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BCE-cadabra: prossimo trucco, mister Draghi?

Non ci resta che piangere, ovvero il Quantitative Easing vero e proprio. A essere ai minimi termini, adesso, non è solo il costo del denaro, ma Mario Draghi e la Banca Centrale Europea stessa. Non in termini economici o di incassi da signoraggio, sia chiaro, quanto per le mosse ancora possibili da mettere in campo per tentare di risollevare la situazione, almeno secondo i desiderata del loro unico criterio.

Dunque riepiloghiamo, partendo dalla fine: la BCE ha abbassato ulteriormente il costo del denaro, malgrado le previsioni degli “analisti” non fossero tutte concordi nell’aspettarsi una decisione del genere. Non ora, almeno. Proprio questo particolare, la non totale aspettativa sul taglio dei tassi in questa circostanza, permette di mettere a fuoco un punto delicatissimo. E significativo.

Il motivo per il quale non vi era una totale certezza che Draghi potesse tagliare ulteriormente il costo del denaro risiede in una considerazione di mero buon senso: quasi tutti gli analisti non si aspettavano una operazione del genere perché non credevano che la BCE sarebbe intervenuta così presto, dopo le ultimissime misure appena prese in altri settori, ancora prima di verificarne l’efficacia.

Come dire: Draghi aveva deciso solo poche settimane addietro altre operazioni per contrastare la situazione, ma non ha atteso nemmeno che queste potessero almeno sperare di avere effetti. Neanche un trimestre di studio. Alla prima circostanza utile, cioè quella odierna, ha deciso di tagliare di 10 punti base il costo del denaro. In altre parole: la nave affonda rapidamente ed è necessario prendere più quante misure sia possibile. E al più presto, senza attendere oltre.

Dal punto di vista tecnico, dunque, il tasso di rifinanziamento scende al nuovo minimo storico dello 0,05% - “parente” di 0%… - e allo stesso tempo, sempre di 10 punti base, è stato tagliato anche quello sui depositi, che passa dallo -0,1% al -0,2%. 

In termini pratici ciò significa che le Banche hanno adesso, dal punto di vista numerico, più da perdere se lasciano il denaro in deposito rispetto a se decidono di “prestarlo”. Ciò dovrebbe indurre, secondo opinioni diffuse, a una almeno parziale ripresa dei finanziamenti.

Non solo: tagliare il tasso di rifinanziamento a questi nuovi minimi (veramente minimi) rappresenta la volontà di perseguire la discesa del valore della moneta unica rispetto al Dollaro e alle altre valute. In questo modo, sempre molto teoricamente, l’Euro meno forte aiuterebbe le esportazioni, ridando un po’ di fiato, peraltro, all’inflazione. I mercati “abboccano”, come stiamo vedendo in queste ore, l’Euro perde valore e i listini salgono.

Dovrebbe essere ormai chiaro, viste le ultime, quali siano stati in realtà i contenuti della famigerata telefonata tra Angela Merkel e Mario Draghi di qualche giorno addietro: la situazione sta precipitando vertiginosamente e si deve intervenire in qualche modo. Più chiaro di così.

Sono lontani i tempi in cui su questo giornale, in tempi non sospetti, almeno a sentire gli altri media, parlavamo della possibilità - sino ad allora inesplorata - che la Banche Centrali, tra cui anche la BCE, iniziassero a sperimentare il terreno dei tassi negativi (cioè deposito 100 e mi riprendo, dopo un tot, 99,8, pur di non perderne di più…). Così come si sta verificando puntualmente, la medesima situazione, negli altri Paesi entrati nella spirale della impossibilità materiale di ripartire sino al continuare delle speculazioni virtuali.

La finanza va avanti, le economie reali crollano, e la ripresa è più una futile speranza. I dati relativi alla stagnazione provenienti anche dalla Germania negli ultimi mesi, e quelli di deflazione pura già avvertiti in tutti gli altri Paesi - persino in Italia, dopo almeno due anni di silenzio, si parla apertamente di recessione pura - hanno insomma spinto verso una accelerazione delle “mosse” possibili da mettere in campo da parte della BCE.

Le altre Banche Centrali, in primis quelle di Inghilterra e Giappone, avevano operato negli ultimi bollettini delle scelte di continuità, lasciando tassi bassi e continuando a inondare di moneta i mercati. Degli Usa sappiamo, a ogni nuova minaccia di riduzione sensibile del Quantitative Easing i palazzi finanziari scricchiolano sin dalle fondamenta.

Adesso Draghi ha mosso una pedina nuova sul campo della guerra delle valute. E le altre Banche faranno le loro mosse: non permetteranno certo facilmente questa sorta di svalutazione dell’Euro nel contesto mondiale di una crisi che morde da Est a Ovest, da Nord a Sud.

A Draghi, come detto, ora rimane solamente di portare i tassi proprio a zero (e ci siamo quasi) e di mettere in atto un reale Quantitative Easing (per come lo si vorrà chiamare). All’economia reale, cioè a tutti noi, non resta che stare a guardare le mosse, e sopportare le “bombe” che piovono sulle nostre teste. Bombe di tasse, di tagli, di riforme imposte e di depredazione della stessa dignità umana. Se non ci ribelliamo a loro, ai padroni della moneta, tutto il resto non conta. E non conterà.

Valerio Lo Monaco

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