunale per chiedere il fallimento.

(vlm)

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