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Madrid: il referendum in Catalogna "non si ha da fare"

Il referendum tenuto in Scozia settimane addietro, al di là del fallimentare risultato - per gli indipendentisti - ha rappresentato in ogni caso un sensibile precedente. Che nessuno ha sottovalutato, tanto che stampa e politica di quasi tutto l’Occidente ha tirato fuori l’artiglieria per sabotare passo passo ogni sentimento di rivalsa da parte di larga parte degli scozzesi.

Ci sono diverse altre realtà, in Europa (ma anche negli Stati Uniti) che covano al loro interno intenti secessionisti. Una di queste, da tempo, è la Catalogna.

Pochi giorni dopo il referendum scozzese è la volta della Spagna: il governo catalano ha indetto una consultazione simile per il prossimo 9 novembre. E, come riporta il giornale La Vanguardia, lo Stato ha velocemente messo in piedi “la sua risposta politica e istituzionale”.

Si profila un quadro legale di riferimento, in merito alla strategia di Madrid, per impedire proprio ciò che viene considerato un referendum di fatto. Secondo il governo centrale la consultazione è in realtà un referendum mascherato, e dunque vietato dalla Costituzione, che è il solo competente per indire questo tipo di consultazioni: momento nel quale tutti gli spagnoli dovrebbero essere consultati. 

I gangli legali non devono però far perdere di vista il dato di fondo: siamo di fronte, in questo come in altri casi, all’ennesima dimostrazione di come quando una volontà popolare vuole esprimersi e legittimamente imporsi, con prevedibili risultati funesti per chi detiene le redini dello status quo, questi ultimi tentino in ogni modo di evitare anche solo il rischio che una consultazione possa far emergere con chiarezza la volontà dei cittadini.

Ma la situazione in Catalogna va avanti da tempo. Troppo, perché Madrid possa sperare che anche l’obiettivo di cancellare questa consultazione serva a far tacere gli animi e gli intenti per sempre.

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Rassegna stampa di ieri (30/9/2014)

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