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Ferrara mette l'elmetto. E proclama ancora più violenza

Proprio mentre si riunisce la Nato per decidere sulla questione Russia - sembra di tornare indietro di 60 anni - come era facile immaginare gli “inviati speciali” del contingente statunitense in Italia riprendono, docili e fedeli come cagnolini da lecco, la strategia di persuasione mediatica a sostegno delle truppe.

Così come avvenuto per l’Iraq di Saddam all’indomani dell’11 settembre, e poi per l’Afghanistan, per la Siria e per la Libia, Giuliano Ferrara non tarda un giorno ad allinearsi ai desiderata della Casa Bianca, e a farsi megafono nostrano.

Secondo il direttore del Foglio, per quanto sta accadendo con l’Isis, «l’unica risposta è di una violenza incomparabilmente superiore». 

E ancora: «So di dire qualcosa di sconcertante ma non si risponde a questa altezza di sfida e a questa brutalità santificante con lo stato di diritto, con un'idea di polizia internazionale, con la denuncia della violenza». Si risponderebbe invece con ancora maggiore violenza. 

Del resto lui sta dalla parte dello Stato che pretende di incarnare il bene assoluto e, ovviamente, di sancire a sua insindacabile decisione, chi siano i cattivi. Chi faccia parte dell’Asse del Male e chi no.

E il Male, da che mondo è mondo, si deve annientare. Dunque violenza. “Incomparabilmente superiore”. 

Cosa intenda dal punto di vista pratico è meglio non indagare, anche se a conti fatti, visti i metodi sul campo che vedono gli Usa sconfitti in ogni circostanza dal Vietnam in poi, a questo punto è lecito immaginare l’evocazione dell’atomica.

Una Crociata atomica della Nato?

Ferrara parla chiaramente e senza infingimenti nel sostenere le sue idee - questo certo non gli difetta - quando sostiene: «questa è una guerra di religione». Rispolverando i libretti della tarda Fallaci, con “rabbia e orgoglio”, riporta dunque le lancette dell’orologio al 2001, rammentando i tagliatori di teste. Spostando nuovamente il tutto, proprio dal punto di vista semantico, sullo scontro di religione, anziché su quello prettamente umano di gente che non vuole il nostro modello di sviluppo, che non vuole estranei in casa propria. E dimenticando naturalmente i disastri causati dalle forze Usa in Iraq, in Afghanistan e in Libia - tutti fronti ancora aperti anche se dalle nostre parti non se ne parla più - e della Cia in Siria e in Ucraina.

Le guerre di aggressione non contano, per lui, se a condurle sono i crociati. E le reazioni degli aggrediti - che di reazioni si tratta - sono solo «sfide e brutalità».

Come Obama ieri in mondo visione, anche i Paesi satelliti si adeguano, e le grancasse nostrane iniziano dunque a venderci la “guerra necessaria”. 

Necessaria a far crescere un po’ di Pil statunitense, e a mettere la sordina all’altra aggressione, ben più ampia, ben più talmudica, che la religione finanziaria occidentale sta perpetrando sulle popolazioni di due terzi del globo da decenni e in modo ancora più violento dal 2008 in poi.

(vlm)

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