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Dopo le parole di Obama, sarà la volta di (parecchie) altre teste tagliate

Le dichiarazioni di Barack Obama vanno prese per quello che sono, ovvero esternazioni di una testa di legno messa lì a mo' di ventriloquo delle multinazionali e delle lobby che ne hanno permesso l'ascesa alla Casa Bianca.

Ma le dichiarazioni di Barack Obama sono pur sempre quelle del Presidente di una delle più grandi potenze militari e mediatiche (non più economiche) del mondo. E hanno effetto certo, ovviamente, sui destinatari di tali messaggi.

Ora, Barack Obama, ieri a Tallin, a margine di un vertice con alcuni leader di Paesi baltici, ha lanciato un duro monito, per non dire avventato, contro l'Isis. 

Il Presidente si dice «disgustato dalla barbarie» delle decapitazioni trasmesse in video in tutto il mondo e dichiara che il suo Paese «non si farà intimidire».

Sopra ogni altra cosa, questo il punto, ha ribadito in mondo visione che il suo obiettivo, cioè quello degli Stati Uniti e dei suoi Paesi satelliti (Europa inclusa) è «quello di smantellare e distruggere lo Stato Islamico».

Parole che servono esattamente allo Stato Islamico, per comunque Obama avesse voluto identificarlo e intenderlo, affinché continui imperterrito, e con ancora maggiore determinazione, a fare esattamente ciò che sta facendo: combattere con ogni mezzo militare, terroristico, propagandistico e mediatico, contro chi dichiara di "volerlo distruggere".

Parole che servono inoltre, come sempre, cioè almeno dal varo della politica statunitense da Bush Junior in poi, per solleticare le orecchie delle multinazionali attive nel settore militare, per far salire gli indici di borsa di tali aziende e i portafogli dei loro azionisti, il Pil esangue degli Stati Uniti e, in ultima analisi, per sottolineare con forza la volontà di mantenere una leadership geopolitica e militare degli Stati Uniti su tutti gli altri, Europa in primis. Quest'ultima peraltro alle prese con la non facile soluzione dell'incrinarsi dei rapporti con la Russia, sempre ad opera di quanto messo in atto originariamente dagli Usa stessi, prima con la Siria e poi con l’Ucraina.

Se chiunque di noi fosse di uno Stato che gli Stati Uniti dichiarano di “voler distruggere”, come si comporterebbe?

(vlm)

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